Sondrio , 04 giugno 2018   |  

Il Museo di Storia e Arte di Sondrio dedica una mostra a Rosa Genoni

Il capoluogo sondriese dedica una mostra a una delle tiranesi più famose, Rosa Genoni. Donna dalla personalità straordinaria è riuscita a sottrarsi alla povertà, diventando sarta, stilista di fama internazionlae esportando il “Made in Italy” in tutto il mondo.

RG FOTO ROSA TANAGRA E CAPPELLO

Rosa Genoni indossa "Tanagra"

Dopo una serie di manifestazioni nelle maggiori città italiane come Milano e Firenze, anche Sondrio dedica una mostra a Rosa Genoni (Tirano 1867 – Varese 1954). L'esposizione nasce non solo con l'idea di far conoscere la storia di questa tiranese decisa a non arrendersi ad un destino di povertà raggiungendo importanti traguardi nel campo della moda e dell'insegnamento.

Il 6 Giugno, dalle ore 18 alle ore 21, presso il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio, si terrà il vernissage della mostra personale della pittrice Francesca Candito, “Negli occhi degli sconosciuti. Ispirata a Rosa Genoni”, alla presenza dell’artista, del critico e storico dell’arte Luigi Marsiglia, della Direttrice del Museo Alessandra Baruta e delle Istituzioni.

Al termine aperitivo con l’artista. La mostra rimarrà aperta nelle sale del Museo fino al 29 Giugno. La redazione di Valtellinanews ha rivolto alla pittrice Francesca Candito alcune domande su questa importante manitestazione.

Da quando dipingi ?
Forse la prima volta che capii che il mondo si poteva guardare attraverso mille sguardi diversi è stato quando mio padre cercò di insegnarmi come si allacciavano le scarpe . Ho osservato tutto quell’intrecciare laborioso e poi gli ho detto: “me le allaccerei così non come hai fatto tu “. Avevo forse 5 anni , non di più . Quel “sì “convinto che mio padre poi pronunciò fu un grande dono, mi aprì un mondo di libertà e sicurezza che difficilmente si può immaginare dietro a un paio di scarpe. Da lì pensai che nella vita prima di tutto sarebbe stato importante sentire il cuore e poi guardare il mondo senza paura del mio sguardo diverso, a volte non omologato. Questa libertà secondo me è la molla della creatività. Penso di aver cominciato la mia attività di pittrice in quell’istante. Da un laccio di scarpe [ che per altro allaccio ancora a “mio modo” senza capire tutti quei giri che fa la maggior parte della gente ]. Non smisi più. Incominciai dal Liceo Artistico poi Architettura poi l’Accademia di Brera.

Perché Rosa Genoni?
Rosa Genoni è arrivata inaspettatamente, l’ho conosciuta per caso a una mostra all’Archivio di Stato di Milano. Avevo già impostato il tema della personale di Sondrio: l’“empatia”. Lei, Genoni, donna dalle origini Valtellinesi, mi è sembrata la persona che più poteva trasmetterci il senso di questa parola in questo momento. Forse Rosa Genoni non è mai stata descritta sotto questo aspetto ma per me è questa la prima sua grande dote: la capacità di mettersi nei panni degli altri. Perché quando sai guardare “negli occhi degli sconosciuti” [ titolo della mostra] puoi aprire le porte alla creatività, alla politica per la Pace, alla moda e alla gente che incontri per strada. Questa è la spiegazione razionale, poi c’è stato il mio sentire interiore che mi ha detto: è lei la donna giusta per te. Ho fatto bene ad ascoltare il mio cuore, in questi mesi mi sono immersa in un mondo denso e profondo. È stata una ricerca che mi ha portata via per mesi tra la Parigi di ieri, le donne di oggi ancora ridotte a bambole come ieri, e i fiori di pizzo che profumano di aria nuova.

Francesca Candito, pittrice che nel 2017 ha ottenuto importanti riconoscimenti vincendo il Premio Basilio Cascella per la pittura ed è stata selezionata tra i finalisti del Premio Cairo Mondadori esposti a Palazzo Reale a Milano, in questa mostra ci guida ad attraversare un ponte temporale e a seguire quel fil rouge che porta all’attualità le tematiche sociali presenti nella figura femminile di Rosa Genoni.

Tra i pregi racchiusi nella personale di Francesca Candito allestita a Sondrio, c’è senza dubbio il compito di far conoscere, in maniera approfondita e sensibile, una figura indebitamente dimenticata o considerata a torto secondaria nel panorama culturale – politico e umano – del Novecento, sia italiano che europeo. Si tratta di Rosa Genoni (Tirano 1867 – Varese 1954) attivista, promotrice dei diritti d’uguaglianza declinati al femminile, antesignana del design creativo e della moda “made in Italy”, ma soprattutto donna libera, libera esistenzialmente e nel pensiero. Valtellinese, come lo è Francesca Candito, Rosa è un simbolo affascinante di un periodo in cui la libertà, in primis per le donne e per un proletariato ai margini dell’economia sociale agli albori della massificazione, era ritenuta più che altro un miraggio.

Non solo femminismo, non solo socialismo quello della Genoni, non solo Parigi e Milano: la sua scelta radicale è stata per una vita differente, una vita piena, totalmente sua. (Massimiliano Greco)

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