Sondrio , 12 novembre 2019   |  

Recupero cascine dismesse per valorizzare patrimonio immenso

Norma approvata e nuova vita a edifici abbandonati per creare posti di lavoro e turismo rurale

«Il recupero a burocrazia zero delle cascine lombarde dismesse è una opportunità straordinaria per il nostro territorio. Offrirà la possibilità di valorizzare un patrimonio senza eguali in Europa garantendo la multifunzionalitá che è propria dell’agricoltura moderna. Gli edifici agricoli sono spesso abbandonati a causa della evoluzione produttiva e normativa di una attività sempre più avanzata sotto il profilo tecnologico. È auspicabile il recupero attraverso l’attività agricola, ma bisogna essere realisti e prendere atto che una cascina viene dismessa quando non è più utile. Per recuperare questo patrimonio bisogna pensare ad ampliare la possibilità di utilizzo con attività compatibili con il contesto agricolo. Le cascine abbandonate in Lombardia potranno per esempio ospitare attività ricettive, centri ippici, attività residenziali e di piccolo commercio. Questo potrà creare indotto e posti lavoro e renderà le nostre campagne fruibili anche a un più ampio turismo rurale come già avviene in altre regioni italiane. Stiamo cercando di dare un futuro a un patrimonio significativo oggi fatiscente, abbandonato e privo di una chiara funzionalità». Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi. Il Consiglio regionale lombardo ha infatti approvato la nuova legge sulla rigenerazione urbana, che contiene anche un articolo riguardante la semplificazione normativa per il recupero delle cascine dismesse in Lombardia.

Si stima che gli edifici rurali abbandonati nella nostra regione siano circa 30.000. Grazie alla nuova norma, il recupero di questi immobili verrà riconosciuto come un’attività di pubblico interesse, per ragioni storiche, culturali e territoriali. Si potrà dunque realizzare in deroga ai Pgt (Piano del Governo del territorio)  e ai piani territoriali attraverso una delibera comunale semplificata. Sarà possibile ampliare la superficie lorda del 20% e cambiare la destinazione d’uso, con alcune preclusioni: la media e grande distribuzione commerciale e la destinazione produttivo-industriali, per salvaguardare la storia degli edifici. Il tutto con il limite di non interferire con l’attività agricola esistente e limitando l’impatto ai soli edifici rurali dismessi da almeno tre anni ed esistenti alla data di approvazione della legge.

«Si tratta di una norma che vuole valorizzare le aree agricole. Ricordo che sarà comunque il Comune ad avere voce in capitolo sugli interventi, che dovranno essere approvati attraverso una delibera. Questo mette al riparo da interventi scriteriati e tutela l’autonomia decisionale degli enti locali. La norma mira a rivalutare il patrimonio esistente. Salvaguarda quindi le aree agricole da nuove edificazioni e di conseguenza dal cemento» conclude Rolfi.

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