Chiavenna, 02 novembre 2019   |  

Leonardo a Chiavenna

Leonardo da Vinci, di cui quest’anno si ricorda in tutto il mondo il 500° anniversario della morte, fu nel Lecchese, risalendo in Valchiavenna e poi in Valtellina, quando era al servizio degli Sforza di Milano con Ludovico il Moro

Il testo di Leonardo visto dallinterno del portico del municipio. 1

Il testo di Leonardo sulla Valchiavenna, riprodotto su un pannello trasparente nel portico del municipio di Chiavenna.

La mostra, realizzata dall’arch. Raouf Gharbia in collaborazione con il Comune, la Comunità montana  è allestita presso il salone di rappresentanza del palazzo Pestalozzi-Luna a Chiavenna e sarà inaugurata sabato 9 Novembre alle 17 con visita guidata.

Rimarrà aperta fino a domenica 8 dicembre, tutti i giorni dalle 14 alle 19. Al sabato, dalle 16 alle 19, si terranno visite guidate. L’ingresso è gratuito. Sabato 23 Novembre alle 17, nella sede della mostra, avrà luogo una conferenza a cura di Guido Scaramellini, Raouf Gharbia e Giancarlo Colombo. Per le scuole, previa prenotazione (cssvalchiavenna@gmail.com, tel. 0343 35382)  sarà possibile effettuare  visite guidate con mini laboratori (inchiostro, penna d’oca, calami ecc.)

Al mattino di venerdì per le primarie e di sabato per le medie e superiori, previa prenotazione.

È noto che il grande Leonardo da Vinci,  fu nel Lecchese, risalendo in Valchiavenna e poi in Valtellina, quando era al servizio degli Sforza di Milano con Ludovico il Moro. Rimane di questi suoi viaggi una testimonianza preziosa, costituita dai suoi appunti autografi, inseriti nel Codice Atlantico, che oggi si conserva alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Una raccolta di migliaia di disegni, progetti, brevetti, calcoli, ma anche – più raramente – di notizie sui luoghi da lui visitati.

Era il 1490, secondo la datazione oggi prevalentemente accolta, quando Leonardo scrisse le due pagine dello stesso foglio con appunti intitolati “Lago di Como” e comprendenti nell’ordine Valchiavenna, Valsassina, val Varrone, Bellagio, Valtellina, Bormio e ancora Valsassina. Si tratta di una cinquantina di righe, scritte da destra verso sinistra, come prevalentemente usava Leonardo, sotto forma di appunti, senza un preciso ordine.

Per la “Val di Ciavenna” e per la “Voltolina”, il genio rimase colpito dalle montagne sterili, altissime e terribili, coperte di abeti, larici, pini e popolate di daini, stambecchi, camosci e “terribili orsi”. Questi venivano catturati con delle trappole dalla gente del posto, che, ad uno come lui, uomo di collina, sembrò salirvi “a 4 piedi”, data la ripidità. Particolare attenzione riserva all’acqua e, dopo aver presentato la Mera “che mette in esso lago”, parla dei cormorani, questi uccelli d’acqua che qualcuno oggi vorrebbe giunti in valle recentemente. Non manca di annotare “le belle chadute d’acqua di 400 braccia, le quali fanno bel vedere”, riferendosi alle cascate dell’Acquafraggia a Piuro. Infatti dalla lunghezza indicata per la Valchiavenna (20 miglia) si desume che seguì la Mera fino a Villa, escludendo la valle Spluga. Parla anche della fluitazione, cioè del trasporto dei tronchi tagliati lungo il fiume e, insieme, osserva: “Truovasi di miglio in miglio bone osterie”. Poiché in nessun altro suo appunto se ne parla, essi sono molto probabilmente i crotti.

Sulla Valtellina, che “fa vini potenti e assai”, ma anche molto latte, prima di dare una specie di paniere con i prezzi dei prodotti alimentari più comuni, dal pane al vino, dalla vitella al sale, al burro e alle uova, parla dell’Adda, a dimostrazione della sua attenzione all’acqua, dove, fidandosi probabilmente di quanto riferitogli, fa nascere il fiume a 40 miglia da Bormio. Un errore, insieme a vari calcoli aritmetici che non tornano, che avvicina un po’ di più il genio a noi. A Bormio dedica solo tre parole ai bagni, passando poi a parlare della fonte Pliniana presso Como, ma già, parlando della val d’Introzzo, aveva ricordato che su quelle nevi “piene sempre di neve” nascono gli ermellini.

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

29 Marzo 1848 inizia la prima guerra d'indipendenza italiana: le truppe piemontesi varcano il Ticino per scontrarsi con quelle austriache

Social

newFB newTwitter