Sondrio, 14 settembre 2019   |  

Prima di giudicare pensa!

di Gabriella Stucchi

L’autore offre riflessioni e indicazioni per conoscere noi stessi, il nostro ego, e per capire quanto il nostro giudizio sugli altri debba sempre essere ispirato dall’amore vero e dal rispetto reciproco.

Prima di giudicare

Nella prima parte del libro, dopo aver spiegato il significato etimologico del termine (giudicare significa valutare, stimare, esprimere un’opinione) l’autore evidenzia due tipi di giudizio: quello genuino e quello tossico. Il primo sottolinea un comportamento dell’altro e mostra come migliorare una
determinata prestazione.

Il giudizio tossico ha come fine di far sentire l’altro in colpa, svalutando la sua personalità. Ciò avviene per lo più alle spalle, spesso spinti dall’invidia nei confronti di chi si dà da fare, trovando i difetti e facendoli oggetto di critiche. Per superare questi stati d’animo occorre stabilire un contatto di empatia, grazie alla quale è possibile entrare in sintonia con le persone con le quali si interagisce, affermando il rispetto e la fiducia come valori fondanti.

L’autore affronta poi il delicato problema dei giudizi sui social, soffermandosi in particolare sul cyberbullismo, riportando i contenuti della legge 71/2017, in cui si definisce il fenomeno e si riferiscono le indicazioni a tutela dei minori. L’autore richiama che è necessario soprattutto far superare alla vittima il senso di solitudine e di esclusione, instaurando un rapporto di fiducia che faccia crescere la propria autostima. La prevenzione è ancora più importante e si effettua sul piano educativo: aiutare i ragazzi ad assumere un maggior senso di responsabilità, maggior sicurezza di sé, educazione all’utilizzo corretto di cellulare e computer, con le dovute protezioni e cautele, ponendo al primo posto il valore del rispetto della persona.

Anche l’amicizia ci riporta al tema del giudizio. La vera amicizia si fonda sulla fiducia, sul rispetto, sulla capacità di dire direttamente ciò che si pensa dell’altro, gioendo dei successi e rilevando con discrezione le inadeguatezze.
La famiglia è un altro luogo in cui il giudizio ha un valore fondamentale. Per educare i figli al meglio occorre evitare alcuni atteggiamenti nocivi: essere ipercritici; punire le emozioni negative; far sentire in colpa.
La scuola segna l’incontro con realtà nuove: insegnanti, studenti. Il professore deve cercare di comprendere, è colui che utilizza ciò che accade per spiegare la vita; è colui che fa emergere i talenti e le risorse individuali creando un clima di comprensione reciproca.

L’autore si sofferma poi sul mondo del lavoro: suggerisce di aver fiducia nelle proprie abilità, non cedere allo sconforto in caso di insuccesso, contando anche sulla solidarietà con i colleghi. Nei casi di mobbing (violenza psicofisica e molestia morale sul lavoro) è necessario evitare reazioni immediate e, se si protrae, consultare chi può difenderci, segnalare, denunciare.

Nella seconda parte del libro l’autore esorta ad esaminare se stessi, cioè il proprio ego, per favorire e promuovere relazioni genuine, evitare stereotipi, cioè schemi mentali per valutare le persone, ed anche pregiudizi. Per questi ultimi cita come esempi due figure note: Nelson Mandela (una storia che insegna ad alzare la testa) e Adolf Hitler, emblema di come il pregiudizio sia divenuto arma di distruzione di massa. Ecco allora le 5 A per superare i pregiudizi: 1) Accogliere; 2) Ascoltare; 3)Astenersi dal giudizio; 4) Abbracciare l’umanità e rispettare l’identità altrui; 5) Amare la libertà per condividere spazi di comprensione e di crescita comune.

“Guarire dal giudizio con l’amore” è il titolo della terza parte del libro, in cui l’autore riporta passi evangelici e due meditazioni mattutine di papa Francesco, in una delle quali ricorre l’espressione nota di non “chiacchierare” dell’altro. L’autore cita poi alcuni esempi concreti di persone da lui conosciute in cui rileva che in ciascuno di noi c’è un’energia che genera la vita con cui possiamo trovare la strada giusta per realizzare ciò che siamo.

L’autore suggerisce poi i 7 passi per liberarsi da proprio giudice interiore: 1): accettarsi come si è; 2) amare i propri difetti e cambiare prospettiva; 3) trovare tre lati positivi di noi e focalizzarsi su ciò che ci libera; 4) usare un po’ di ironia; 5) imparare dagli errori; 6) godersi le cose belle che capitano; 7) diventare il nostro migliore alleato.
L’autore aggiunge alcuni passi di trasformazione per chi emette giudizi tossici sugli altri: attivare empatia; verificare se ciò che si dice è verità; coltivare uno spazio di silenzio interiore.

L’autore offre riflessioni e indicazioni (sempre ben documentate con citazioni di autori di ogni religione e nazionalità), per conoscere noi stessi, il nostro ego, e per capire quanto il nostro giudizio sugli altri debba sempre essere ispirato dall’amore vero e dal rispetto reciproco.

Salvo Noè “PRIMA DI GIUDICARE PENSA!” San Paolo – euro 16.00

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