Milano , 02 novembre 2016   |  

Milano, per tre giorni, incontra la montagna

di Donatella Salambat

“Cime a Milano”, evento che si svolge presso l'Università Statale di Milano dal 3 al 5 Novembre, ospiterà, tra gli altri, Nives Meroi e Francesco Moser

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“Cime a Milano” è una manifestazione che l'Università della Montagna e il Club Alpino Italiano offrono alla città di Milano. Le cime, oltre a quelle delle montagne, sono anche metafora della qualità di quelle persone che con il loro ingegno e capacità innescano processi di innovazione e crescita dei territori montagnosi.
L'evento si svolge nella sede dell'Università Statale di Milano, in via Festa del Perdono 7, dal 3 al 5 Novembre, con giornate ricche di appuntamenti e di ospiti speciali come Nives Meroi e Francesco Moser, che esporranno le loro esperienze.

Il 4 e 5 Novembre sono previsti anche laboratori interattivi destinati soprattutto ai ragazzi. Nives Meroi porta al Cime il primato dell'alpinismo al femminile, l'unica donna che ha scalato tredici delle quattordici vette sopra gli 8000 metri, tutte raggiunte senza l'utilizzo di ossigeno supplementare. Nives si è avvicinata all'alpinismo poco più che adolescente e a 17 anni ha iniziato a salire le prime vie. All'età di 19 anni ha incontrato Romano, che da quel momento è diventato il suo compagno di cordata e anche di vita.
Nella loro carriera i due scalatori hanno percorso le vie più difficili delle Alpi come la prima impresa invernale al Pilastro di Piussi alla parete Nord del Piccolo Mangart di Coritenza e quella alla Cengia degli Dei, sullo Jof Fuart.


Per soddisfare la loro “fame” di avventura hanno successivamente affrontato catene montuose e vette sulle Ande, Himalaya, Karakorum, “k2” in salita e discesa in cinque giorni in completa solitudine, Everest, il “tetto del mondo” e, il 12 Maggio di quest'ano, la cima del Makalu, considerata la quinta montagna della terra, che hanno scalato senza ossigeno, senza portatori d'alta quota vivendo un esperienza tanto affascinante quanto sfibrante.

Nives Meroi afferma che l'alpinismo è una disciplina, uno stile di vita dove forza di volontà, passione e umiltà sono i valori che portano al successo.
Una donna, ma anche una leggenda dell'alpinismo. La sua voce, che abbiamo ascoltato dal vivo nelle poche battute che siamo riusciti a scambiare con lei, ci è apparsa squillante e serena. Con determinazione ci ha espresso il suo pensiero. «La montagna ti rende consapevole dei tuoi limiti», dice, «e quindi ti fa capire quando è il momento di abbandonare. In talune circostanze la sento come un'amica e le parlo. Attraverso il suo chiacchiericcio leggero mi insegna ad essere responsabile della mia vita, ma anche di quella altrui e, al tempo stesso, mi rendee libera nelle scelte. Per esempio, mi aiuta a prendere la decisione di proseguire o di lasciare un' arrampicata».


Nives sarà presente il 4 novembre a “Cime in montagna” dove parlerà dell'esperienza himalyana, ma sarà anche l'occasione per descrivere come è cambiato l'approccio all'alpinismo professionistico negli ultimi anni. Il suo modo di vivere la montagna, così come da lei descritto, è “pulito”, rispetto a quello diffuso di un turismo alpestre consumistico, che obbliga molti alpinisti «a vivere terrorizzati dal fallimento». La montagna, al contrario, a volte ti spinge a tornare indietro, a rinunciare, perché, ribadisce Nives, «insegna a conoscere i propri limiti e ti fa capire quando è il momento di rinunciare o di proseguire un arrampicata. Non si tratta di una sconfitta, ma di un'occasione per prepararsi e poter affrontare al meglio una nuova sfida».

“Cime”, quindi, oltre che imprese alpinistiche, vuole essere espressione vitale di tutta la montagna, compresa la sua “difficile” agricoltura, come le coltivazioni di frutta e della vite. Francesco Moser diventa così un felice connubio tra sport e agricoltura di montagna. Ex ciclista, con 273 vittorie tra cui il Giro d'Italia nel 1984, Moser, uomo semplice con uno spirito contadino, chiusa la lunga parentesi sportiva è tornato all'attività di famiglia, quella vitivinicola. In Val di Cembra (Tn) a Maso Villa Warth, un piccolo borgo alla periferia di Trento che una volta era dimora vescovile, ha fatto prosperare la sua azienda. Con i figli Francesco, Carlo e Ignazio coltiva diverse varietà di uve. La sua azienda esporta vini in Germania, Belgio, America e Cina.


Quello che dirà a Cime, Francesco Moser ce lo ha cortesemente anticipato. «Insiterò sulle difficoltà di produrre vino in montagna», afferma. «Anche se oggi, rispetto al passato, molti agricoltori sono aiutati dall'introduzione della meccanizzazione, coltivare la vite in Trentino, come in Valtellina, del resto, è piuttosto difficile. Qualcuno parla di “viticoltura eroica”. Nonostante ciò vivere nella vigna a contatto con la natura ripaga di tanti sacrifici. Produrre il vino è mestiere duro, ma terra, piante, fiori e frutti, se li rispetti, ti insegnano sempre qualcosa».


Nives Meroi e Francesco Moser, due testimoni che amano e vivono la montagna in modi diversi, ma entrambi portatori di un unico stile di vita che esalta valori di cui tanto la nostra società ha oggi bisogno: spirito di sacrifico, rispetto dell'ambiente, pazienza e tenacia.

 

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