Non è solo una disputa del passato quella tra Erasmo da Rotterdam e Martin Lutero: è una questione che attraversa i secoli e arriva fino al presente. Alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, nella Sala delle Accademie, l’incontro dedicato al V centenario del confronto sul libero arbitrio ha riportato al centro una domanda decisiva: quanto è davvero libero l’uomo?
Ad aprire i lavori è stato il Prefetto, Monsignor Marco Navoni, che ha ricordato il ruolo dell’Ambrosiana non solo come custode di libri e opere d’arte, ma come luogo vivo di elaborazione culturale, dove le diverse accademie dialogano in modo aperto e interdisciplinare.
Il filo rosso dell’intera giornata è stato però il pensiero di Sant’Agostino, vera radice della disputa tra Erasmo e Lutero. Due figure profondamente diverse, ma entrambe legate — in modi opposti — alla tradizione agostiniana: da una parte Lutero, formatosi nella scuola di Agostino e approdato alla dottrina della giustificazione per fede; dall’altra Erasmo, umanista del dialogo, convinto che nell’uomo resti uno spazio di libertà capace di cooperare con la grazia.
Una tensione teologica che affonda nella riflessione agostiniana sul male e sulla libertà: il male nasce dall’uomo, non da Dio, ma la salvezza non può prescindere dalla grazia. Un nodo che resta attuale anche oggi, in un tempo in cui — è stato sottolineato — la Chiesa è guidata da un pontefice proveniente dalla tradizione agostiniana, segno della perdurante vitalità di questo pensiero.
A ricostruire il quadro storico e teologico è stato anche Monsignor Franco Buzzi, che ha evidenziato la distanza tra il possibilismo prudente di Erasmo e la radicalità evangelica di Lutero, per il quale la verità non ammette compromessi.
Sul versante filosofico, il professor Antonio Podolak ha approfondito il De libero arbitrio di Agostino, mettendo in luce come la libertà, per il pensatore africano, non sia semplice scelta, ma adesione alla legge eterna: il peccato, in questa prospettiva, rappresenta una perdita di libertà più che un suo esercizio.
Accanto ad Agostino, centrale anche la figura di Sant’Ambrogio, protagonista di un altro momento della giornata. Il professor Domenico Lassandro ha presentato il De Nabuthae, testo in cui Ambrogio emerge come pastore attento alle ingiustizie sociali del suo tempo: dall’usura alle condizioni del lavoro, temi che mostrano una sorprendente attualità e che rivelano il volto concreto della tradizione cristiana.
A tirare le fila del valore culturale dell’incontro è stato anche il Vescovo di Novara, Monsignor Giovanni Brambilla, che ha sottolineato come il recupero di questi testi non sia un esercizio erudito, ma un atto necessario per trasmettere al presente un patrimonio di senso che rischia di andare smarrito.
In questa prospettiva si inserisce anche l’intervento del professor Renato Uglione, presidente del Centro Studi dedicato a Erasmo, che ha presentato la collana Corona Patrum Erasmiana: un progetto culturale che guarda a un’Europa unita non solo da mercati, ma da una comune eredità umanistica e cristiana, capace di formare uomini liberi, consapevoli e responsabili.
Dalla disputa sul libero arbitrio alla crisi dei valori contemporanei, il messaggio emerso dall’Ambrosiana è netto: senza le radici cristiane — e senza la lezione di Agostino — l’Europa rischia di smarrire il proprio volto.
da sin.: professor Renato Uglione, presidente del Centro Studi dedicato a Erasmo, Monsignor Giovanni Brambilla Vescovo di Novara, Mons. Marco Navoni, Mons. Franco Buzzi Collegio dei Dottori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, già Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, Prof. Domenica Lassandro, Prof. Antonio Podolak, Università Ca’ Foscari.
