L’appuntamento è per il 20 settembre. Sarà allora che la Chiesa celebrerà il Giubileo per gli operatori di giustizia. Destinatari ne sono esponenti della giustizia laica, canonica ed ecclesiastica, dai pubblici ministeri ai magistrati, dagli avvocati agli operatori del diritto. “La Chiesa italiana -spiega la Conferenza Episcopale Italiana in una nota- tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli grazie ai fondi dell’otto per mille sostiene in tutto il mondo migliaia di progetti, sia specificamente rivolti agli operatori di giustizia sia, in senso più ampio, volti a dare opportunità, rigenerare speranza, diventando così volano per declinare la giustizia, anche in contesti difficili e precari. Costruire giustizia vuol dire esigere il rispetto dei diritti di tutti”. E quanto bisogno vi sia di promuovere sempre più la giustizia nel mondo lo testimoniano non soltanto la presenza di persecuzioni, guerre, atti di violenza che colpiscono i diritti umani o catastrofi ambientali. Lo dicono anche i numeri: “Circa 245 mila honduregni – dice la Cei a titolo di esempio- hanno presentato domanda di asilo nel 2024 mentre almeno 100 mila sono stati sfollati all’interno del paese”. L’organismo dei vescovi italiani considera poi anche la situazione critica riguardante alcuni paesi africani e i rifugiati afghani in Iran. Situazioni in cui, specifica la Cei, la Chiesa è chiamata a dare il suo supporto materiale e spirituale in modo sempre più marcato. L’esempio portato ulteriormente è quello del Messico dove, scrive la Cei, “il Centro diritti umani Miguel Agustin Pro Juarez, fondato dai gesuiti nel 1988, accompagna la ricerca della verità e della giustizia di numerose famiglie in cerca dei loro cari mettendo risorse e capacità tecniche, materiali e umane al servizio delle vittime e, più in generale, offre l’aiuto per rompere il silenzio contro impunità, corruzione e arresti arbitrari con una costante azione di sensibilizzazione e difesa dei diritti. Gli avvocati dell’associazione che offrono gratuito patrocinio evidenziano “la speranza delle vittime che, nonostante le avversità, continuano a lottare per la giustizia e la verità con resilienza e generosità e sono accompagnate con una consulenza legale”. La situazione ha il volto di alcune donne indigene Yan u che, ricorda la Cei, “sono state imprigionate e condannate a sette anni di carcere e, grazie alla consulenza ricevuta, sono state rilasciate e a cui il Procuratore generale della nazione ha chiesto perdono in un auditorium di circa 250 persone”. Significativa anche la situazione dell’India dove negli stati di goa e Maharashtra “grazie a un progetto di formazione e accompagnamento della fondazione Magis le comunità vulnerabili possono interfacciarsi con i dipartimenti e le istituzioni governative per chiedere il rispetto dei diritti e l’attuazione dei programmi sociali”. La presenza forte di una Chiesa che sostiene si avverte, spiega la Cei, anche in Brasile dove il Consiglio missionario indigeno difende i diritti territoriali di chi risiede sui territori di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paranà e San Paolo, in Repubblica Democratica del Congo con la volontà di aiutare lo sviluppo delle comunità rurali in venticinque villaggi spesso sottoposti a violazioni dei diritti umani da parte dello Stato. “Sono progetti e contesti diversi – conclude la Cei – che parlano di giustizia, pace, riconciliazione, diritti umani, formazione, informazione e stimolo nei confronti dell’opinione pubblica, perché tutti siano consapevoli dei propri diritti, ma anche dei doveri nei confronti degli altri. Così ogni comunità, come papa Leone ha detto ai vescovi italiani, può diventare una casa della pace dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”.
Giubileo degli operatori di giustizia: la Chiesa italiana celebra chi opera per il rispetto dei diritti
