Sondrio , 24 dicembre 2019   |  

Feste natalizie e la loro origine

Semplice fissare la data della celebrazione della Pasqua più laborioso fu determinare la data per commemorare la nascita del Signore Gesù.

natale 1

Le festività natalizie  nella cultura occidentale sono legate all'idea dei regali e feste in famiglia, ma il Natale è anche una festa religiosa come spiega Mons. Marco Navoni dottore della Veneranda Biblioteca'Ambrosiana, nel suo libro “L'anno liturgico ambrosiano. Storia e spiritualità” e dal quale abbiamo attinto il testo qui pubblicato.

«Fin dalle origini fu relativamente semplice fissare la data della celebrazione della Pasqua, perchè i cristiani fecero da subito riferimento al fatto storico della Pasqua di Cristo, che secondo i Vangeli, era coincisa con la celebrazione della Pasqua ebraica, e quindi in concomitanza con il primo plenilunio di Primavera. Più laborioso fu invece determinare la data per commemorare la nascita del Signore Gesù. I Vangeli infatti non ci offrono indicazioni temporali precise sul periodo dell'anno in cui il Signore nacque a Betlemme. Oltretutto le feste natalizie si svilupparono in maniera organica solo nel secolo IV. Una delle spiegazioni tradizionali sull'origine di tali feste è quella che interpreta la festa del Natale di Gesù come la cristianizzazione da parte della Chiesa di una festa di antica tradizione pagana e che ancora veniva celebrata non solo dalle persone rimaste legate al paganesimo, ma perfino da molti cristiani, forse per il suo fascino e il suo significato: si trattava della festa del solstizio d'Inverno con la quale si commemorava la nascita del sole, celebrata in Occidente al 25 Dicembre e in Oriente al 6 Gennaio. Con il solstizio d'Inverno, infatti, la luce del sole comincia a riprendere il sopravvento sulla notte, il giorno si allunga progressivamente, mentre le ore di buio progressivamente si accorciano. Per celebrare questo evento naturale e stagionale, che vedeva come protagonista il Dio sole, i pagani avevano arricchito tale festa di affascinanti aspetti culturali e rituali, che contribuivano, con la loro tenace sopravvivenza nella vita sociale della gente, a distogliere i cristiani dalla purezza della loro fede, inducendoli a celebrare, spesso, in modo superstizioso, la nascita della divinità solare. Di qui si capisce l'azione della Chiesa, che da un lato conservò le vecchie date della tradizione classico-pagana, ma dall'altro le svuotò di contenuto, perchè sostituì al culto idolatrico del sole l'adorazione di Cristo, vero Dio e vero uomo, incarnatosi nel grembo della vergine Maria. In un'antica e anonima omelia degli inizi del secolo IV si legge, infatti, a proposito della data del 25 Dicembre”Questo giorno i pagani lo chiamano anche Natale del Sole invitto. Ma che cosa è così invitto come nostro Signore che annientò e vinse la morte? E se i pagani chiamano questo giorno Natale del Sole, Egli, Gesù Cristo, è il Sole di giustizia di cui ha parlato il profeta Malachia”. E così la Chiesa cominciò a celebrare, in polemica con i vecchi ma tenaci culti pagani, la nascita di Cristo, il vero sole invincibile, il sole di giustizia profetizzato da Malachia, il “sole che sorge dall'alto” annunciato da Zaccaria, padre di Giovanni Battista (cfr Lc 1,78) “la luce del mondo”, di cui si parla il Vangelo secondo Giovanni (cfr Gv 8,12) immensamente più splendente di quella che proviene dal disco solare che brilla nel cielo. E' facile allora comprendere perchè le feste natalizie abbiano conservato come loro caratteristica propria quella della luminosità: se leggiamo con attenzione gli stessi testi liturgici, ci accorgiamo che sono tutti intessuti di richiami alla vera luce che solo la nascita di Cristo si è diffusa nel mondo, mettendo in fuga le tenebre dell'errore dell'idolatria, della disperazione, della mancanza di fede. E' significativo, ad esempio, che l'orazione con la quale inizia la messa ambrosiana della mezzanotta di Natale non accenni neppure all'evento storico della nascita di Cristo ma lo presenti trasfigurato nel simoblismo della luce: 

O Dio, che hai illuminato questa santissima notte

con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo,

donaci di godere in cielo della sua stessa gioia

poiché abbiamo conosciuto in terra

il fulgore del suo mistero. 

Il breve richiamo a questi essenziali dati storici sull'origine delle feste natalizie nell'antica tradizione della Chiesa deve ora servire per una riflessione che sia utile anche alla nostra attuale vita di cristiani. Oggi non sopravvive più il culto pagano del Dio sole, ma sorgono e si rafforzano altri “culti pagani” , tipici della nostra società contemporanea, e che rischiano di irretire l'uomo, inducendolo a idolatrare realtà o fenomeni o ideologie propagandate come le nuove “luci” o i nuovi “soli”capaci di illuminare pienamente e definitivamente la vita umana. C'è ad esempio, il “culto della tecnologia”, presentata come il toccasana di tutto, come la “nuova luce” capace di risolvere tutti i problemi dell'uomo attraverso i suoi sofisticati programmi computerizzati, capace di illuminare tutte le oscurità dell'esistenza e di regalare la felicità con la semplice pressione di qualche pulsante.C'è il “culto dell'economia e del benessere materiale”, che pretende di rendere “radiosa” la vita, riempiendola di cose e di consumi, saziandola con le realtà di questa terra, considerate le uniche importanti e necessarie, per avere e per godere le quali è quindi lecito tutto.C'è il “culto dela libertà senza regole o norme”, una libertà che si fa “licenza” e che droga l'uomo moderno inducendolo a credere che solo facendo quel che si vuole o vivendo come più piace si è veramente emancipati e che solo così può trionfare la “luce del vero progresso” e si possono diradare le tenebre delle “oscuranitste” concezioni di chi vive secondo una norma morale.E potremmo ancora continuare, ma tanto basta per capire che ancora oggi proporre Cristo come luce per la vita dell'uomo non è anancronistico, bensì urgente aderenza alle necessità spirituali del nostro mondo: è Cristo, infatti, il sole di giustizia, l'unico capace di illuminare la vita e i veri problemi dell'uomo di sempre, l'unico che può dare la felicità autentica che riempe la vita del credente, l'unico che sa fare luce sulla strada dell'esistenza rivelando il bene e il male, l'unico che può salvarci dalla terribile illusione di poter vivere nella luce anche senza Dio, mentre in realtà sprofonderemmo sempre più nelle tenebre. In conclusione, al di là del loro dolce e un po' romantico fascino, le feste natalizie ci richiamano anche e prima di tutto a un rinnovato e coraggioso atto di fede in Gesù Cristo come unica luce della nostra vita, un atto di fede che esige poi coerente applicazione nell'esistenza concreta».

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