San Giuseppe: un lavoratore modello da onorare il 1° Maggio

Venerdì 1° Maggio è la Festa del lavoro (o Festa dei lavoratori), una ricorrenza celebrata in Italia come in molti altri Paesi. La data, simbolica, è stata scelta per ricordare le lotte del sindacato statunitense che chiedeva la riduzione della giornata a 8 ore lavorative.

Il 4 Maggio 1886, durante una manifestazione sindacale a Haymarket Square (Chicago), una bomba uccise dei poliziotti, provocando la reazione armata della polizia e la condanna a morte di alcuni sindacalisti.

Tre anni dopo, nel 1989, la Seconda Internazionale socialista, riunita a Parigi, decise di indire una manifestazione internazionale, il 1° Maggio dell’anno successivo, per confermare le richieste dei sindacati statunitensi.

La tanto vituperata America – soprattutto ai nostri giorni – è il Paese che fin dal 1869 ha visto la nascita del potente sindacato Kol (Knights of Labor, Cavalieri del lavoro), fondato dal sarto Uriah Smith Stephens. In Italia il primo embrione d’organizzazione di lavoratori nascerà 37 anni più tardi, il 1º Ottobre 1906 a Milano, al termine del primo Congresso della Confederazione Generale del Lavoro.

Fin qui la storia del movimento dei lavoratori e le sue prime conquiste. L’odierno 1° Maggio, a parte una giornata di vacanza in più, che cosa ci dice?

Partiamo dalla buona notizia che ci dà l’Istat: a Gennaio 2026 calano i disoccupati. L’aumento degli occupati (+0,3%, pari a +80mila unità) coinvolge gli uomini, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 15-24enni che risultano in diminuzione; sostanzialmente stabile l’occupazione per le donne. Il tasso di occupazione sale al 62,6% (+0,2 punti).

Ottantamila persone in più che quest’anno hanno titolo per festeggiare è un fatto positivo. Sempre l’Istat ci dice però che in Italia la povertà assoluta colpisce circa 5,7 milioni di individui (9,8% della popolazione), con soglie che variano in base alla dimensione familiare e area geografica.

Dal canto suo la Banca mondiale conferma che la povertà estrema coinvolge circa 830 milioni di persone (dato relativo al 2025), con un reddito inferiore a 3 dollari al giorno, mentre oltre 2,8 miliardi vivono in condizioni difficili.

È evidente che chi è fuori dal circuito lavorativo non solo soffre per mancanza di reddito, ma anche di rapporti sociali finendo, il più delle volte, nei meandri dell’emarginazione e della povertà.

C’è una evidente connessione tra la carenza di lavoro per tutti e la ricchezza nelle mani di pochi. Questi ultimi, per conservare il loro potere, governano la finanza in modo speculativo e non, come dovrebbe essere, a supporto dell’economia, la quale, se condotta virtuosamente, garantirebbe molti posti di lavoro in più.

Gran parte del genere umano soffre per la voracità di pochi, come ricorda Leone XIV. Più che sfilare in cortei, i leader sindacali dovrebbero promuovere convegni per aiutare i lavoratori a riflettere su ciò che accade nel mondo.

Dovrebbero, per esempio, svegliare le coscienze in modo d’unire le persone e dialogare costruttivamente con i datori di lavoro onesti (che sono la maggioranza) per far crescere la produttività. Come contropartita potrebbero legittimamente pretendere di mettere seri paletti sugli utili che, legalmente, finirebbero per essere equamente divisi.

La cosiddetta lotta di classe – come il conflitto armato, del resto – è uno strumento che gli ormai sempre meno occulti “padroni del vapore” hanno usato e usano per perpetrare il proprio dominio.

La Festa del 1° Maggio dovrebbe tornare a privilegiare la riflessione, lo studio e la memoria.

Perché il petrolio (Brent) deve essere quotato alla borsa di Londra? Come mai il re d’Inghilterra, proprio in questi giorni, incontra il presidente degli Stati Uniti? Enrico Mattei è davvero tragicamente scomparso a causa di un incidente aereo? L’Unione europea migliora le condizioni di vita degli Europei? Le privatizzazioni realizzate svendendo il patrimonio pubblico italiano hanno migliorato il Paese?

Ecco il 1° Maggio potrebbe essere un’occasione per aiutare i lavoratori a ragionare e magari a sciogliere qualche dubbio fatto sorgere da questi interrogativi. Potrebbe anche essere un’opportunità per alzare lo sguardo verso il cielo e ricordare qualche bell’esempio di lavoratore al quale ispirarsi.

Che bel 1° Maggio sarà quello in cui, oltre a godere di una giornata di riposo (e di riflessione), i festeggiati troveranno il tempo di onorare il loro protettore, quel San Giuseppe che è stato non solo un eccellente falegname (c’è chi dice architetto), ma anche e soprattutto un impareggiabile padre.

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