Sondrio, 21 settembre 2019   |  

Il nido di vetro. Una piccola storia d’amore

di Gabriella Stucchi

I ricoveri, le ansie, le emozioni e, infine, la gioia del figlio neonato di 830 grammi che esce dall’ospedale e inizia una vita normale.

Il nido di vetro

Dopo aver collaborato per diversi anni all’Università di Milano, Giuliana lascia l’ambiente accademico in attesa del suo secondo figlio, dedicandosi con tutto l’amore a Tommaso, che già ha frequentato il primo anno di scuola materna. Trascorre le vacanze in Val Vigezzo, nella casa dei genitori, compiendo passeggiate in mezzo a una natura meravigliosa, giocando con Tommaso e gioendo per quello che l’attendeva.
Una piccola macchia di sangue la mette in allarme, si fa portare dal padre in ospedale a Milano, mentre avvisa il marito Luca, impegnato per lavoro a Roma.

Il bambino viene monitorato e il giudizio è buono, ma dalla visita emerge una brutta notizia: “Sta perdendo il bambino morto”. L’attesa nella sala parto dove tutte le mamme mettevano alla luce bambini sani...L’arrivo di Luca...La notte attaccata alla flebo...Un vomito la fa trasferire nel reparto Patologia della gravidanza. Erano trascorse trentasei ore e nulla si muoveva...La perdita del liquido amniotico....La ripresa dei battiti del piccolo dopo alcuni attimi di silenzio...Passano i giorni, tra il logorio dei due genitori, che ricevono solo risposte incerte dai medici....Il bimbo era ormai di 23 settimane e, se fosse nato da quel momento in poi, sarebbe stato rianimato...Il colloquio con un neonatologo chiarisce le idee a Giulia e le infonde speranza, così che decide, con un lungo abbraccio con Luca, di volere il bimbo, col nome Matteo.

La degenza in ospedale continua, insieme ad altre mamme nella medesima condizione, con cui dialoga, anche se sono di diversa religione. Però in Giuliana il pensiero di seguire un bambino con problemi e renderlo felice comincia a diventare una certezza, nonostante il percorso difficile.

Le visite delle amiche, dei genitori, dei suoceri, l’abbraccio di Tommaso, che le porta una bellissima rosa rossa...Sono rapporti con la vita esterna che le sembra lontana, mentre Luca, nonostante gli impegni di lavoro, le è vicino, con ottimismo.

Il 14 agosto iniziano le contrazioni: il trasporto su una barella, l’ingresso in sala operatoria, circondata da anestesisti e infermieri. Al risveglio le viene comunicato che il bambino è stato intubato ed è in Terapia intensiva neonatale: il bambino è vivo!
Il papà mostra alla moglie la foto e dice che è bellissimo, ma minuscolo, come “una pallina da tennis”. In Giuliana scatta subito il desiderio di rendersi utile, usa il tiralatte e sente con questo di fare un dono al suo bambino.

Toccante è la descrizione della prima visita di Giuliana a Matteo in “Terapia intensiva neonatale”: spinta dal marito sulla sedia a rotelle, percorre il corridoio, vede attraverso i vetri le incubatrici con tutti gli apparecchi collegati, compie tutto ciò che è richiesto dalle istruzioni, e finalmente arriva a Matteo: “perso nell’incubatrice, come un uccellino spennacchiato caduto in uno strano nido di vetro, senza calore..”.
Pesa 830 grammi. Commovente è la descrizione di mamma Angela, che lo vede “bellissimo, con il naso perfetto, le labbra, gli occhi chiusi...”, ma soprattutto avverte il legame che la unisce a quel corpicino che avrebbe voluto tenere sempre con sé.

Anche dopo che è dimessa dall’ospedale, pur non tralasciando Tommaso, continua a visitarlo il pomeriggio, con il desiderio di poterlo appoggiare al suo petto.
Il momento arriva e le sensazioni di Giuliana sono commoventi: si sente felice e prega che questo possa ripetersi ancora. Così avviene e ogni pomeriggio trattiene tra le braccia Matteo, insieme ad altre mamme che, pur con storie diverse, vivono lo stesso dramma, che alla fine le fa sentire amiche. La grande emozione di Giuliana si realizza quando una dottoressa le permette di vedere il volto di Matteo senza la mascherina dell’ossigeno e la cuffietta: un tuffo nel cuore! Ancor più commovente e, tra l’altro, inaspettata, la gioia espressa dal fratello maggiore, Tommaso, nel vedere la manina di Matteo che si muove: anche lui fa parte di quella storia dall’esito sempre incerto.

A ottobre Matteo, dopo numerose analisi per chiarire i motivi di un gonfiore al pancino, subisce un difficile intervento: il taglio di dieci centimetri di intestino perché si era attorcigliato. La situazione è grave, perché si è aggiunto il blocco della diuresi Lo strazio, l’attesa...Il giorno dopo Matteo si riprende, lentamente, con la morfina per lenire il dolore provocate dalla grande ferita, che però si rimargina. Giuliana festeggia il compleanno di Tommaso perché non risenta del dramma del fratello. Nei giorni successivi Matteo viene messo in un’incubatrice aperta, con i vestitini. Ma si aggiunge un’altra dolorosa notizia: Matteo ha la Rop, malattia degli occhi tipica dei prematuri: occorre solo monitorare la situazione. Passano i giorni, ma un pomeriggio Giuliana scopre che Matteo è stato trasferito nella zona degli “immaturi”, in un nido normale, senza maschera dell’ossigeno, ma solo con il sondino gastrico. Sorge però un nuovo problema: il bambino diventa giallo, per una disfunzione del fegato.

La scintigrafia, la biopsia. Nulla di grave: il fegato è provato dalla quantità di medicine. Poi il controllo dell’udito, infine la risonanza cerebrale. Tutto bene, il 23 dicembre sarebbero usciti.

Questo si realizza veramente, tra i saluti, gli abbracci, i baci di infermieri, medici, mamme con cui si è condiviso quel tempo che sembrava interminabile...Si riprende la vita normale. Matteo ora ha quasi quattro anni e ha appena terminato il primo anno di scuola materna, è allegro e vivace.

Una storia molto commovente, soprattutto perché l’autrice riesce ad esprimere i sentimenti profondi che accompagnano ogni momento della lunga e travagliata vicenda che si conclude positivamente, grazie alla forza d’animo di una mamma che abbraccia il suo bambino come il tesoro più grande.

Giuliana Arena “Il nido di vetro” –SAN PAOLO – euro 15.00

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