Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College – Come se non ne avessimo già abbastanza di quanto in atto sia in Medio Oriente sia in Ucraina, ritorna (ma forse non ha mai smesso) di attualità la crisi tra Cina Popolare e Repubblica di Cina – Taiwan. La leader dell’opposizione taiwanese Cheng Li-wun e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati a Pechino, dove entrambi hanno affermato la loro opposizione all’indipendenza di Taiwan ed espresso il desiderio di una risoluzione, “pacifica” della lunga disputa sul futuro dell’isola. Hanno posato per delle foto nella Grande Sala del Popolo e si sono scambiati dichiarazioni pubbliche e a tenere il loro incontro a porte chiuse.
La Cheng è il leader di più alto rango ad aver incontrato Xi da quando l’allora presidente taiwanese Ma Ying-jeou ha parlato con il leader cinese a Singapore nel 2015. Si sono anche incontrati di nuovo in Cina Popolare due anni fa, quando Ma era diventato, dopo aver lasciato l’incarico, un privato cittadino. Sia la Cheng sia Ma sono membri del Kuomintang, il partito politico taiwanese di orientamento conservatore che sostiene un maggiore impegno con la Cina Popolare da parte del governo democratico autonomo di Taiwan. Durante le sue apparizioni pubbliche, Cheng ha sostenuto che i leader della Cina Popolare e della Repubblica di Cina dovrebbero lavorare per “superare l’attuale fase di confronto politico e l’ostilità reciproca”.
“Attraverso gli sforzi incessanti dei nostri due partiti, speriamo che lo Stretto di Taiwan non diventi più un potenziale punto critico di conflitto, né una scacchiera per le potenze esterne” ha de la Chang dichiarando che “dovrebbe invece diventare uno stretto che unisce legami familiari, civiltà e speranza, un simbolo di pace tutelato congiuntamente dal popolo cinese su entrambe le sponde”. In questi tempi parlare di “stretti” va assolutamente preso sul serio atteso quanto avviene all’imbocco del Golfo Arabico. Le osservazioni di Cheng sono nella direzione di quanto afferma il Partito Comunista Cinese che ha l’obiettivo di raggiungere la “grande rinascita della nazione cinese”.
“Durante il loro incontro a porte aperte, Xi ha anche sottolineato la storia e la cultura condivise tra Taiwan e Pechino, affermando che “le persone di tutti i gruppi etnici, compresi i compatrioti taiwanesi”, hanno “scritto insieme la gloriosa storia della Cina Popolare”. “Tutti i figli e le figlie della Cina condividono le stesse radici cinesi e lo stesso spirito cinese”.
Questo ha origine dai legami di sangue ed è profondamente radicato nella nostra storia: non può essere dimenticato né cancellato”, ha aggiunto Xi che si è affrettato a dichiarare che, insieme al Kuomintang e ad altri membri della società taiwanese, Pechino è pronta a “lavorare per la pace” attraverso lo Stretto di Taiwan. Entrambi i leader hanno affermato di opporsi alle “ingerenze straniere” nelle relazioni tra Taipei e Pechino, un riferimento all’interferenza statunitense, mentre Cheng ha fatto intendere che, una volta al potere dopo le prossime elezioni, avrebbe rallentato il riarmo militare di Taiwan aggiungendo che, sotto la sua guida, il Kuomintang non avrebbe operato per un approccio alla prevenzione della guerra orientato alla difesa e alla deterrenza.
Il messaggio, in sintesi, era che Taiwan dovrebbe rallentare il riarmo e l’acquisto di armi statunitensi. L’espansione militare di Taiwan è stata oggetto di un acceso dibattito in parlamento, dove il Kuomintang (KMT) ha bloccato per mesi un bilancio speciale pari a 40 miliardi di dollari per l’acquisto di armi (statunitensi). Il partito di opposizione sostiene che il disegno di legge sulla difesa sia troppo oneroso e vago, proponendo in alternativa un budget inferiore di 12 miliardi di dollari. In una dichiarazione, il presidente taiwanese Lai Ching-te appartenente al Partito Progressista Democratico (DPP) ha scritto che il KMT continua a “evitare deliberatamente i negoziati tra i partiti” ritardando l’approvazione del bilancio speciale per la difesa. Lai ha affermato che anche il suo governo sostiene la pace, ma non “fantasie irrealistiche”.
Nonostante le promesse di pace di Xi Jinping, la Cina Popolare ha costantemente aumentato la sua presenza aereonavale nelle acque e nello spazio aereo intorno a Taiwan negli ultimi anni. Dal 2022, le forze armate cinesi hanno condotto almeno sei cicli di manovre militari a fuoco, di più giorni, nello Stretto di Taiwan che è quel braccio di mare largo 180 chilometri che separa Taiwan dall’Asia continentale. “La storia ci insegna che scendere a compromessi con i regimi autoritari significa solo sacrificare la sovranità e la democrazia; e non porterà né libertà né pace”, ha recentemente dichiarato il presidente Lai. La Cina Popolare accusa la leadership del partito al governo, il DPP, di promuovere un’agenda “separatista”. Il DPP sostiene un’identità taiwanese distinta e, nell’ultimo decennio, ha cercato, riuscendoci, di accrescere il prestigio di Taiwan sulla scena mondiale, cosa che ha suscitato l’ira, a Pechino, di tutto il Partito Comunista.
La leadership cinese ha interrotto i contatti formali con Taipei poco dopo l’ascesa al potere del DPP nel 2016, pur continuando a comunicare attraverso diverse organizzazioni taiwanesi, tra cui proprio il KMT. Questo è in fondo il motivo centrale per cui il viaggio di Cheng in Cina Popolare, decisione che è stata accolta con scetticismo in molti ambienti di Taiwan, in particolare all’interno del DPP. Parlando con i giornalisti dopo l’incontro, Cheng ha eluso le domande sul suo eventuale sostegno all’unificazione tra Taiwan e Cina, affermando che il suo obiettivo principale era quello di perseguire la “riconciliazione” basata su storia e cultura condivise.
Tuttavia, il KMT e il Partito Comunista Cinese non sono sempre sembrati di andare d’accordo. Dal 1920 al 1940, durante l’era repubblicana cinese, si combatté una sanguinosa guerra civile, interrotta solo dall’intervento di Pechino contro i giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Il governo della Repubblica di Cina, guidato dal Kuomintang, si ritirò poi a Taiwan, ex colonia giapponese, alla fine degli anni ’40, promettendo di essere fiducioso di tornare un giorno in Cina Popolare. Il conflitto tra le due Cine non è mai stato completamente risolto.
Il PCC continua a rivendicare Taiwan come provincia e rimane determinato ad annetterla un giorno, pacificamente o con la forza. Va qui ricordato che il Partito comunista cinese non ha mai governato l’isola. Il Consiglio per gli Affari Continentali di Taiwan, che definisce la politica di Taiwan nei confronti della Cina Popolare, ha riaffermato in queste settime che quanto dichiarato dalla Cheng, secondo cui la Repubblica di Cina – Taiwan e la Cina Popolare sono “una sola famiglia”, travisa la disputa sulla sovranità di Taiwan, presentandola come un disaccordo interno piuttosto che tra due governi.
Pur essendo ancora formalmente conosciuta come Repubblica di Cina, Taiwan ha subito un importantissimo cambiamento culturale e politico dalla democratizzazione degli anni ’90, accompagnato da un’ascesa del nazionalismo taiwanese. Nel 2025, un’indagine sull’identità nazionale condotta dalla National Chengchi University di Taiwan ha rilevato che il 62% degli intervistati si identificava come “taiwanese”, rispetto al 17,6% del 1992, anno della prima indagine. La percentuale d’intervistati che s’identificavano come “taiwanesi e cinesi” è diminuita dal 46,4% al 31,7% nello stesso periodo, mentre quella degli intervistati che s’identificavano come “cinesi” è scesa dal 25,5% al 2,5
C’e’ ben poco da aggiungere, la democrazia a Taiwan ha ormai basi solide e sull’isola ben pochi vogliono passare sotto il controllo comunista di Pechino.
Didascalia: Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College
