Oltre le sbarre: il Vescovo guida la preghiera e la speranza nella Casa Circondariale

Nel pomeriggio di Mercoledì Santo 1° Aprile il Vescovo, cardinale Oscar Cantoni, ha guidato la Via Crucis celebrata nella Casa Circondariale del Bassone di Como. Ad accoglierlo al suo arrivo la direttrice Roberta Galati, il cappellano padre Zeno Carcereri e il corpo di polizia penitenziaria. Con il Vescovo erano presenti i seminaristi del Seminario Vescovile di Como, insieme al rettore don Alessandro Alberti, al vice-rettore don Gianluca Salini e all’assistente spirituale don Alberto Erba. Accanto ai detenuti (delle sezioni maschile e femminile) che hanno animato la Via Crucis preparata dal cappellano padre Zeno e dai volontari, c’erano operatori, educatori, la Garante dei Detenuti Alessandra Gaetani e molti laici che, a vario titolo e in diverse occasioni, propongono momenti di spiritualità e formazione nel carcere comasco. Erano presenti il direttore della Caritas diocesana di Como Rossano Breda e il vice-direttore Beppe Menafra.

La Via Crucis si è snodata lungo la cosiddetta intercinta del Bassone, con dieci tappe che hanno ripercorso la Passione del Signore, proponendo alcune riflessioni a partire da San Francesco di Assisi, di cui ricorrono, in questo 2026, gli 800 anni dal transito. Al termine del percorso, prima della benedizione e degli auguri finali, il Vescovo ha rivolto una riflessione ai presenti.

«Abbiamo celebrato con fede questo rito – ha detto il cardinale Cantoni –, nel quale abbiamo contemplato la Passione del Signore, cioè quanto amore Egli ha avuto e continua ad avere per ciascuno di noi. Unica e comune è la nostra condizione di partenza: quella di essere tutti peccatori. Ma con una caratteristica decisiva: siamo peccatori perdonati. E questo è il cuore del Vangelo per tutti noi qui presenti, ed è motivo della nostra gioia». Siamo stati sostenuti «anche dall’accompagnamento della testimonianza di San Francesco. Egli è giunto a una perfetta imitazione di Cristo, fino a una profonda identificazione con Lui attraverso le stimmate. Noi, insieme, come peccatori perdonati, abbiamo ricevuto una grande consolazione. E desideriamo che tutti possano gustare questa consolazione: quella di sentirsi amati da un Dio che dona la vita per noi». Ma questa è solo la prima parte della Via Crucis di ciascuno. Ce n’è un’altra: quella in cui noi, come frutto della consolazione ricevuta, diventiamo a nostra volta consolatori. Consolati per diventare consolatori: persone capaci di farsi carico delle ansie, delle fatiche, delle gioie, delle sofferenze e dei sogni dei nostri fratelli. Tante persone vivono nella solitudine, messe da parte e giudicate. Assumiamoci le nostre responsabilità. Proprio perché siamo stati consolati, siamo chiamati a diventare sempre più consolatori. Questa – ha concluso il Vescovo – è la missione che il Signore ci affida, come frutto del suo perdono, che Egli dona e distribuisce a ciascuno di noi».

Condividi:

Post correlati