Lettera dalla Terra Santa “Qui la speranza si sceglie ogni giorno”

Cosa significa vivere la Pasqua dove tutto è iniziato, quando intorno regna il silenzio della prova e l’eco dei conflitti? Adriana Sigilli, titolare di Diomira Viaggi, ci invia una lettera toccante da Gerusalemme: un racconto di scuole chiuse, celebrazioni negate, ma anche di incontri ostinati a Betlemme. È un appello a non lasciare solo chi resiste e a tendere una mano alle famiglie che, nonostante tutto, continuano a scegliere la pace ogni giorno

“Cari amici,

qui a Gerusalemme le giornate scorrono veloci, ma senza la possibilità di programmarle davvero. Non sai se riuscirai ad andare a fare la spesa, a fare una semplice passeggiata o a partecipare a un momento di preghiera. Tutto è sospeso, tutto è legato a ciò che accade: agli allarmi, alle allerte improvvise che ti costringono a fermarti e a cercare riparo. Anche quando il pericolo sembra lontano, entra dentro. Ti abita. Ti mette in una condizione psicologica di continua attenzione, di incertezza.

Le scuole sono ancora chiuse dal 28 febbraio e, dall’inizio di questa nuova escalation, non hanno più riaperto. Questo significa un grande disagio per i bambini: collegamenti online difficili, instabilità continua, giornate vissute senza una vera normalità. I bambini forse torneranno a scuola dopo metà aprile, quando termineranno le celebrazioni pasquali. Qui a Gerusalemme, in Terra Santa, ci apprestiamo a vivere la Pasqua cristiana, la Pasqua ebraica e la Pasqua ortodossa, ma tutto resta incerto. Anche il modo di vivere la fede è profondamente segnato da questa situazione. Non sappiamo ancora come potremo celebrare il Triduo pasquale e, purtroppo, quest’anno non si terrà la tradizionale processione delle Palme.

E non è solo una tradizione che viene meno: è la possibilità di vivere e celebrare proprio nei luoghi dove si è compiuta la passione, la morte e la resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Non sappiamo nemmeno se potremo accedere ai Luoghi Santi. Eppure, nonostante tutto, continuiamo a pregare e a sperare. Questa sarà una Pasqua diversa. Una Pasqua segnata dalla sofferenza: dalle immagini che arrivano dal Libano, da Gaza, da un dolore che attraversa tutta questa terra. Perfino il tempo sembra partecipare: in questi giorni fa freddo, piove, un clima insolito per marzo.

Eppure, anche in questo contesto, cerchiamo di non far morire la speranza. Proprio per questo ieri mi sono trovata a Betlemme con alcune famiglie. Ci siamo guardati negli occhi, abbiamo condiviso preoccupazioni, fatiche, ma anche il desiderio di non arrenderci. Ci siamo chiesti: cosa possiamo fare? Come possiamo portare un segno di gioia, anche piccolo? Ed è così che è nata l’idea di una “Pasqua insieme” famiglie nel mondo accanto a famiglie di Betlemme, per non lasciare nessuno solo.

Vorremmo offrire un aiuto concreto attraverso pacchi e cesti alimentari con beni essenziali, e con dei dolcetti per i bambini, per sostenere chi oggi vive una grande difficoltà, anche economica, aggravata dalla mancanza di pellegrinaggi.Ma più ancora del cibo, vogliamo donare un messaggio: non siete soli. Da Betlemme, città dove è nato il Principe della Pace, continua ad alzarsi, anche nel silenzio e nella prova, un annuncio più forte di ogni guerra: la pace è possibile. La gente continua a resistere in questi luoghi perche’ credono nella pace, sperano nella pace e nella liberta’.

Per questo vi chiedo, con il cuore: aiutateci: Aiutateci a raggiungere queste famiglie. Aiutateci a far sentire loro che non sono sole. Aiutateci a vivere, insieme, questa Pasqua. Perché nessuna guerra e nessun male potranno mai sconfiggere la speranza e l’amore per la Terra Santa. La speranza qui non si racconta: si sceglie, ogni giorno.

Con incrollabile speranza”, Adriana Sigilli

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