di Marisa Gorza – Di sicuro Plauto si divertì un mondo nel compilare la sua commedia più celebre intorno alla figura di Pirgopolinice, il “Miles gloriosus”, ovvero il soldato fanfarore, vanaglorioso, spaccone e millantatore. Ma quello che più sorprende è che questa “palliata”, scritta tra la fine del III e l’inizio del II secolo prima di Cristo, tra l’altro, piaccia per la sua contemporaneità, per la descrizione bonaria dei tanti vizi e delle poche virtù della sua lontana epoca, affollata da canaglie, ahimè, spesso simpatiche. In sostanza dei tipacci simili a quelli che circolano oggigiorno e dei quali, magari, facciamo parte anche noi stessi…
Tant’è che la commedia, appena, appena rivista e corretta dalla Compagnia del Sole, ha dato il via alla 59ª edizione del Festival Teatrale di Borgio Verezzi( 12 luglio/12 agosto 2025) sul famoso palco sotto le stelle di Piazza Sant’Agostino e dalla platea/terrazza a picco sull’incanto del Mar Ligure.
La regista Marinella Anacleto mette sapientemente mano al testo originale dell’autore latino e lo traduce esaltandone i ritmi e ravvivandone i colori popolareschi. Oltre a una messa in scena ambientata nel presente, ma non più di tanto, ci sono accenni sarcastici a fatti di cronaca e a personaggi del nostro quotidiano. Mentre i costumi fondono con efficacia antico e contemporaneo.
Ma la cosa più importante è lo spasso, con questo spirito Ettore Bassi e Flavio Albanese danno il meglio di sé rispettivamente nelle vesti del Miles/Pirgopolinice e di quella di Palestrione, servo maneggione e opportunista. Ed è con astuta e spudorata adulazione che quest’ultimo mette nel sacco il patetico soldato spaccamonti.
Tutti, servitori e tirapiedi, fingono simpatia e affetto nei confronti del credulone, tanto per riceverne mance e favori. E mentre Pirgopolinice simula una baldanzosa ginnastica mattutina, il domestico Artotrogio(Loris Leoci) ne tesse le lodi. Elogi iperbolici e ipertrofici, di cui il nostro nevrotico smargiasso si nutre. Difatti, sotto le piume del tronfio pavone, cela una patetica insicurezza.
Quanto alle donne, che il Miles si vanta di attrarre fatalmente, in realtà lo sfuggono, come la bella Filocommasio(Patrizia Labianca) da lui rapita all’amante Pleusicle(Tony Marzolla) e che tiene segregata. Ecco però che tutti insieme architettano una serie di beffe per liberare la fanciulla e soprattutto per dare una “giusta” lezione al soldataccio, subita in parte anche dal pavido e inetto servitore Scelerdro(Stefano Quatrosi), antesignano dello scudiero donchisciottesco Sancho Panza?
Decisiva è la complicità del vicino di casa, l’anziano e navigato Periplecomeno (Luigi Moretti) e delle ammiccanti meretrici Milfidippa (Stella Addario) e Acrotelezio (Adriana Gallo).
Ed è sempre l’istrionico Palestrione che conduce il gioco e assegna i ruoli, vero precursore di Arlecchino che Albanese interpreta con agilità e dinamismo esteso agli altri protagonisti.
Sulla scena la parola diventa lazzo e frizzo, gag, sfiora l’impudicizia e rientra nei ranghi, passando dalla baruffa al canto e al ballo sulle note del Don Giovanni. Insomma diventa teatro a 180 gradi dove ognuno dimostra bravura nella propria parte. I personaggi femminili poi, dietro l’aspetto di fragili creature-oggetto, vendute e scambiate, sfoderano spregiudicatezza e iniziativa stramoderna. Un gioco scenico divertente, ma profondo nella sua apparente leggerezza.
Si ride e si applaude agli innesti sarcastici riferiti a qualche politico nostrano, alla reiterazione del tormentone “ ll vento è propizio”, alle cadute del maldestro Scelerdro, alle uscite in romanesco di Periplecomeno e nel finale alla dabbenaggine dell’impettito Miles che perde la donna, viene imbrogliato, derubato, malmenato e picchiato.
Moralismo punitivo da parte di Plauto? Neanche per sogno, solo mero realismo nell’osservare le debolezze umane. Vizi atavici e sempre presenti nella odierna società piena di sbruffoni in ogni campo, come pure di adulatori, di beffeggiatori e anche di giustizieri, non certo migliori dei vari Miles.
E come dice la regista Anaclerio nelle sue note: “Una commedia perfettamente aderente a questi tempi affollati da grandi commedianti”.
didascalia: Ettore Bassi – Miles gloriosus
