L’8 Maggio, per tutti e in particolare per i cattolici praticanti, è stato a lungo il giorno dedicato alla Festa della Mamma. Solo recentemente, per convenzione, la ricorrenza è stata spostata alla seconda domenica del mese, allineando così il nostro Paese a molti altri. Quest’anno quindi la Festa sarà celebrata domenica 10 Maggio.
Non è casuale che tale anniversario cada nel mese che la Chiesa tradizionalmente dedica a Maria, la mamma per eccellenza. Fu il gesuita veronese Annibale Dionisi (1679-1754) che, con un libro dedicato alla Vergine pubblicato a Parma nel 1725, invitò per primo a praticare la devozione mariana recitando il Rosario davanti ad un’effige della Madonna.
Ad avvalorare ulteriormente Maggio come mese mariano sarà poi Pio XII con l’enciclica “Ingruentium malorum” del 1951.
«È soprattutto in seno alla famiglia che Noi desideriamo che la consuetudine del santo Rosario sia ovunque diffusa, religiosamente custodita e sempre più sviluppata», ha scritto in proposito il Pontefice. «Invano, infatti, si cercherà di portare rimedio alle sorti vacillanti della vita civile, se la società domestica, principio e fondamento dell’umano consorzio, non sarà ricondotta alle norme dell’Evangelo. Per ottenere un compito così arduo, Noi affermiamo che la recita del santo Rosario in famiglia è un mezzo quanto mai efficace».
Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni ci si rende conto di quanto sia urgente riproporre la buona pratica della recita del Rosario, magari per impetrare la grazia della Madre celeste perché illumini la mente dei governanti.
Europei e americani avrebbero fatto volentieri a meno dell’insensata, oltre che dolorosa, polemica del Presidente degli Stati Uniti contro Leone XIV. Come si fa ad usare il metro della politica, che è sempre transeunte, per giudicare l’azione di un Pontefice che, ispirata ai principi evangelici, si misura sempre in prospettive e tempi escatologici? La questione di fondo, vera e preoccupante, è che il mondo è sottosopra per un’infinità di guerre.
Attualmente sono in corso 56 conflitti armati, il numero più elevato dalla fine della Seconda guerra mondiale. Questi scontri cruenti coinvolgono 92 Paesi, con oltre 100 milioni di sfollati e più di 233.000 vittime nel solo 2024.
Occorre un’inversione a “U” nell’intero scacchiere mondiale. C’è troppa sofferenza che affligge, guarda caso, tanti innocenti e in particolare i soggetti più deboli: bambini, donne e anziani.
Una Festa come quella della Mamma potrebbe accendere, si spera, qualche scintilla, magari per tornare a riflettere sul ruolo della donna la quale, oltre che fonte di vita, è dispensatrice di quell’affetto materno tanto incisivo per la crescita equilibrata della persona.
Aldilà della retorica è solo la figura materna a dare una speciale sostanza alla relazione con l’essere che porta in grembo donandogli amore, protezione e quella forza indispensabile per diventare adulto.
Fin dal Paleolitico la figura materna ha rappresentato, nella storia umana, il pilastro fondamentale al quale sono stati collegati i simboli di fertilità, creatività e nutrizione. La Mamma, insomma, è riconosciuta come una figura d’inestimabile valore in ogni cultura per la sua capacità di dare la vita. Non a caso i romani avevano codificato nel diritto la locuzione: “la madre è sempre certa, il padre mai” (Mater semper certa est, pater numquam).
Tanti approfonditi studi hanno confermato lo straordinario rapporto filiale che intercorre tra madre e figlio. Drammaticamente commoventi ed eloquenti restano, in proposito, le testimonianze di medici d’ospedali civili e militari i quali hanno riferito che, negli ultimi istanti di vita, molti soldati invocano la figura materna, indipendentemente dalla loro nazionalità o fede.
