Sondrio, 20 dicembre 2019   |  
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I razzisti si denunciano alle Autorità, non su Facebook

di Alberto Comuzzi

Chi è a conoscenza di un reato deve comunicarlo alle Forze dell'ordine e ancor più spetta farlo ad un rappresentante delle Istituzioni.

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Non sono ancora del tutto chiari i contorni della vicenda della mamma ventiduenne di origini nigeriane che sarebbe stata malamente insultata con epiteti razzisti al Pronto soccorso dell'ospedale di Sondrio sabato 14 Dicembre. Persino la notizia della perdita della bambina di cinque mesi con cui la giovane donna era giunta all'ospedale non avrebbe mosso a pietà alcuni pazienti in attesa di visita i quali avrebbero insistito nell' apostrofarla con ingiuriose parole cariche d'odio segregazionista.

A denunciare quanto accaduto nella sala d'attesa del Pronto soccorso è stata Francesca Gugiatti, 26 anni, consigliere comunale del Pd a Sondrio, nel corso di un incontro promosso dal Movimento delle sardine lo stesso sabato. Per amplificare la notizia l'esponente del Pd ha provveduto a postare la sua versione dei fatti su Facebook, provvedendo poi a cancellarla e a trasferirla in un'area accessibile esclusivamente ai propri amici.

Per quale motivo, vista la dimestichezza con i social, non abbia provveduto a documentare (con immagini e suono) il disgustoso comportamento razzista, resta un fatto poco comprensibile. Ancor meno comprensibile è la mancata denuncia alle Forze dell'ordine di un evento oggettivamente criminoso, così come è stato descritto.

L'esponente del Pd oltretutto riveste cariche istituzionali e il suo senso civico avrebbe dovuto muoverla a sporgere denuncia. Sarebbe stato il gesto più naturale e semplice da compiere.

Avere postato su Facebook le ingiurie razziste che sarebbero state rivolte ad una giovane nigeriana – e subito riprese con grande enfasi da tutta la stampa nazionale – ha avuto come effetto una pesantissima caduta d'immagine dei valtellinesi.

"Ma che gente vive in quella Valle?", si saranno chiesti molti italiani ascoltando e vedendo i telegiornali o leggendo i quotidiani più diffusi.La Valtellina e i Valtellinesi non meritano di finire sulla graticola massmediatica con l'accusa di essere razzisti. In rapporto agli abitanti la Provincia di Sondrio è quella che, accanto al Trentino, dà alla Chiesa cattolica il maggior numero di missionari ed è ai vertici delle iniziative di volontariato, laico e confessionale.

La Valtellina è una terra accogliente e generosa. Il carattere dei suoi abitanti non è incline a stravaganti effervescenze; il dolore, soprattutto quello lancinante di una madre per la perdita del figlio, è rispettato. Risulta pertanto piuttosto incomprensibile immaginare un sondriese che irrida alla sofferenza. Quando ciò fosse avvenuto, andrebbe precisato che trattasi di persona/e sicuramente disturbata/e.

Certamente non s'è mostrato razzista quell'ignoto automobilista che, notata la giovane mamma nigeriana scesa in strada a piedi nudi con il bimbo tra le braccia e in preda ad evidenti convulsioni, l'ha fatta salire sulla sua auto e s'è diretto, a clacson spiegato, all'ospedale, preoccupandosi nel contempo di chiamare il 118 perché fossero approntati i primi soccorsi.

Allo stesso modo esemplare è stato il comportamento di medici e infermieri che si sono prodigati nel prestare tutte le cure possibili alla bambina e, constatatone il decesso, tutta l'assistenza alla mamma e ad altri famigliari psicologicamente scossi dalla tragica perdita della piccola.

Purtroppo, in questa drammatica vicenda, i media si sono prestati a fare da cassa di risonanza ad un messaggio (senza verificarne tutti gli aspetti) postato in Facebook; messaggio che è diventato quindi fonte primaria di notizia.

Che aggiungere? I social media vanno usati con prudenza perché lanciare in rete messaggi dai contenuti delicati può avere effetti devastanti.

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