Sondrio, 23 novembre 2019   |  

"Poveri noi"

di Gabriella Stucchi

“Carità fatta con la carità”

Poveri noi

Romano Cappelletto, coautore con Elisa Storace del libro, ne esprime nella Premessa il contenuto: commentare in forma dialogica, anche con interventi di “amici”, le dichiarazioni di don Pietro Sigurani, che a Roma nella basilica di Sant’Eustachio ospita il ristorante dei poveri, accoglie persone in difficoltà, e nella Casa della Misericordia offre docce, pc e persone con cui parlare.

Si parte dall’infanzia di Pietro, nato nel 1936 sotto il regime fascista, in una famiglia molto semplice; la mamma Irma molto credente, il papà Francesco socialista, entrambi accomunati da un senso di empatia verso i poveri. I ricordi della guerra, i bombardamenti, la morte del papà, mentre guidava un camion con alcuni bambini, pure loro colpiti da una bomba....Povertà, miseria, trasferimento da una casa-palestra a una casa sul Tiburtino III...

In Pietro fin da piccolo è sempre forte il desiderio di diventare prete e in terza media entra in pre-seminario, dove fatica ad accettare la rigidità delle regole, la difficoltà di un colloquio aperto con il rettore. Un clima di incomprensione, di diffidenza nei confronti della sua vocazione anche nel seminario maggiore. Superate le difficoltà, Pietro è ordinato sacerdote il 7 maggio 1960. Nei primi anni di sacerdozio nella parrocchia di Santa Emerenziana a Roma a don Pietro succedono casi “strani”, ad esempio “terrorizzato” si trova davanti per la confessione Aldo Moro, che alla fine gli dice: “Si ricordi che in ogni momento, comunque si senta, abbiamo tutti bisogno del suo ministero”.

Don Pietro racconta poi la prima “missione” da viceparroco nella chiesa di sant’Ignazio di Antiochia: insegnante di religione, con il proprio stipendio offre un pellegrinaggio di otto giorni a Lourdes ai ragazzi baraccati di via Rapolla. Una gioia ed un entusiasmo incredibili!

Sono gli anni del Concilio e don Pietro sostiene alcuni principi che poi saranno legalizzati nelle norme conciliari, come il ruolo importante dei laici, la liturgia, insieme al desiderio di apertura, di fronte alla razza e allo straniero.

Come aiuto cappellano ogni sabato nel carcere di Regina Coeli esercita il suo ministero di misericordia, ricevendo gesti di gratitudine da parte dei detenuti.

Nominato nel 1971 primo parroco nella parrocchia che poi diventa Santa Caterina da Siena, già nel 1975 arriva un’altra nomina, come parroco della parrocchia della Natività, al centro di contrasti politici sempre più accesi. Con coraggio don Pietro riesce a placare gli animi e, con la collaborazione di don Luigi Di Liegro che aveva fondato nel 1979 la Caritas diocesana di Roma e della Comunità di Sant’Egidio, apre la prima mensa serale di Roma.

Il numero di immigrati è enorme e si cerca di smistare in alcune strutture. Di fronte alle difficoltà di relazione, anche per la lingua, nel 1990 don Pietro decide di andare nel sud della Tunisia, dove con alcuni giovani costruisce molte case e due scuole di formazione anche con l’aiuto della Regione Lazio guidata da Francesco Storace. Poi, trasferiti a Roma, si cerca per loro lavoro in Italia. Per le ragazze tunisine è stata realizzata una piccola azienda per lo stoccaggio dei datteri.

Purtroppo dopo soli quattro anni con la legge Bossi-Fini tutto crolla. Si apre allora una nuova pagina: si trasferisce presso il complesso abbaziale delle Tre Fontane e si propone di ristrutturare il luogo importante per la città e la Chiesa, ottenendo il consenso del Vicario di Roma, card. Ruini, e dell’abate amministratore. Nel restauro vengono costruite casette per i richiedenti asilo, un centro di accoglienza, una struttura per i malati di Alzheimer...Ma dopo qualche mese a don Pietro viene richiesto di andare a Sant’Eustachio (non più parrocchia), all’interno della quale tre-quattro volte all’anno offre ai bisognosi il pranzo pagato dagli aiutanti laici. Le prime reazioni degli abitanti si placano a poco a poco, anzi, inizia una collaborazione anche con la ditta di catering Vivenda e arrivano ogni giorno centoventi pasti completi, oltre a volontari che aiutano nelle diverse mansioni. Il culmine è la “Casa della Misericordia”, ristrutturando locali sottostanti la basilica; difficoltà, ma anche aiuti concreti da politici e consensi di cardinali: l’inaugurazione il 22 settembre 2018.

In essa, oltre allo spazio caffè, si è formata l’Università degli Scartati”, dove i volontari fanno lezioni di italiano o di computer per “includere” i bisognosi nella società, anche attraverso il lavoro.
Il 18 novembre 2018 si sono inaugurate le docce e i bagni e si pensa per il futuro, negli spazi rimanenti, di offrire anche un presidio medico o una lavanderia ai frequentatori della Casa.

Il messaggio di don Pietro: “Accanto ai luoghi della celebrazione e della catechesi far sorgere il luogo del servizio ai poveri. Luoghi della carità fatta solo con la carità”.

Ogni capitolo è accompagnato dal “contributo” di una persona autorevole che, facendo riferimento alla propria esperienza, aiuta a comprendere il significato di un’immagine viva della Chiesa che accoglie i poveri e li aiuta ad acquisire la propria dignità. Così mons. Giancalo Bregantini, Fausto Bertinotti, Livia Turco, card. Matteo Zuppi, Pietro Grasso, card. Konrad Krajewski. Anche i responsabili, i volontari, i commercianti e i ristoratori che operano nella “Casa della Misericordia” aggiungono il loro plauso, mentre Pietro Bartolo, padre Alex Zanotelli, Giovanni Maria Flik, Andrea Monda, Simone Cristicchi e Marco Damilano esprimono le loro opinioni sulla solidarietà, colonna portante di un mondo che purtroppo è chiuso nei propri egoismi.

Nella conclusione Elisa Storace, dopo aver citato una frase di don Primo Mazzolari del 1957 tratto da “La parrocchia”, scrive: “Nella casa della Misericordia don Pietro ‘distribuisce’ il suo cuore ricolmo di Vangelo”.

Un libro che scuote il cuore per il coraggio che anima don Pietro, stupisce per l’incisività degli interventi degli “amici”, fa riflettere e incita ad uscire dalle proprie barriere per aprirsi all’altro, che attende un aiuto e che a sua volta sarà di aiuto.

Romano Cappelletto – Elisa Storace “Poveri noi!” – Paoline – euro 15.00

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