Sondrio , 05 febbraio 2019   |  

Ti aspetto da Ilaria

di Gabriella Stucchi

“Nella mia stanza si intrecciano mille vite, straordinarie storie, preziosi sogni...”

Ti aspetto da Ilaria

Ilaria è una giovane ragazza affetta da una rara malattia intestinale, ma piena di voglia di vivere. Racconta la sua storia accompagnata da Maria Luisa, un’amica che la frequenta con assiduità. Nelle pagine si colgono così le difficoltà, ma insieme le vittorie: riesce ad andare in motorino, nuota, si sforza di ridurre i medicinali, nonostante il dolore la affligga.

Un aiuto fondamentale le viene da don Maurizio (don Mau come lei lo chiama) sacerdote della parrocchia a cui esprime la sua rabbia per la condizione umiliante in cui si trova, costretta su una carrozzina, dipendente per ogni bisogno. Le parole del don sono non solo di conforto, ma rassicuranti: entrerà a far parte del gruppo di ragazzi da lui costituito e con loro una sera esce a mangiare la pizza, accolta con affetto, come una persona “normale”.

In particolare si rivela importante l’amicizia con Maria Luisa, una ragazza del gruppo con la passione per la scrittura; proprio da qui nasce un progetto già condiviso con don Mau, cioè scrivere un libro sulla propria storia. Con spontaneità, come in un normale colloquio, Ilaria racconta l’inizio della sua tragedia: dolori allo stomaco, varie diagnosi, intervento, problemi aggravati, consulenza di un avvocato esperto in malasanità, referto: “taglio del nervo vago”. Il medico responsabile fu introvabile.

Unica vera soluzione sarebbe stato il trapianto di intestino, effettuabile negli Stati Uniti, cosa che per la famiglia di Ilaria era impossibile dal punto di vista economico.

Ilaria descrive nel libro i sentimenti che prova al sentirsi “diversa”, con l’uso del sondino nasogastrico per nutrirsi, soprattutto quando ci si trova con persone sconosciute. Ma un giorno appare sul quotidiano una notizia: i trapianti di intestino sarebbero stati fatti anche in Italia da un medico italiano che, dopo l’esperienza acquisita negli Stati Uniti, si trasferiva in Italia per permettere la cura a chi ne avesse bisogno. Immediato l’appuntamento, poi la visita, la diagnosi: “pseudo ostruzione intestinale cronica”. Immediata l’approvazione di Ilaria al trapianto, più perplessità nel papà, ma superate.

Il ricovero in ospedale per prepararsi con le cure adeguate, in attesa di un donatore. Finalmente, la telefonata...l’operazione che dura diciassette ore: molto complicata, ma riuscita. Ora la fase più critica: far abituare il corpo al nuovo intestino nel reparto di terapia intensiva, dove le visite sono limitate e di pochi minuti.

Il ricovero continua, con i problemi suscitati da un farmaco antirigetto, che provoca un malfunzionamento dei nervi, insonnia...Ma Lucia, una degente, le consiglia di recitare il Rosario quando non dorme e le insegna come fare (Ilaria non lo ha mai fatto). Si sente più rilassata...Sopraggiungono però complicazioni, fino al coma, da cui si risveglia e scopre che è stata riaperta la stomia. Ma Ilaria si sente protetta dalla Madonna, che la mamma ha pregato al Santuario di Sant’Antonio di Padova.

Dopo quasi tre anni di ricovero, Ilaria viene dimessa dall’ospedale e il 24 dicembre torna a casa, festeggia il Natale in famiglia. Le condizioni migliorano lentamente, usa la sedia a rotelle elettrica, esce, guarda il mondo con occhi diversi.

Ma la gioia dura poco, il dolore la opprime, l’équipe medica che l’aveva curata non c’è più, il dottore è stato trasferito...Le amicizie si sono diradate... Ma un giorno Alex, un ragazzo del gruppo, venendo a farle visita, le dona un profumo e Ilaria sorride. Una sera va al cinema con Marco, appassionato di musica, che la invita al suo concerto. Qualche giorno dopo Ilaria accetta la proposta di don Maurizio di andare alla stazione Termini per portare da mangiare ai poveri che vivono per strada. Ilaria è entusiasta di sentirsi utile agli altri, di ascoltare le loro esperienze.

Altro dramma: nuovo blocco dell’intestino; ormai, dice il medico, è questione di ore. Ilaria chiama l’amica Maria Luisa, con cui ha composto il libro. Si tratta di descrivere il poco che resta. Ma Maria Luisa le rivolge una domanda interessante: se accetterebbe l’eutanasia. Immediata la risposta di Ilaria: «Finché io sarò in grado di capire, io non voglio morire». Ed ecco la cosa più bella: nella casa di Ilaria si riuniscono gli amici del gruppo, vedono insieme un film, cantano. Don Maurizio lancia l’idea: «Questa non è più una stanza, ma il “Bar Ilaria”!».

Nei giorni successivi però le condizioni peggiorano, Ilaria riceve l’unzione degli infermi, poi a poco a poco viene meno. I funerali si svolgono come una festa, alla presenza di tutto il gruppo di amici e amiche, che, oltre a don Maurizio, esprimono le loro testimonianze. Il cuscino di girasoli posto sulla bara porta la scritta di Ilaria: “Grazie a tutti!”.

Una storia commovente di come la malattia, la morte possano essere vissute in serenità, anche con gioia, alla luce della fede, accompagnata dall’amicizia di persone che vogliono sinceramente bene.

Maria Luisa Catalano “Ti aspetto da Ilaria” – Paoline – euro 14.00

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

15 Luglio 1099 i soldati cristiani alla Prima Crociata prendono la chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dopo un difficile assedio

Social

newFB newTwitter