Sondrio , 26 giugno 2019   |  

La Chiesa nelle città

di Gabriella Stucchi

“Ogni cittadino può e deve apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune”.

La chiesa nella citta1

Dopo l’interessante Prefazione di Antonio Maria Baggio e alcuni passi di Giorgio La Pira, l’autore, don Giovanni Momigli, direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale e Lavoro dell’Arcidiocesi di Firenze, nell’Introduzione sottolinea come, prima di iniziare un discorso sulla città e sulla Chiesa, è indispensabile rilevare le profonde trasformazioni in atto nel mondo contemporaneo. L’autore analizza i vari aspetti e conclude che il cristiano deve contribuire a costruire città in cui le relazioni siano più vive e fraterne.

“Il volto della città” è il titolo del primo capitolo: l’autore, rilevando le continue trasformazioni del contesto urbano, dichiara che per comprendere bisogna partire dalla molteplicità dei suoi “volti”, intendendo con questo termine le alterità, le opportunità, le sfide...Le modalità che caratterizzano le relazioni interpersonali sono essenziali per assicurare il bene di ciascuno, e quindi della città. Altro punto importante è conoscere la storia della città, e risalire a colui che le ha dato inizio, insieme a coloro che hanno contribuito alla sua crescita, con i loro costumi, le loro usanze.

Nelle città contemporanee, con una società individualistica e post-moderna, occorre coniugare e valorizzare non solo ciò che unisce, ma anche le differenze di etnie, religioni, di cultura e stili di vita. L’autore affronta poi il tema dell’immigrazione, esaminando i vari aspetti che presenta sia nei luoghi d’origine, sia sugli imbarchi, sia sugli sbarchi, puntando sulla cooperazione con uno sguardo equilibrato e sostenibile, riflettendo anche sul ruolo dell’Europa nell’attuale contesto geopolitico. Non bisogna inoltre trascurare che le forme di accoglienza e di integrazione non funzionano, dando spazio anche a chi specula. È quindi indispensabile, dice l’autore, gestire dei progetti, ad esempio da parte di società sportive o culturali, che favoriscano il coinvolgimento della popolazione locale, anche creando interazione e sinergia fra territori, senza che ciascuno perda la propria identità.

Nella città è importante tenere vivo il tessuto relazionale della comunità, che si proponga di costruire un progetto comune, con pluralità di espressioni (confessione religiosa, nazione o città di provenienza, storia di borghi o quartieri). Questo si esprime anche nella festa, che vissuta insieme rappresenta un’alternativa alla vita quotidiana. Anche la pastorale della Chiesa deve richiamare il carattere festivo della dimensione religiosa, da non ridurre a puro divertimento, ma aprire alla trascendenza.
Anche i nuovi mezzi di comunicazione attraverso Internet devono aiutare a vivere con una consapevolezza sempre maggiore, ponendo al centro l’uomo nei suoi valori essenziali.

L’autore prosegue sottolineando che nei processi di progettazione e di governo della città occorre promuovere modalità di stare insieme nella diversità, favorendo la partecipazione attiva di un popolo plurale nella sua composizione, ma capace di trovare la sua unità su alcuni valori condivisi e sullo scopo da perseguire. La città ha bisogno di sinergia fra esperienze e visioni diverse per costruire legami di solidarietà.

L’autore dedica largo spazio alla valorizzazione dei processi educativi, chiarendo che non è sufficiente per il pieno sviluppo della personalità umana la sola istruzione professionale, tecnica o scientifica, ma occorre dare spazio ad approfondimenti antropologici, umanistici, artistici e religiosi.

L’attuale processo di globalizzazione, che rende le città sempre più plurali, richiede un progetto politico che tenda all’inclusione, con una visione di sviluppo integrale e sostenibile. Questo esige la valorizzazione dell’etica e una rinnovata cultura della politica capace di rimettere al centro l’uomo e di riscoprire la pratica del bene comune. L’autore si sofferma molto su questi aspetti, rilevando che è indispensabile un lavoro dal basso per uscire dalle secche del presente e ritrovare i necessari slanci vitali verso il futuro, favorendo le relazioni interpersonali e sociali. “Ogni cittadino può e deve apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune”.

“La città nella Bibbia” è il titolo della seconda parte del libro: in essa l’autore commenta alcuni passi di autori biblici e descrive il volto di alcune città: Enoc, costruita da Caino; Babele (Babilonia, personificazione della città del male); Gerusalemme, che nella visione di Isaia sarà meta di pellegrinaggi, punto di irradiazione della Torah, della Parola del Signore, dal cui ascolto scaturisce la pace.
Nell’Apocalisse la “Gerusalemme celeste” affratella tutte le nazioni e tutti i popoli, immersi nell’amore di Dio.

“La città vista da papa Francesco” riprende i molteplici riferimenti del Papa, che inizia col dichiarare la città “abitata da Dio”, per cui il cristiano deve abitare attivamente, per costruire un mondo migliore, dialogando con tutte le culture, per diventare “popolo”, vivendo concretamente la dimensione relazionale. “Fraternità”, “Sinodalità”, “Comunità” sono i criteri di riferimento per la costruzione di una città libera, aperta, giusta.

Il libro è molto interessante e, oltre a riferimenti biblici, ecclesiali, filosofici e storici, offre spunti concreti molto utili per dare un volto “umano” alla città, a cui tutti devono contribuire, secondo il principio della corresponsabilità in vista del bene comune.

Giovanni Momigli “LA CHIESA NELLA CITTÀ – Edizioni ARES – euro16.00

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