Sondrio , 19 agosto 2019   |  

Quota 100 lavoro autonomo, ecco le regole

Con la Circolare 177 del 09.08.2019 l’Inps chiarisce alcuni aspetti che interessano migliaia di lavoratori che hanno i requisiti per usufruire della Pensione Quota 100 (almeno 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi)

pensioni 100

Con la circolare INPS n. 177 del 09.08.2019, riportiamo ampi stralci della circolare INPS succitata, che consente di chiarire tanti punti rimasti in sospeso, dando la possibilità agli interessati (ed ai Patronati come Epaca), di avere la sicurezza nel dare la consulenza necessaria per accedere al beneficio previdenziale della Pensione “Quota 100” in presenza di un lavoro autonomo svolto dal pensionando.

Si parte ovviamente dal concetto che – per accedere a Quota 100 – bisogna aver maturato il doppio requisito dei 62 anni di età anagrafica ed aver versato almeno 38 anni di contributi; dopo la maturazione del doppio requisito, la pensione viene erogata – su presentazione di apposita domanda - dopo una “finestra” di 3 mesi. Incumulabilità della “pensione quota 100” con i redditi da lavoro.

Ai fini del conseguimento della pensione anticipata, definita “pensione quota 100”, è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Per i medesimi fini, non è invece richiesta la cessazione dell’attività di lavoro autonomo (ad esempio, cancellazione dagli elenchi dei lavoratori autonomi, dall’iscrizione camerale, dagli albi professionali, chiusura della partita IVA, etc.), stante la previsione normativa dell’incumulabilità della pensione con i redditi da lavoro e non anche dell’incompatibilità della stessa con lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Pertanto, in caso di svolgimento di attività di lavoro autonomo, fermo restando l’obbligo del versamento della contribuzione obbligatoria presso la relativa gestione, i redditi eventualmente percepiti a seguito dello svolgimento della predetta attività rilevano, ai fini della incumulabilità della “pensione quota 100”, secondo i criteri e nei limiti di seguito indicati.

Redditi derivanti da attività lavorativa diversa da quella autonoma occasionale I redditi derivanti dallo svolgimento di attività lavorativa diversa da quella autonoma occasionale, che rilevano ai fini dell’incumulabilità della pensione, sono quelli percepiti nel periodo compreso tra la data di decorrenza del trattamento pensionistico e la data di compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia, a condizione che tali redditi siano riconducibili ad attività lavorativa svolta nel medesimo periodo. I redditi da lavoro autonomo e d’impresa rilevano al lordo delle ritenute erariali ed al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti all’Istituto per costituire la propria posizione previdenziale.

Sono da considerare redditi da lavoro autonomo quelli comunque ricollegabili ad un'attività lavorativa svolta senza vincolo di subordinazione, indipendentemente dalle modalità di dichiarazione a fini fiscali, ciò in linea con i chiarimenti forniti ai fini dell’applicazione di precedenti disposizioni normative in materia di incumulabilità della pensione con i redditi da lavoro.

Con particolare riferimento ai soggetti iscritti alla Gestione speciale dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri rileva il reddito fondiario agrario di cui all’articolo 32, comma 1, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), ovvero “la parte del reddito medio ordinario dei terreni imputabile al capitale d'esercizio e al lavoro di organizzazione impiegati, nei limiti della potenzialità del terreno, nell'esercizio di attività agricole su di esso”, al netto dei contributi previdenziali di cui all'articolo 7 della legge 2 agosto 1990, n. 233, dovuti sulla base del reddito medio convenzionale determinato, per ciascuna fascia di reddito agrario, con decreto annuale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ai fini del calcolo e della misura delle pensioni.

In linea con i chiarimenti forniti ai fini dell’applicazione di precedenti disposizioni normative in materia di incumulabilità della pensione con i redditi da lavoro, fermo restando i criteri generali sopra esposti, si riporta di seguito un elenco esemplificativo dei redditi che rilevano ai fini dell’incumulabilità della pensione: compensi percepiti per l'esercizio di arti; redditi di impresa connessi ad attività di lavoro, nonché le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione nei casi in cui l’apporto è costituito dalla prestazione di lavoro (cfr. il messaggio n. 59 del 12 marzo 1997). Ove non sia svolta attività lavorativa, gli interessati potranno rendere la dichiarazione di responsabilità in ordine alla qualità di socio che partecipa con capitale senza espletare attività lavorativa.

In tali casi le Strutture territoriali considereranno il reddito conseguito come reddito da capitale e, quindi, cumulabile con la prestazione pensionistica diritti di autore; brevetti. Redditi derivanti da attività lavorativa autonoma occasionale La pensione è cumulabile con iredditi derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro lordi annui.

Il superamento del menzionato limite di importo determina l’incumulabilità della pensione con il reddito da lavoro. Ai fini della verifica del superamento di detto limite di importo rileva il reddito annuo derivante dallo svolgimento di lavoro autonomo occasionale, compreso, pertanto, quello riconducibile all’attività svolta nei mesi dell’anno precedenti la decorrenza della pensione e/o successivi al compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia. Redditi che non rilevano ai fini dell’incumulabilità della pensione.

In linea con i chiarimenti forniti ai fini dell’applicazione di precedenti disposizioni normative in materia di incumulabilità della pensione con i redditi da lavoro, si riporta di seguito l’elenco tassativo dei redditi che non rilevano ai fini dell’incumulabilità della pensione: indennità percepite dagli amministratori locali in applicazione dell’articolo 82 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 – TUEL (cfr. il messaggio n. 340/2003) e, più in generale, tutte le indennità comunque connesse a cariche pubbliche elettive; redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro, nonché le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione nei casi in cui l’apporto non è costituito dalla prestazione di lavoro.

Ove non sia svolta attività lavorativa, gli interessati potranno rendere la dichiarazione di responsabilità in ordine alla qualità di socio che partecipa con capitale senza espletare attività lavorativa. In tali casi le Strutture territoriali considereranno il reddito conseguito come reddito da capitale e, quindi, cumulabile con la prestazione pensionistica; compensi percepiti per l’esercizio della funzione sacerdotale ai sensi dell’articolo 24 della legge 20 Maggio 1985, n. 222 (cfr. informativa ex Inpdap n. 11/2003, p. 2); indennità percepite per l'esercizio della funzione di giudice di pace (cfr. l’articolo 11, comma 4-bis, della legge 21 novembre 1991, n. 374); indennità percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni ai sensi dell’articolo 8 della legge 22 luglio 1997, n. 276; indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice tributario a norma dell’articolo 86 della legge 21 Novembre 2000, n. 342 (cfr. la circolare n. 20 del 26 Gennaio 2001); indennità sostitutiva del preavviso in quanto ha natura risarcitoria e non retributiva; redditi derivanti da attività svolte nell'ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private (articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503); indennità percepite per le trasferte e missioni fuori del territorio comunale, i rimborsi per spese di viaggio e di trasporto, spese di alloggio, spese di vitto che non concorrono a formare il reddito imponibile ai sensi del TUIR; indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale, di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, e ss.mm.ii. (cfr. la circolare n. 77 del 24 Maggio 2019).

Riesame dei provvedimenti Le Strutture territoriali dell’INPS sono state invitate dalla loro Direzione Generale a riesaminare d’ufficio i provvedimenti adottati in difformità ai chiarimenti contenuti nella citata circolare n. 117/2019. Consulenza previdenziale per la valutazione del diritto ed assistenza per l’inoltro delle domande di pensione Quota 100 Il Patronato Epaca, presente capillarmente sul territorio provinciale con gli uffici di Bormio, Tirano, Morbegno, Chiavenna e con l’ufficio provinciale di Sondrio in Largo Sindelfingen 9 (tel 0342 541623 – 541641), è a disposizione degli interessati per fornire un servizio competente e professionale, che permetta agli interessati di poter accedere ai benefici pensionistici della Pensione Quota 100 dopo questi ultimi succitati chiarimenti.

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