Como, 30 settembre 2019   |  

Le figlie di Sherazade

di Donatella Salambat

Rita El Khayat, scrittrice, giornalista e psichiatra di origine Magrebina, si è occupata nella sua carriera della situazione femminile del mondo arabo. In questo libro redige un'accurata analisi storica, antropologica e culturale descrivendo i vincoli nelle quali le donne arabe sono costrette a vivere in una società strutturata sul patriarcato

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Rita El Khayat nasce nel 1944 a Rabat in Marocco ed una delle prime donne ad esercitare la psichiatria nel Maghreb. Giornalista, speaker, lavora per l'emittente televisiva e per il centro cinematografico marocchino, nella sua terra può definirsi una pioniera. Nel 1999 è stata la prima donna nella storia del Marocco a scrivere a un sovrano chiedendo più diritti e meno discriminazioni per le donne. Candidata al Premio Nobel per la pace nel 2008.

Rita si è occupata sempre della situazione femminile nel mondo arabo. Nel libro “Le figlie di Sherazade” edito da Jaca Book 2019, nelle 234 pagine approfondisce la situazione femminile del mondo arabo.

L'autrice redige un'accurata analisi storica, antropologica e culturale in cui descrive le continue ingiustizie subile dalle donne costrette a vivere in una società strutturata sul patriarcato.

La scrittrice scrive senza mezzi termini che il femminismo in terra araba è stato solo superficiale e non ha avuto conseguenze a lungo termine. Le donne arabe vivono sotto la tutela assoluta del padre fino a quando non sono sposate; sono considerate come minori agli occhi della Legge, ogni atto giuridico che le riguardi deve passare attraverso un elemento maschile della famiglia in mancanza del padre e del marito tocca al fratello fino arrivare allo zio o addirittura al figlio; non hanno la tutela dei propri figli e non hanno nemmeno diritto di chiedere il divorzio; queste sono solo alcune delle caratteristiche della società araba nelle quali le donne vivono regole che hanno contribuito a renderle degli esseri impotenti, vivono come individui esclusi e lasciati fuori da ogni decisione. La loro unica utilità è quella “di fare figli” riproducendo le società unicamente così come l'hanno trovata venendo al mondo.

Rita attraverso i suoi studi riportati in questo libro punta i riflettori anche sulla debolezza economica del mondo femminile, che ha condizionato nel corso dei secoli la loro evoluzione e la loro storia personale e sociale. La donna nel mondo musulmano eredita la metà rispetto agli uomini.

La realtà femminile araba appare molto più complessa di come viene presentata. Un esempio sono le donne musulmane che migrano in Europa. Le vediamo tutti i giorni per le nostre strade, vengono velate dai loro uomini, proprio quegli uomini vogliono le donne sottomesse, in Europa la terra definita dei diritti umani.

L'autrice nel libro ribadisce in più punti quanto lavoro ci sia ancora oggi da fare. Le donne dei paesi arabo-islamici sono le meno alfabetizzate del mondo e nulla muterà se la condizione del mondo femminile non cambierà.

Rita El Kayhat parla e scrive da trent'anni sul tema dell'emancipazione femminile nei paesi arabi ponendo la questione di un cambiamento urgente e radicale della società. Il progresso del mondo arabo è strettamente legato all'emancipazione delle donne. Soltanto emancipandole sarà possibile la trasformazione della società araba che quotidianamente genera ingiustizie privilegiando l'uomo rispetto alla donna. Il cambiamento sarà possibile solo grazie alle donne o non si farà.

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