“Ortodossi. Dalla Chiesa indivisa alle autocefalie”, il libro di Mons. Malnati tra storia, politica e spiritualità

“Ortodossi. Dalla Chiesa indivisa alle autocefalie” (editore Cantagalli) è il più recente libro di monsignor Ettore Malnati. Già parroco e vicario episcopale per il laicato e la cultura della Diocesi di Trieste, lo Studioso è stato docente di Ecclesiologia e Teologia dogmatica allo Studio Teologico Interdiocesano del Friuli Venezia Giulia, affiliato alla Facoltà Teologica del Triveneto e tuttora collabora con riviste teologiche e pastorali. A lui si devono anche commenti ad encicliche ed esortazioni apostoliche da Giovanni XXIII a Papa Francesco. Oggi risiede a Bisuschio, nel Varesotto, dove collabora con le parrocchie del decanato della Valceresio mantenendo la presidenza dell’Associazione Studium Fidei fondata a Trieste nel 1984.

Il volume si apre con le prefazioni di Andrej Cilerdzic, vescovo dei Serbi ortodossi e di Giampaolo Crepaldi. vescovo emerito di Trieste. Proprio Crepaldi sottolinea il merito dell’Autore nell’aver evidenziato il peso del potere politico nell’origine e nel consolidamento delle divisioni ecclesiali, richiamando la persistente tentazione di piegare la libertà della Chiesa a logiche mondane. Un tema che trova riscontro anche nell’attualità, come dimostra il conflitto tra Russia e Ucraina, dove – osserva – tra autorità religiose e potere politico si è spesso creato un “abbraccio mortifero”.

Tra i punti di forza del libro emerge anche l’analisi dell’iconografia, di cui Malnati ricostruisce storia e significato, insieme a un più ampio tentativo di rilanciare il dialogo ecumenico nel solco tracciato da Paolo VI, Atenagora I e Bartolomeo I.

Il libro si propone come una guida per comprendere l’Ortodossia non solo come confessione religiosa, ma come custode di una tradizione millenaria che affonda le radici nella “Chiesa indivisa”. Due i cardini dell’analisi: l’organizzazione ecclesiale e la mistica dell’immagine.

Centrale è il tema delle autocefalie: Chiese autonome sul piano amministrativo e giuridico, ma unite nella comunione sacramentale e dottrinale. Una struttura che, come spiega l’autore, non rappresenta frammentazione, bensì la capacità di incarnare il Vangelo nelle diverse culture, mantenendo saldo il legame con la tradizione apostolica.

Ampio spazio è dedicato anche all’icona, intesa non come opera d’arte in senso moderno, ma come strumento teologico orientato alla Trasfigurazione. L’iconografia orientale, infatti, non ricerca il realismo materiale né l’espressione soggettiva dell’artista, ma una realtà spirituale che purifica ogni dimensione umana.

Particolarmente significativa la riflessione sulla Theotokos, la Madre di Dio, rappresentata con tratti differenti nelle varie tradizioni: solenne e regale nell’iconografia bizantina, più umana e segnata da una malinconia luminosa in quella russa. In entrambe, Maria è quasi sempre raffigurata con il Bambino Gesù, nel segno di un’accettazione consapevole del Mistero della Redenzione.

Il libro non si limita alla ricostruzione storica, ma si configura come un invito ad andare oltre la superficie, mostrando un’Ortodossia in cui l’arte diventa preghiera e la struttura ecclesiale custodisce una verità condivisa.

Tra i passaggi più rilevanti, il capitolo dedicato al cammino di riconciliazione tra Roma e Oriente, letto come un vero “passo verso la fraternità”. Qui Malnati evidenzia il passaggio da una stagione di contrapposizione a una stagione di dialogo, fondata sull’ecumenismo della carità, simbolicamente rappresentato dallo storico abbraccio del 1964 tra Paolo VI e Atenagora I.

In questo percorso, assume un ruolo decisivo la “purificazione della memoria”: riconoscere le colpe reciproche per superare le ostilità e trasformare le ferite del passato in occasione di rinascita spirituale.

La fraternità, non è un obiettivo burocratico, ma un canale di Grazia. Solo riscoprendo la bellezza della “Chiesa indivisa” le diverse tradizioni cristiane possono rispondere alle sfide spirituali del presente e ritrovare un cammino comune.

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