Sondrio , 16 ottobre 2020   |  
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In provincia di Sondrio chiuse 134 aziende nel primo trimestre

di Alberto Comuzzi

Gli indici della Camera di Commercio fotografano una situazione molto preoccupante. Il Governo appare sempre meno idoneo a risolvere la pesante crisi economica del Paese

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Il Fondo monetario internazionale stima che il Pil (Prodotto interno lordo) dell'Italia s'è ridotto per il corrente anno del 10,6 per cento, a spanne circa 178 miliardi di euro in meno.

Il nostro Paese risulta all’ultimo posto nella classifica relativa ai Paesi del G7la Germania perde il 6 % del proprio Pil, la Francia il 9,8% come la Gran Bretagna,gli Stati Uniti il 4,3%, il Canada il 7,1% e il Giappone il 5,3%. La Cina, che ha infettato il Mondo, aumenterà invece il Pil del 3 per cento.

Ai 3,07 milioni di disoccupati italiani (senza contare i 3 milioni di coloro che non si attivano più per trovare un impiego), se ne sta per aggiungere un altro milione, stando alle previsioni del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

Il prossimo anno il tasso di disoccupazione salirà ulteriormente raggiungendo l'11,8 per cento (oltre 9 punti in più di quello della media europea).Questi dati si commentano da soli e, purtroppo per noi, fotografano la situazione reale in cui versa il nostro Paese.

Il virus di Wuhan ha certamente aggravato la già precaria fase congiunturale in cui si trovava l'Italia, ma a peggiorarne le sorti ha contribuito molto la dissennata politica governativa che non ha salvaguardato i soggetti che producono ricchezza: le imprese e le cosiddette partite iva.

Osserviamo ciò che accade nel nostro territorio: nel primo trimestre di quest'anno le 14.586 imprese iscritte nel Registro tenuto dalla Camera di Commercio di Sondrio calano di 134 unità (234 iscritte e 368 cessate).

Dalla tabella "Natimortalità delle imprese" apprendiamo che il commercio ha perso 57 aziende, l'agricoltura 37, altri servizi 35, l'alloggio e ristorazione 21, le costruzioni 18, mentre l'unico settore in controtendenza è quello della manifattura che registra due aziende in più.

Dal 2010 è la prima volta che anche a livello regionale e nazionale il saldo tra iscrizioni e cessazioni di imprese è negativo: in Lombardia il saldo passa da +1.642 a -2.347 unità; in Italia da +7.568 a -10.428. A parte i pensionati e i dipendenti pubblici, tutti gli altri italiani – chi più, chi meno – hanno subito contrazioni del proprio reddito, ma, quel che è peggio, molti, troppi, hanno perso il lavoro.

Il settore alberghiero e quello della ristorazione sono stati smisuratamente penalizzati e con loro, ovviamente, buona parte della filiera dell'enogastronomia, che è un vero e proprio vanto del nostro Paese. Ma come si fa a sostenere il turismo se si fanno chiudere migliaia di esercizi che ne costituiscono l'ossatura? Se chiudono le aziende diminuiscono i posti di lavoro, aumentano i disoccupati e quindi si contrae il gettito fiscale.

Domanda: con sempre meno soldi nella casse dello Stato, Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia e delle Finanze e il primo ministro, Giuseppe Conte dove vanno a prendere le risorse per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, la cassa integrazione, il reddito di cittadinanza, etc. etc?

Le persone di buon senso stanno con il Capo del Governo che dice: «Se falliamo sul Recovery Fund avrete diritto di mandarci a casa», o con il Presidente di Confindustria che sostiene: «Se si fallisce sul Recovery Fund si va tutti a casa»?

Persino il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui discrezione è da taluni scambiata per ignavia, ha spronato il Governo a dare risposte concrete e in tempi rapidi all'impiego dei fondi europei perché la ripresa economica sia celere. 

I bene informati confermano che i fondi arriveranno dall'Europa non prima dell'estate 2021. Nel frattempo gli indici della Camera di Commercio di Sondriodi quante aziende in più registreranno la chiusura e di quanti posti di lavoro persi daranno conto?



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