Sondrio, 01 ottobre 2021   |  
Opinioni   |  Politica

Una politica che rivaluti il Centro moderato

di Giulio Boscagli

La crisi di Forza Italia sbilancia il Centrodestra che per essere tale ha bisogno di una robusta componente di Centro

aaCroppedImage720439 piazza e nava

Mauro Piazza e Daniele Nava (foto archivio Resegoneonline)

La recente adesione alla Lega di due importanti politici lecchesi, Mauro Piazza e Daniele Nava, invita a una riflessione sulla condizione dei partiti nel momento attuale.

Chi si scandalizza di questo passaggio deve innanzitutto prendere atto del progressivo disfacimento di Forza Italia e/o PDL, un movimento che per un ventennio abbondante ha dato una casa a quei democratici che, nella cosiddetta seconda repubblica, non si identificavano con un’area di sinistra egemonizzata dagli eredi del Partito Comunista alleati con parte della sinistra democristiana.

L’intuizione geniale di Berlusconi alla sua discesa in campo fu quella di portare al governo – e mettere le basi per future alleanze – due forze politiche nuove ma di impostazioni opposte: la centralista Alleanza Nazionale e la federalista e addirittura secessionista Lega di Bossi.

I numeri da soli, tuttavia, non fanno mai una politica, né a sinistra né a destra, anche se non si può prescinderne: questa è la storia di una seconda repubblica e di un’incapacità generale dei partiti di guardare al bene del Paese prima che ai sondaggi elettorali.

Una politica che, vissuta sempre in mezzo alle difficoltà delle alleanze, è stata due volte commissariata dapprima con l’operazione Mario Monti governata da Napolitano e oggi con il governo Draghi, frutto di un’iniziativa politica geniale di Renzi capace di dare all’Italia un governo in grado di navigare nelle difficoltà della pandemia e dei rapporti con l’Unione Europea. Guardando anche i dati economici più recenti sembra che la scommessa stia avendo un risultato positivo.

La decisione di aderire alla Lega, se non ci si ferma all’interesse immediato degli interessati, può avere un respiro strategico. C’è un confronto in quel partito tra chi ha assunto una posizione governista (Giorgetti e i presidenti delle regioni) e Salvini che invece sembra ancora privilegiare una posizione di rottura e contestazione a tutto campo.

In questo senso l’adesione di persone dichiaratamente moderate o governiste può aiutare l’evolversi della lega verso una posizione più moderata, prossima all’area politica del PPE. Sfida interessante ma sul cui risultato non è facile fare previsioni.

Di fatto però viene ad essere sempre meno significativa la presenza di una forza moderata di centro che è sempre essenziale per la costituzione di governi stabili. Così Il governo Draghi con la sua larga maggioranza parlamentare, in apparenza segno di responsabilità politica, rappresenta in realtà in maniera palese l’incapacità della politica italiana di esercitare il suo ruolo principale, cioè quello della mediazione tra i diversi interessi in gioco a favore di una crescita condivisa per l’intero Paese o, come meglio si dovrebbe dire, a favore del bene comune.

La battuta di Berlusconi, riportata dalla Stampa di giovedì, anche se smentita, ha il pregio della verità fattuale: né Salvini né Meloni sono in grado di guidare il Paese: avevano la possibilità di giocare la partita delle due principali città italiane e l’hanno impostata in modo talmente superficiale e schematico da rendere assai difficile un risultato positivo. Non un buon viatico per responsabilità nazionali.

Quello che i due leader non colgono e che aveva invece ben capito il Berlusconi degli inizi, è che c’è nel Paese una larga porzione di persone positive, che costruiscono giorno dopo giorno le loro storie personali, familiari, di lavoro e di impresa: che coniugano sacrifici e responsabilità per guardare al futuro. Un mondo che non ha più da tempo una adeguata rappresentanza, si disamora della immagine che la politica dà di sé e rinuncia non solo a partecipare alle votazioni ma anche al mettersi in gioco in prima persona nel servizio politico (vedi le difficoltà a fare le liste per le amministrative in molti paesi).

In quest’area potenziale si trovano tracce di iniziative, personalità non trascurabili, idee interessanti: manca un federatore o – in assenza – una vera volontà e capacità di costruire assieme un percorso politico, anche rinunciando a un po’ dell’inevitabile narcisismo da leader.

Lo scontro politico cui assistiamo da anni è largamente carente di proposte serie, anche alternative purché documentate, per il governo del Paese.

Le recenti elezioni tedesche, di là della crescita dei socialisti e del calo secco dei democristiani, confermano che la politica vive di accordi e di mediazioni: per fare un nuovo cancelliere, infatti, i partiti dovranno confrontarsi su temi decisivi per la vita dei tedeschi e del loro ruolo nella Unione Europea, e trovare un’intesa tra posizioni non immediatamente sovrapponibili.

Il governo Draghi e il suo mandato istituzionale di tenere l’Italia collegata con l’Europa e i suoi piani di rilancio e sviluppo, è un’occasione favorevole perché le forze politiche si interroghino abbandonando idee astratte e irraggiungibili come l’abolizione della povertà e altre simili sciocchezze con cui abbiamo fatto i conti in questi anni.

Il compito della politica non è quello di portare il paradiso in terra – quelli che ci hanno provato hanno sempre realizzato il suo contrario, l’inferno dei totalitarismi  – ma di creare le condizioni perché un popolo possa crescere in libertà, nella pace e nella possibilità di perseguire il bene comune.

Il venir meno nella cultura politica di una visione cristiana della storia attorno alla quale si sono formati i grandi partiti dello sviluppo italiano ed europeo, ha lasciato un vuoto di cui si sente ogni giorno di più il peso: basti solo pensare alla visione della giustizia del ministro Bonafede, agli sprechi per il reddito di cittadinanza e altri assistenzialismi o alle grida per l’immigrazione cui non sono seguite politiche serie di accoglienza.

L’alternativa a una forza di centro resta solo quella di un gollismo in salsa italiana cui alcuni già pensano immaginando in Draghi il successore del generale francese, per affidargli il compito di modernizzare il Paese anche riformandone le regole istituzionali.

Cosa che verrà chiesta a furor di popolo se le forze politiche non saranno in grado di fare un passo indietro sui propri interessi particolari per farne alcuni in avanti per il bene dell’intero Paese.

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

3 Dicembre 1906 viene firmato il primo contratto collettivo di lavoro tra il sindacato Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici) e la fabbrica di automobili Itala di Torino.

Social

newFB newTwitter