Sondrio, 25 ottobre 2019   |  

Guardare la realtà per una buona politica

di Giulio Boscagli

Per un politico la sussidiarietà comporta guardare la realtà della vita del paese e cogliere da essa spunti dei provvedimenti da assumere. In caso contrario la politica diventa semplicemente l’applicazione di ideologie, o del pensiero del capo partito che non necessitano di un confronto con la realtà.

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L'incontro al Santuario della Vittoria

In un precedente intervento avevo cercato di evidenziare come, in un momento di difficoltà come quello che il nostro paese sta attraversando, il rafforzamento della democrazia avesse bisogno di riscoprire il principio di sussidiarietà, introdotto in Costituzione e velocemente dimenticato.

Rileggiamolo: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. (Costituzione art. 118)

Si tratta di una formulazione assai più debole rispetto a quella della Dottrina Sociale della Chiesa (“Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l'oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle- Enciclica Quadragesimo anno”). Tuttavia se applicata potrebbe realmente cambiare il modo di fare politica.

Per un politico la sussidiarietà comporta guardare la realtà della vita del paese e cogliere da essa spunti dei provvedimenti da assumere. In caso contrario la politica diventa semplicemente l’applicazione di ideologie, o del pensiero del capo partito che non necessitano di un confronto con la realtà.

Ci sono due problemi di attualità che possono apparire molto diversi qualora ci si lasciasse interrogare dalla realtà.

Mi riferisco in primo luogo al tema della denatalità, del cosiddetto inverno demografico, problema drammatico che comincia a interessare anche la grande stampa. Così possiamo leggere pensose riflessioni sulle cause del fenomeno, cause economiche, sociologiche, di mutamento dei costumi e così via. In un recente articolo sul Corriere lo scrittore Antonio Scurati a queste cause ha aggiunto in coda, senza ulteriori specificazioni, anche “spirituali”.

Forse se si approfondisse il significato di queste, appena accennate, cause spirituali ci si potrebbe aprire un mondo davanti. Mi è capitato in questi giorni, nel giro di una settimana, di partecipare a due battesimi a Como e Milano. A far corona ai genitori in entrambi i casi un folto nucleo di amici giovani con una folla di bambini attorno alle gambe o nel braccia di papà e mamme ancora con il “pancione”. Una bellezza di umanità che riempie il presente e parla di futuro.

Perché i cronisti non vanno ad ascoltare queste mamme e questi papà che si prendono la briga di allevare stormi di piccoli uomini, per la loro gioia ma anche per il futuro del paese? Perché i politici non favoriscono la vita di queste famiglie piene di bimbi e di vita con provvedimenti seri, di prospettiva e non solo per lucrare qualche voto al prossimo giro elettorale?

Un altro tema caldo è quello dei giovani, saliti alla ribalta con il fenomeno Greta che ha avuto come sole risposte l’abdicazione di adulti al proprio ruolo educativo e la proposta di abbassare l’età del voto. Questa settimana a Lecco, nel Santuario della Vittoria, si è celebrato un evento decisamente più importante. Una decina di ragazzi che nella scorsa estate si erano recati a collaborare per qualche tempo in lontane terre di missione hanno raccontato le loro esperienze, e le hanno raccontate in un santuario gremito di giovani attenti ad ascoltarli.

Non c’erano ore di scuola da saltare, slogan da lanciare o altro. C’era solo l’ascolto di esperienze vere.

Ecco, forse anche la politica, anche la democrazia dovrebbe fare il tentativo di mettersi in collegamento con la linfa viva che circola nella nostra società e che troppo spesso non viene conosciuta né proposta. Se ne gioverebbero in tanti.

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25 Febbraio 1707 a Venezia nasce Carlo Osvaldo Goldoni (muore a Parigi il 6 Febbraio 1793), drammaturgo, scrittore e librettista italiano.

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