I numeri dell’ultimo anno tracciano il profilo di un’emergenza silenziosa ma costante che attraversa le montagne tra Sondrio e Brescia. Nel 2025, sono stati oltre 300 i contatti registrati dai centri antiviolenza operanti nel territorio dell’ATS della Montagna, a conferma di quanto la rete di supporto sia fondamentale per intercettare il disagio e offrire protezione.
Il centro “Il Coraggio di Frida” ha rappresentato il principale punto di riferimento per il territorio valtellinese, registrando 212 accessi totali. Di questi, 132 si sono trasformati in prese in carico effettive (91 i nuovi casi). L’attività non si è limitata all’accoglienza: il centro ha fornito supporto psicologico, consulenze legali e, in 6 situazioni di estremo pericolo, ha garantito protezione immediata attraverso il ricovero in case rifugio. Significativa la collaborazione istituzionale: in 28 nuovi casi è stato necessario il coinvolgimento diretto di servizi sociali, tutela minori e consultori.
In territorio bresciano, il centro “Donne e Diritti” (gestito dall’ATSP della Valcamonica) ha raccolto 107 primi contatti, gestendo 82 nuove prese in carico che si sono sommate alle 75 già attive. Elevata la richiesta di assistenza legale, con 49 consulenze suddivise tra ambito civile e penale. Sul fronte dell’accoglienza abitativa, il centro ha messo in sicurezza 9 donne e 15 minori in strutture di primo e secondo livello. Da segnalare la nuova sinergia con l’ASST Vallecamonica, che dall’ottobre 2025 ha permesso di gestire casi critici direttamente nei presidi ospedalieri attraverso interventi in emergenza.
Il monitoraggio annuale non serve solo a quantificare il fenomeno, ma a mantenere alta la guardia. Come sottolineato da Sara Corallo, dirigente psicologa dell’ATS della Montagna:
La rete territoriale si conferma dunque un presidio vitale: un sistema di protezione che, attraverso il lavoro di psicologi, avvocati e assistenti sociali, tenta ogni giorno di trasformare la denuncia in un’opportunità di libertà.
