C’è attesa tra i credenti (e non) per “Magnifica humanitas”, la prima lettera enciclica di Leone XIV «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale», come si legge in Vatican News. Il documento sarà pubblicato il prossimo 25 Maggio e reca la firma del Pontefice in data del 15 Maggio, nel 135° anniversario della promulgazione dell’enciclica “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, morto novantatreenne nel 1903, dopo 25 anni di pontificato).
Aspettando di conoscere il testo dell’enciclica possiamo però svolgere alcune considerazioni sugli insegnamenti che papa Prevost ha dato in questo suo primo anno di pontificato (8 Maggio 2025).
Innanzi tutto non dimentichiamo che già nella scelta del nome, idealmente riallacciato a quello di Leone XIII, c’è parte di ciò che sarà il segno del suo pontificato.
È stato lui stesso a spiegare le ragioni di tale scelta in occasione del suo incontro con i cardinali nell’aula del Sinodo, due giorni dopo l’elezione al soglio di Pietro.
«Diverse sono le motivazioni che mi spingono a seguire le orme di Leone XIII», affermò in quella circostanza, «principalmente perché egli fu il promulgatore della storica enciclica “Rerum Novarum”, con la quale affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale. Oggi la Chiesa deve offrire a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».
Ci sono poi altri due aspetti della personalità di Leone XIV che, molto probabilmente, emergeranno dalla “Magnifica umanità”: la sua formazione culturale e teologica, ispirata alla filosofia di sant’Agostino d’Ippona e la sua attività pastorale, maturata negli anni in cui è stato missionario in Perù, in quella che lui stesso ha chiamato «la mia amata diocesi di Chiclay».
La questione del lavoro è, da sempre, nell’agenda della Chiesa per il semplice fatto che il tema è connesso ai lavoratori, cioè agli uomini, che sono l’oggetto della predicazione evangelica essenza del cristianesimo.
In questi anni il mercato del lavoro sta premiando la transizione digitale e l’innovazione. Le figure più ricercate si concentrano nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale che oggettivamente riduce i posti di lavoro, sicuramente in questa fase che, si spera, sia di transizione.
L’obiettivo non può e non deve essere la demonizzazione dell’innovazione tecnologica, ma il suo corretto uso. Ci sono due cardini che non possono essere disattesi e sui quali il cristianesimo non transige: l’evangelizzazione e la promozione dell’uomo.
Ne consegue che l’Intelligenza Artificiale, su cui certamente “Magnifica humanitas” svilupperà un’acuta riflessione, è un valore aggiunto per lo sviluppo dell’umanità se usata a tale scopo, ma che può trasformarsi in una satanica arma se gestita per sostituirsi ad essa o, peggio ancora, per condizionarne la libertà.
In Cina, che per più di una ragione è un modello da non imitare, ci sono già oltre 2 milioni di robot operativi mentre la produzione di massa di umanoidi ha subito un’impennata, guidata dalla necessità di sopperire al calo demografico e all’invecchiamento della popolazione.
L’Intelligenza Artificiale nel “Paese di Mezzo” è lo strumento per superare l’Occidente, ma se ora dà un sensibile vantaggio, nel tempo causerà disoccupazione, soprattutto giovanile.
Non occorre far parte della comunità degli scienziati per capire che si possono tenere sotto controllo i giovani integrati (grazie a qualsiasi genere di occupazione), ma se cresce il numero di quelli emarginati o fuori dal sistema di benessere è tracciata la strada per un’implosione sociale o una qualche forma di rivoluzione cruenta.
Non mancano esempi, anche recenti, nella storia di Paesi che abbiano compiuto scelte rivelatesi tremendamente autolesioniste.
Ecco, dalla “Magnifica humanitas” ci attendiamo parole rassicuranti e di guida anche per capire come un credente debba porsi davanti alla questione posta dall’Intelligenza Artificiale.
Leone XIV, il Papa della pace disarmante e disarmata, è descritto da tanti fedeli che l’hanno conosciuto, «come una personalità “equilibrata”, dotata di una “presenza rasserenante”, capace di coniugare “grande carità e grande chiarezza” nelle questioni dottrinali, nonché amministratore competente e costruttore di ponti, aperto al dialogo e mai offensivo, animato da autentico “zelo apostolico”».
Un Pontefice, insomma, d’alto profilo teologico ed umano dal cui pensiero lasciarsi positivamente contagiare.
