Fallimentare l’inclusione della Sinistra. A Varese l’ultimo autogol

La notizia, oltre che sul quotidiano varesino “La Prealpina”, è stata data anche da diversi giornali telematici del territorio ed è pure finita su un paio di testate nazionali, “Il Giorno” e “La Verità”.

Sabato 25 Luglio il Comune di Varese, di concerto con il servizio territoriale InformaGiovani, una trentina di associazioni giovanili ed alcune band musicali della provincia, ha promosso la manifestazione “Varese Block Party” per sostenere la politica d’inclusione sociale che la maggioranza di sinistra persegue dal 21 Giugno 2016, giorno d’insediamento del sindaco, Davide Galimberti.

L’evento s’è svolto in via Como, nei pressi della stazione ferroviaria, luogo assurto agli onori delle cronache per gli interventi che quasi quotidianamente Carabinieri, Polizia di Stato e Fiamme Gialle sono costretti ad effettuare.

Purtroppo l’esito della manifestazione s’è concluso con scontri tra gruppi di giovani, confermando, ancora ve ne fosse bisogno, che una kermesse con frittelle e musica pop può essere un momento che aiuta ad affratellare le persone, ma solo se queste sono davvero desiderose d’affratellarsi.

Sabato sera, in chiusura del “Varese Block Party”, i varesini se ne stavano chiusi nelle case di via Como e dalle finestre, con i telefonini, riprendevano le scene di pestaggio che, in strada e sui marciapiedi, offrivano alcune bande d’immigrati.

Un esempio plastico che dimostra come sia oggettivamente molto (e sottolineiamo molto) complicato l’opera d’inclusione tra persone che giungono da culture, religioni e modelli di vita estranei o comunque distanti da quelli che caratterizzano gli autoctoni.

Il sindaco Galimberti e la sua giunta, come l’intero mondo della sinistra italiana ed internazionale, si ostinano a sostenere politiche cosiddette inclusive che, all’atto pratico, generano solo conflitto.

Intendiamoci, non è disdicevole il fatto che un’Amministrazione come quella di Varese o altre cerchino soluzioni per integrare giovani immigrati, il risultato però, nella stragrande maggioranza dei casi, è disastroso, quando non controproducente.

C’è poco da fare o da dire: in un Paese straniero si integra solo chi vuole integrarsi ed è facilitato nell’opera se ha in comune la cultura che è molto prossima a quella del luogo da cui proviene.

È stolto pensare che chiunque arrivi in Italia sia culturalmente attrezzato per condividerne storia, leggi, costumi, tradizioni, insomma il nostro modello di vita. Purtroppo nel mondo ci sono anche popoli (e quini persone) ostili al nostro modo di concepire la vita, popoli che nutrono risentimento verso gli occidentali e che desidererebbero sottometterli, se non annientarli.

Nel 2000 l’allora cardinale di Bologna, Giacomo Biffi, si pronunciò, purtroppo inascoltato, sul tema dell’inclusione degli immigrati.

In sintesi il suo pensiero era che «di fronte al fenomeno dell’immigrazione, lo Stato non può sottrarsi al dovere di regolamentarlo positivamente con progetti realistici (circa il lavoro, l´abitazione, l´inserimento sociale), che mirino al vero bene sia dei nuovi arrivati sia delle nostre popolazioni.

Poiché non è pensabile che si possano accogliere tutti, è ovvio che si imponga una selezione. La responsabilità di scegliere non può essere che dello Stato italiano, non di altri; e tanto meno si può consentire che la selezione sia di fatto lasciata al caso o, peggio, alla prepotenza.

I criteri di scelta non dovranno essere unicamente economici e previdenziali: criterio determinante dovrà essere quello della più facile integrabilità nel nostro tessuto nazionale o quanto meno di una prevedibile coesistenza non conflittuale. Un “ecumenismo politico” (per così dire), astratto e imprevidente, che disattendesse questa elementare regola di buon senso amministrativo, potrebbe preparare anche per il nostro popolo un futuro di lacrime e di sangue».

Parole profetiche, le sue, che a 26 anni dal loro pronunciamento descrivono dettagliatamente un quadro ormai chiaro, almeno alle persone intellettualmente oneste.

La sinistra, nostrana ed internazionale, ha delle responsabilità enormi: avere aperto indiscriminatamente le porte dei Paesi europei a chiunque vi bussasse sta generando tremende tensioni sociali.

C’è poco da rallegrarsi nel confrontare la situazione italiana che ancora non ha raggiunto, ma è prossima d’arrivarci, i livelli preoccupanti d’Inghilterra, Germania e Francia dove il conflitto sociale è esploso in tutta la sua gravità e le cui conseguenze i media mainstream faticano a tenere sotto traccia.

Suona ridicolo, per non dire tragico, il comunicato della Consulta giovanile del Comune di Varese quando traccia il bilancio della serata, assegnandole un voto positivo e sottolineando come «via Como, quando viene abitata e vissuta in modo positivo, può davvero cambiare volto».

Che dire? “Non c’è peggior sordo di chi non voglia intendere”, come dice l’antico proverbio. Per “mala suerte” di molti italiani i sinistri non vogliono proprio intendere.

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