Sondrio , 20 marzo 2020   |  

Teresio Olivelli. Ribelle per amore

di Gabriella Stucchi

“Basta un cristiano come Teresio Olivelli per giustificare nel mondo la presenza della Chiesa”(don Primo Mazzolari)

teresio olivelli

Nell’Introduzione l’autore Anselmo Palini, insegnante e saggista, sottolinea che il sottotitolo “Ribelle per amore” “riguarda non solo la partecipazione di Teresio Olivelli alla Resistenza, ma anche la sua ribellione ai soprusi, alle angherie e alle brutalità in cui è stato detenuto”.

Inizia la biografia di Teresio, inserita nel contesto politico del tempo. Nato a Bellagio, sul lago di Como, il 7 gennaio 1916, studia, segue le attività dell’Azione Cattolica e conclude (con ottimi risultati) gli studi liceali al liceo classico Ghislieri di Pavia. Supera l’esame di maturità con il distintivo dell’Azione Cattolica all’occhiello, pur consapevole dei rischi derivanti dal fascismo ormai saldamente al potere; Teresio partecipa anche alle iniziative caritative della Conferenza di San Vincenzo, distinguendosi per la sua fede, l’attenzione ai poveri, la meditazione della Parola di Dio, oltre che per la preparazione teologica e liturgica.

Nel 1935 Teresio Olivelli frequenta le lezioni di giurisprudenza all’Università di Pavia, accolto nel collegio Ghislieri, dove insieme allo studio continua il suo impegno nell’Azione Cattolica, nella Fuci ed esprime la sua fede nella preghiera e nella carità. Teresio si iscrive al Guf (Gioventù universitaria fascista) divenendo nel febbraio 1938 fiduciario Guf del Ghislieri, partecipando alle gare sportive organizzate dal movimento: in Cristo vede il proprio riferimento principale, nel fascismo alcuni aspetti che possono incidere nella politica, pur non accettando il nazismo. Laureatosi in giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode, si trasferisce a Torino per un corso di perfezionamento in discipline pubblicistiche; entra nel Guf di Torino e partecipa ad incontri in cui precisa il concetto di razzismo inteso come principio spirituale e politico, alternativo al carattere prettamente biologico della concezione nazista. É convinto di poter contribuire a indirizzare l’ideologia fascista in una direzione coerente con il messaggio cristiano.

Olivelli accetta poi la proposta di trasferirsi a Roma come segretario all’Istituto nazionale di cultura fascista, dove resta circa otto mesi. Quando il 10 giugno 1940 Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia, Olivelli sente come un pressante dovere morale partecipare direttamente alla guerra e si arruola volontario come soldato semplice nel 3° Reggimento di artiglieria alpina della Divisione Julia a Gorizia. Parte il 20 febbraio 1941. Va poi ad Aosta alla Scuola militare centrale di alpinismo per il corso di allievi sottufficiali. Supera gli esami, è nominato sergente e passa al I Reggimento di artiglieria alpina della divisione Taurinense. Olivelli è preparato a partire per il fronte, per condividere la sorte del popolo di cui fa parte. Decide di scegliere l’alleanza italo-tedesca. È trasferito a Lucca dove frequenta il corso per Allievi Ufficiali di artiglieria alpina, ma ne è deluso. A Lucca stampa e distribuisce la “Preghiera dell’Alpino”. Nel gennaio 1942 presenta la domanda formale per andare volontario sul fronte russo. Viene nominato sottotenente e assegnato al Gruppo Bergamo 31° batteria di stanza a Venaria Reale, presso Torino, dove nel tempo libero studia il russo e presta servizio nelle attività della San Vincenzo.

Teresio parte per il fronte russo il 25 luglio 1942. Il luogo di destinazione è gelido. Ha il compito di rendere più sicure le trincee, e quando gli è possibile, fa in modo che non manchi la Messa. Tristissimo è il giorno di Natale. Quando nel gennaio 1943 i russi lanciano l’offensiva anche contro le truppe italiane Olivelli decide di fermarsi per assistere i feriti, seppellire i morti, raccogliere i documenti da inviare ai famigliari. Poi riprende il cammino e raggiunge Nikolayewka dove è in corso una durissima battaglia. Molti sono uccisi; Olivelli si mette a disposizione dei feriti per soccorrerli, percorrendo molti chilometri a piedi nel gelo. Olivelli rientra dalla Russia, ma la sorte drammatica dei compagni lo allontana definitivamente dal fascismo. Torna dai suoi a Mortara e il 21 maggio 1943 viene nominato rettore del Ghislieri a soli 27 anni, incarico che terrà fino alla fine di luglio dello stesso anno. Olivelli si preoccupa della formazione di giovani nel percorso universitario, ma anche nel periodo successivo alla laurea.

Intanto la situazione bellica sta cambiando: la destituzione di Mussolini e il suo arresto; l’armistizio; l’esercito disperso sui vari fronti; le truppe tedesche occupano il centro nord Italia, mentre sulle montagne nascono i primi gruppi partigiani. Mussolini il 12 settembre viene liberato e nasce la Rsi, repubblica sociale italiana, con sede a Salò, attivata contro le formazioni partigiane. I soldati italiani sui vari fronti vengono catturati dalle truppe tedesche: 90.000 scelgono di aderire alla Rsi o di entrare nella Wehrmacht, altri internati nei campi di concentramento tedeschi, dove devono scegliere o la prigionia con il lavoro forzato o l’adesione al nazifascismo. Oltre 600.000 restano reclusi nei campi di concentramento in Germania assegnati ai campi di lavoro e circa 50.000 non faranno più ritorno a casa vittime delle violenze, della fame, del lavoro forzato. Altri si rifugiano nella clandestinità.

Il 19 luglio 1943 Teresio Olivelli, richiamato alle armi, prima a Merano poi a Vipiteno, viene fermato l’8 settembre e, non accettando di aderire alla Rsi, viene rinchiuso in una caserma di Ruhm, in Austria, in attesa di essere trasferito in un campo di concentramento. Tenta di fuggire, ma viene scoperto; dopo la terza fuga riesce a raggiungere l’Italia ed è accolto ad Udine, dove resta dodici giorni per riposarsi. La scelta è fatta: unirsi alle forze della Resistenza. Questo si realizza l’11 novembre 1943, quando Teresio Olivelli è a Brescia con un gruppo di cattolici che stanno organizzando un movimento di Resistenza che confluirà nelle Fiamme Verdi, diffusa in diverse province lombarde. Ad Olivelli viene affidato il compito di tenere i contatti tra Milano e i gruppi delle Fiamme Verdi nel bresciano e nel cremonese. Non partecipa ad azioni militari, ma attraverso i contatti con persone note, completa il percorso di fuoriuscita dal fascismo per divenire esponente di primo grado della Resistenza.

La situazione è sempre più difficile: molti amici sono arrestati e fucilati. Olivelli deve cambiare identità: è Agostino Gracchi, commerciante. È definito “l’angelo consolatore” per il servizio dei più miseri di lui. Per sua iniziativa il 5 marzo 1944 esce il primo numero de “il ribelle”, stampato, diffuso nei centri principali della Lombardia. Il 26 marzo 1944 esce il secondo numero con, in prima pagina, il secondo e ultimo articolo di Olivelli che espone i valori fondamentali: l’amore, la libertà, la solidarietà come essenziali per la dignità umana contro la tirannide e la barbarie.
Per la Pasqua 1944 Olivelli prepara la preghiera “Signore, facci liberi”, più nota come “Preghiera del ribelle” in cui chiede per sé e per i suoi compagni la forza di continuare a lottare, con amore, senza odio o risentimento. Egli alimenta il suo impegno nella lotta con la recita del Rosario, con la partecipazione alla messa quando è possibile, con la meditazione personale, con la testimonianza della propria fede.
Inoltre prepara due documenti programmatici che offre clandestinamente alla lettura dei suoi amici e compagni di lotta, in cui, sulla base del suo pensiero teologico e sociale e del Magistero della Chiesa, pensa a un paese fondato sulla libertà, sulla giustizia sociale, sul solidarismo personalista. Auspica un gruppo dirigente preparato, di laici cristianamente ispirati, al fine di contrastare l’ideologia marxista.

Il 27 aprile 1944 Olivelli viene arrestato a Milano in seguito ad una trappola predisposta dalla polizia della Rsi e ad una soffiata ed è condotto a San Vittore dove sono altri compagni. Olivelli riesce a far avere all’esterno, tramite suor Enrichetta Alfieri e il diacono Giovanni Barbareschi, brevi messaggi per i familiari e gli amici più cari. Il 9 giugno 1944 Olivelli e tre suoi amici sono trasferiti al “Campo nuovo” di Fossoli, presso Carpi, in provincia di Modena, gestito dai tedeschi. L’11 luglio 71 detenuti di Fossoli vengono trasferiti in una baracca dalla quale, di notte, Olivelli riesce a fuggire e a nascondersi in un magazzino, ma poi viene scoperto, picchiato, rinchiuso in una cella di sicurezza e l’8 agosto trasferito al campo di Gries (Bolzano), insieme ad ebrei, partigiani, zingari. Anche qui Olivelli organizza i gruppi domenicali del Vangelo e promuove discussioni religiose, politiche e sociali per i detenuti.

Il 5 settembre 1944 la partenza da Bolzano per la Germania: destinazione è il campo di sterminio di Flossenbürg. Anche qui Teresio si occupa dei sofferenti, dei malati e offre qualcosa da mangiare, a volte rinunciando lui stesso. Rimane fino al 30 settembre, poi si unisce ai prigionieri più giovani, destinati a Hersbruck: lavoro forzato in miniera in condizioni durissime. Teresio invece di pensare a sé, sceglie di aiutare gli altri. Proprio per questo viene preso di mira e inviato in miniera. Qui, nonostante le difficoltà estreme, è “l’uomo per gli altri”. Il 31 dicembre mentre tenta di difendere un giovane picchiato, riceve un calcio allo stomaco. Trasportato in infermeria, trascorre due settimane in agonia. Muore nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1945. Il suo corpo finisce nel forno crematorio, poi le sue ceneri sono disperse. Nessuna tomba sepolcrale, nessuna scritta che lo ricordi. I suoi genitori saranno informati della morte quasi sei mesi dopo.

Toccanti le parole di chi lo aveva conosciuto, riportate nel libro. Il 21 luglio 1947 don Primo Mazzolari, che innanzitutto chiede di non incolpare Teresio di avere accettato in un primo tempo il fascismo, poi ritiene che “il nome di santo è quello che più conviene a Olivelli”.
Nel 1950 Carlo Carretto, allora dirigente di Azione Cattolica, lo definisce “cattolico classico”, la cui figura esce dagli schemi della convenzionalità.

Il 3 febbraio 2018 a Vigevano Teresio Olivelli è stato beatificato: nel sacrificio supremo ha compiuto il senso della sua vita, immolandosi per gli altri.

La postfazione di Carla Bianchi Iacono e la “Storia per immagini” concludono il libro, in cui la figura di Teresio è arricchita dalle sue lettere e dagli scritti delle persone che lo conobbero, nella sua profonda interiorità, vissuta concretamente con l’offerta della vita per l’amore dei fratelli in cui vede l’immagine di Cristo.

TERESIO OLIVELLI –Ribelle per amore – AVE – euro20.00

 

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