Buon 8 Marzo alle donne dell’italianità adriatica

Fonte: https://www.anvgd.it/buon-8-marzo-alle-donne-dellitalianita-adriatica/

di Lorenzo Salimbeni – Un rametto di mimosa alle italiane dell’Adriatico orientale, protagoniste di un mosaico di storie famigliari che hanno contribuito a costruire la più complessa vicenda del confine orientale italiano.

Un rametto di mimosa alle donne istriane, fiumane e dalmate, uscite con anticipo dai tradizionali ed esclusivi ruoli di numi del focolare domestico intraprendendo anche un’emancipazione culturale, economica e sociale che non aveva eguali nel resto d’Italia.

Un rametto di mimosa alle donne giuliane, fiumane e dalmate che si adoperarono per scoprire la sorte di mariti, figli e padri sequestrati o deportati dai partigiani comunisti jugoslavi.

Un rametto di mimosa alle donne dell’esodo giuliano-dalmata, pilastro della resilienza nei Centri Raccolta Profughi e della rinascita nell’Italia del dopoguerra. Nelle più celebri fotografie dell’esodo da Pola emergono figure materne solenni, salde e sicure, pur nell’incertezza dell’imminente esilio.

Un rametto di mimosa alle esuli istriane, fiumane e dalmate che sono tra le più genuine ed appassionate portatrici di testimonianze nelle scuole: dopo aver attraversato da bambine le difficoltà dell’esodo e l’esperienza dei campi profughi, vissuta alle volte come un’avventura assieme a tanti coetanei grazie alla sfera protettiva di sicurezza, dignità e coesione famigliare garantita dai sacrifici e dagli sforzi dei propri parenti, sanno raccontare la storia e trasmettere emozioni a ragazzi che all’epoca avrebbero potuto essere loro coetanei.

Inoltre, solo a titolo di esempio, nelle pagine di La bambina con la valigia. Il mio viaggio tra i ricordi di esule al tempo delle foibe, in cui Gigliola Alvisi attraversa la storia della frontiera adriatica insieme ad Egea Haffner, o in quelle delle autobiografie di Marisa Brugna Memoria negata. Crescere in un Centro Raccolta Profughi per esuli giuliani e di Grazia Del Treppo Fogolèr. Storia di una famiglia istriana, ci sono microstorie che fanno la macrostoria. Nelida Milani è la voce letteraria più autorevole della comunità italiana autoctona in Istria ed insieme all’esule polesana Anna Maria Mori ha scritto in Bora. Istria, il vento dell’esilio un racconto epistolare che ha contribuito a ricomporre l’italianità adriatica mettendo a confronto esuli in patria e chi ha conservato una presenza millenaria, chi è rinato in esilio e chi è sopravvissuto al regime comunista, chi ha conservato tradizioni e dialetti dall’una e dall’altra parte dell’Adriatico. Un rametto di mimosa alle italiane dell’Adriatico orientale sparpagliate tra l’Istria, l’Italia e la migrazione all’estero.

Condividi:

Post correlati