Giorgia a Milano per il SI. “Ridaremo prestigio alla Magistratura”

di Daniele Carozzi – Un affollatissimo e blindato teatro Parenti ha ascoltato ieri, giovedì 12 Marzo, le ragioni del “SI” al Referendum giudiziario del 22 e 23 Marzo, attraverso i pareri di esperti e le drammatiche sofferenze di numerosi protagonisti, vittime di macroscopici errori giudiziari per i quali noi cittadini sborsiamo centinaia di milioni di euro. Al termine, una Giorgia Meloni che ritiene epocale questa riforma. “Se vince il no, non me ne vado a casa. Così, questa Sinistra che voleva mandarmi via, si terrà questo Governo e in più una giustizia che non funziona, Tiè…”.

Dopo l’apertura di Carlo Fidanza, il microfono va al giurista Giovanni Guzzetta che ricorda come il tanto temuto (dalla Sinistra) sorteggio dei giudici sia già previsto in numerosi casi del nostro Ordinamento, quindi alla giornalista Hoara Borselli: “voglio sapere chi controlla i controllori, e che siano affidabili…”. Gino Zavalani, un trentenne di Tirana che arrivò in Italia con i barconi, sottolinea come per centinaia di ritardi nelle scarcerazioni, spesso addirittura di anni, il 99 per cento dei magistrati non subisce alcuna penalità perché ritenute dal Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.) semplici “sviste” o “disattenzioni”.

Ma hanno rovinato delle vite. Vogliamo parlare di Beniamino Zuncheddo, citato da Maurizio Belpietro, che scontò 33 annidi galera pur essendo innocente? E di Stefano Esposito che ha perso 7anni della sua vita per un errore giudiziario? O dei molti altri falli nei quali è incappata la Magistratura? Dagli interventi si comprende che la suddivisione delle carriere tra inquirenti e giudicanti, non è ciò che più crea panico in taluna Magistratura così come nella Sinistra che la sostiene. I veri timori sono quelli per un C.S.M. che non avrà più il potere di “decidere di non decidere” sulla base di smaccate correnti ideologiche, giochi di potere, do ut des o salvifici trasferimenti per chi commette marchiani errori; ma subirà giudizi super partes da magistrati estratti a sorte. Dei quali solo un quinto saranno proposti dal Parlamento (non dal Governo in carica) e che giudicheranno finalmente sul merito.

Applausi a scroscio per Paolo del Debbio che esorta ad adeguare le leggi ai nuovi fatti, mentre per il giornalista Antonino Monteleone chi esercita un potere deve essere chiamato a rendere atto del suo operato. Cosa che oggi non avviene per i magistrati. È Italo Bocchino a presentare la necessaria divisione delle carriere con un esempio: “che impressione avremmo se per una partita di calcio l’arbitro arrivasse in auto con il capitano di una delle due squadre? È ciò che accade oggi, nella promiscuità fra P.M. e giudicante. Inoltre, su 1582 esposti al C.S.M., il 95% sono stati archiviati, e le 27 condanne sono state sanzionate con 16 censure scritte, 3 sospensioni (che poi riprendono servizio), un ammonimento e due sole rimozioni”. Per Chiara Colosimo la credibilità della Magistratura è crollata dall’80% degli anni Novanta all’attuale 35-40%. “Un P.M. non è bravo se mette in piedi tanti processi, ma se li conclude” dichiara Bartolomeo Romano.

Mario Sechi, giornalista, ricorda che la Sinistra fu a suo tempo favorevole alla divisione delle carriere, ma ora si oppone per il solo fatto che è la Destra a proporlo. Applausi a scroscio per Sabino Cassese, ex giudice della Corte Costituzionale, apertamente schierato per il SI “un deciso passo avanti”, e standing ovation per Di Pietro, che difende la riforma dopo essersi trovato nei panni di avvocato, di giudice e di… indagato. Quando il Presidente del Senato La Russa prende la parola, si chiede come mai l’onorevole Bersani abbia recentemente citato un paio di giudici uccisi dalla mafia, ma si sia scordato di nominare i molti uccisi dalle brigate rosse. Ah… la memoria… Verso la conclusione, Il ministro Nordio sale sul palco per spiegare ancora una volta le sue esperienze di magistrato nella difficile situazione di carriere non separate.

E poi, nel gran finale, presentata da Alessandro Sallusti (“sono un pregiudicato…”) e accolta da ovazioni che fanno vibrare il teatro, appare la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che elenca gli errori di una Magistratura troppo spesso consortile e quindi incapace di giudizi di merito. “Appare strano – dice la Premier – come mai a noi di Destra, accusati di essere antieuropeisti, non venga riconosciuto il merito di volere quella suddivisione delle carriere già in uso in quasi tutti i Paesi europei. Ogni volta che si vuole cambiare qualcosa in questa nazione, c’è subito chi grida alla ‘svolta illiberale’, allo ‘scardinamento della Costituzione’, ma noi abbiamo il coraggio di andare avanti! E ridaremo prestigio alla Magistratura”

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