Sondrio, 23 settembre 2020   |  
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Un maratoneta valtellinese ricorda don Roberto Malgesini

Una bella testimonianza di un atleta che ha voluto dedicare la sua fatica di una lunghissima maratona al santo sacerdote di Regoledo di Cosio.

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Luciano Ferrari durante una gara (credit Valtellinanews)

Luciano Ferrari, dirigente della Banca Popolare di Sondrio e appassionato cultore di gare podistiche, ci ha inviato questa testimonianza nella quale riassume il suo impegno di atleta. La pubblichiamo volentieri perché, oltre che essere uno scorcio di vita calato in quello spazio drammatico in cui s'è sviluppata l'epidemia causata dal virus di Wuhan, è anche un omaggio delicato a don Roberto Malgesini, il prete valtellinese assassinato a Como da un immigrato con precedenti penali. Ferrari, infatti, è solito dedicare le sue gare ad una persona cara. Commosso per quanto accaduto al santo sacerdote, ha ritenuto di doverlo ricordare offrendogli lo sforzo fisico che le maratone comportano. Un gesto originale e nobile.

 

Della gara, conosciuta come Lupatotissima, una ultramaratona di 24 ore, trascrivo una breve nota ricevuta come ultimo aggiornamento prima della gara. Avrebbe dovuto essere una competizione valida per il campionato europeo, poi annullata per Covid. Partenza sabato 19 alle 10 del mattino e stop esattamente dopo 24 ore.

Mi ero già iscritto alla gara come campionato europeo, riservata alle squadre nazionali + 70 atleti open che avessero fatto nei due anni precedenti una gara dello stesso tipo percorrendo almeno 150 km.. Io, oltre alla mia partecipazione ai mondiali 2015 a Torino con 160 km. percorsi, avevo fatto i campionati italiani 2 anni fa con 151 km. E quindi avevo titolo.

Poi la gara è stata declassata a campionato italiano e io, esattamente il 19/3 – sei mesi prima, ho preso una polmonite bilaterale interstiziale da Covid con danni ai polmoni ancora sotto controllo. Mi sono ripreso e in quarantena mi sono allenato in casa percorrendo 350 km in un giro di 50 metri misurato allo scopo. Appena ho potuto uscire, a maggio, ho ricominciato a correre ma, al massimo, per 10 km.. Non sapendo poi se la gara ci sarebbe stata ed essendo state annullate tutte le maratone, mi sono mancati gli allenamenti sul lungo.

Ho deciso comunque di andare, affrontandola con cautela. In tanti mi hanno sconsigliato Dopo i primi 42 km (una maratona) mi sono fatto controllare dai medici. La saturazione era un po’ bassa (91) ma ero sotto sforzo; dopo un quarto d’ora si è assestata sui 95/96 e quindi, con la promessa di non esagerare, mi hanno consentito di riprendere.
Ho percorso 102 km, ma in questo caso, la classifica non conta. L’importante è capire che tutto va bene.

La gara si è svolta regolarmente nonostante un intervento dei vigili del fuoco per un incendio scoppiato intorno alle 5 del mattino in una palazzina dello stadio e black out di circa mezzora sulla pista di atletica, fortunatamente senza gravi conseguenze per la visibilità e nessuna per il rilevamento cronometrico. La gara è anche stata bella. Tutti quelli saliti sul podio per i titoli nazionali hanno percorso dai 200 ai 230 km.. Con una particolarità: tutte le donne sul podio per il campionato assoluti hanno percorso più chilometri degli uomini.

Penso per una scellerata tattica di gara dei più giovani che si sono dati battaglia per 2/3 della gara salvo poi scoppiare nel finale. Le donne sono state più sagge e hanno corso con regolarità dall’inizio alla fine. Altra storia per la classifica open dove sul podio sono andati solo stranieri e il vincitore è arrivato vicino ai 250 km..

Io dedico sempre le mie gare a qualcuno e questa volta avevo pensato alla dottoressa Micol Racchetti che mi aveva seguito durante la malattia, con mia moglie e mia figlia come infermiere. Mia moglie, anche lei ammalata ma in forma più lieve e cioè senza interessamento dei polmoni e mia figlia come assistente telefonica. Ma dopo quello che è accaduto la scorsa settimana ho pensato, specialmente durante la gara (in 24 ore di corsa si pensano tante cose) che la mia dedica dovesse essere anche a un’altra persona, don Roberto che ha perso la vita in tragiche circostanze.

Da ragazzo, nel 1989, aveva cominciato a lavorare in banca a Lecco dove ero direttore fino a giugno del 1990 quando sono stato trasferito a Milano. In un primo momento ricordavo solo un episodio: quando nel 1991 ho saputo che si faceva prete proprio nel periodo in cui un altro mio collaboratore a Milano mi comunicava che sarebbe entrato in seminario, mi era scappata una battuta “possibile che tutti quelli che lavorano con me si facciano preti”.

Per aiutare la memoria sono andato in internet e ho visto uno dei pochi filmati che vi si trovano. Mi ha molto colpito per la serenità, la bontà e la felicità che si vedevano in quella persona. Vorrei potergli chiedere: ma come fai a essere così con quello che vedi?

La dedico a lui pensando che avevo avuto l’occasione di conoscere un grande uomo e di essermene reso conto quando ormai è troppo tardi.

 

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