Sondrio , 19 ottobre 2019   |  

Trent'anni di architettura in mostra a Sondrio

Inaugurazione della mostra "Ugo Martinola- Architettura a Sondrio 1927 - 1957" sabato 26 Ottobre, nella Sala dei Balli di Palazzo Sertoli a Sondrio.

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La mostra sarà inaugurata sabato 26 Ottobre, alle ore 18.30 nelle sale di Palazzo Sertoli a Sondrio, nasce  per la cura di Leo Guerra, è allestita ‘su misura’ nelle sale espositive di Palazzo Sertoli e del MVSA , e si compone di oltre 50 ritratti fotografici dell’architettura di Martinola nel bianconero senza tempo di Vaclav Sedy (collaboratore di riviste internazionali come “Domus” e “Casabella”), cui è associata una ricca selezione di tavole progettuali – gentilmente concesse dalla Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio - elaborate dallo studio fra il 1927 e il 1957, anno della morte dell’autore.

Un ricco catalogo edito dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in co-produzione con l’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Sondrio, amplierà il tema espositivo con interpretazioni storico-critiche sulla figura e l’opera di Martinola, illustrate dalle foto degli edifici con l’accostamento dei disegni originali. Gli apparati concludono il catalogo con una rassegna cronologica delle opere dotata di un indirizzario cittadino.

La mostra è collegata al workshop dal titolo “La tutela del moderno in archittettura". Il patrimonio dell’architettura moderna - conoscenza, divulgazione e riqualificazione” organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Sondrio, nelle giornate del 10, 25 e 26 ottobre, nelle città di Sondrio e Morbegno.

Spiccano, fra le realizzazioni del dopoguerra, le “Case Massera” in via Trieste (fine anni ’40 – già sede del Consorzio Agrario Provinciale), il palazzo per uffici e negozi in piazza Garibaldi (1952-’56) illustrato dai mosaici di Livio Benetti, Casa Grolli (1957) all’incrocio delle vie Caimi e Trento e, sulla stessa strada, il controverso condominio “Torre Eiffel” (1956-’62) prospiciente l’omonimo ponte.

A ottant’anni di distanza le creazioni dell’ingegnere sondriese si collocano, nel paesaggio cittadino, quali frammenti di un progetto più ampio, di una sublimata visione di ‘Città Ideale’ che affonda le proprie radici nella pittura più che nell’architettura e nell’astrazione più che nella costruzione. In questa prospettiva, la quinta idealizzata dell’immaginario novecentista supera la concretezza dell’edificio abitativo o dello spazio del lavoro, vincolati allo stretto legame funzionale di pianta e prospetto, fondendosi nell’immaginario simbolico dei grandi metafisici – Savinio, de Chirico, Carrà - più che nelle trame del parcellario catastale.

 

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