Sondrio, 01 novembre 2019   |  

Gli Europei sazi hanno dimenticato Dio

di Alberto Comuzzi

Interessi di parte e oblio delle proprie radici cristiane stanno portando al dissolvimento dell'unità europea. Àncora di salvezza potrebbe essere la Chiesa, ma purtroppo è inascoltata.

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Trent'anni fa, il 9 Novembre 1989, cadeva il muro di Berlino, la Germania si riunificava e la guerra fredda, sciogliendosi come neve al sole, finiva di generare in milioni di europei l'ansia per un possibile terzo conflitto mondiale. In quei giorni si sanciva, simbolicamente, la fine del comunismo che, per oltre settant'anni, aveva causato tante sofferenze ai popoli dell'Europa dell'Est.  

L'Occidente aveva vinto perché i valori delle democrazie liberali si erano dimostrati superiori a quelli del marxismo-leninismo. Oggi, a distanza di trent'anni, che cosa è rimasto di quel processo di riunificazione e di riavvicinamento tra Est ed Ovest dell'Europa? Di che modello d'Europa possono godere gli europei? E gli italiani che cosa pensano oggi?

Tra i primi a sostenere con convinzione il processo di unificazione europea fin dagli anni dell'immediato dopoguerra, quali umori e atteggiamenti manifestano a distanza di oltre sessant'anni dai trattati di Roma (quelli che istituivano la Comunità economica europea nel 1957 e la Comunità europea dell'energia atomica nel 1958)?

Il lettore, anche quello meno interessato alle vicende della Commissione europea (il governo) e del Parlamento europeo, sa che l'immagine di queste istituzioni s'è molto offuscata e percepisce che l'unione europea è tutt'altro che conclusa. Anzi, le notizie che, quasi quotidianamente, gli giungono da Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo, le tre sedi dell'Europarlamento, lo portano sempre più a ritenere che il Vecchio Continente stia pericolosamente scivolando verso la disgregazione.

Gli interessi nazionali sono tutt'altro che accantonati e naturalmente gli Stati più forti economicamente e socialmente meglio organizzati (leggi Germania e Francia) finiscono per far prevalere le proprie ragioni a scapito di quelle di altri.

La recentissima ed ennesima crisi mediorientale, che ha visto il popolo curdo soccombere di fronte alle mire egemoniche di un dittatore turco, ha mostrato l'inconsistenza politica e militare dell'Unione europea.

Come dare torto ad Emma Bonino quando, da commissario europeo, ha definito l'Europa «un gigante economico, un nano politico, un verme militare»?

Gli Stati europei con le loro democrazie sono fragilissimi e divisi. Schiacciati tra la Russia di Putin, la Cina di Xi Jinping e gli Stati Uniti di Trump gli europei, di fatto, sono praticamente irrilevanti nello scacchiere internazionale.

Essersi assicurati – gli europei – 70 anni di pace non è un fatto secondario, ma un grande merito che va rimarcato e del quale andare fieri. È un elemento importante anche il benessere materiale raggiunto da milioni di cittadini del Vecchio Continente, sottolineato da quella massa di migranti che da molte parti del mondo premono per stabilirsi accanto a loro con la speranza di uguagliarne il tenore di vita.

Purtroppo, però, agli europei manca quel principio vitale dell'uomo che si chiama anima. San Giovanni Paolo II, nell'esortazione apostolica "Ecclesia in Europa", ha messo molto bene in luce la tremenda criticità di cui soffrono gli europei; criticità che potrebbe portarli al loro dissolvimento.

«Il tempo che stiamo vivendo appare come una stagione di smarrimento», ha spiegato il Santo Pontefice. «[...] È smarrimento della memoria e dell'eredità cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l'impressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia.

Non meravigliano più di tanto, perciò, i tentativi di dare un volto all'Europa escludendone la eredità religiosa e, in particolare, la profonda anima cristiana, fondando i diritti dei popoli che la compongono senza innestarli nel tronco irrorato dalla linfa vitale del cristianesimo. (…) La cultura europea dà l'impressione di una "apostasia silenziosa" da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse».

Poco oltre Papa Wojtyla parla di una vera e propria “cultura di morte” sottolineando che «in tale orizzonte, prendono corpo i tentativi, anche ultimamente ricorrenti, di presentare la cultura europea a prescindere dall'apporto del cristianesimo che ha segnato il suo sviluppo storico e la sua diffusione universale.

Siamo di fronte all'emergere di una nuova cultura, in larga parte influenzata dai mass media, dalle caratteristiche e dai contenuti spesso in contrasto con il Vangelo e con la dignità della persona umana.

Di tale cultura fa parte anche un sempre più diffuso agnosticismo religioso, connesso con un più profondo relativismo morale e giuridico, che affonda le sue radici nello smarrimento della verità dell'uomo come fondamento dei diritti inalienabili di ciascuno. I segni del venir meno della speranza talvolta si manifestano attraverso forme preoccupanti di ciò che si può chiamare una "cultura di morte"».

Che cosa si può fare allora? Per un credente europeo la risposta del Papa Santo è più che esaustiva, ma anche per un non credente, che sia intellettualmente onesto, ciò che afferma San Giovanni Paolo II dovrebbe risultare convincente: «L'Europa è stata ampiamente e profondamente penetrata dal cristianesimo.

Non c'è dubbio che, nella complessa storia dell'Europa, il cristianesimo rappresenti un elemento centrale e qualificante, consolidato sul saldo fondamento dell'eredità classica e dei molteplici contributi arrecati dagli svariati flussi etnico-culturali che si sono succeduti nei secoli.

La fede cristiana ha plasmato la cultura del Continente e si è intrecciata in modo inestricabile con la sua storia, al punto che questa non sarebbe comprensibile se non si facesse riferimento alle vicende che hanno caratterizzato prima il grande periodo dell'evangelizzazione, e poi i lunghi secoli in cui il cristianesimo, pur nella dolorosa divisione tra Oriente ed Occidente, si è affermato come la religione degli Europei stessi.

Anche nel periodo moderno e contemporaneo, quando l'unità religiosa è andata progressivamente frantumandosi sia per le ulteriori divisioni intercorse tra i cristiani sia per i processi di distacco della cultura dall'orizzonte della fede, il ruolo di quest'ultima ha continuato ad essere di non scarso rilievo».

 

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25 Febbraio 1707 a Venezia nasce Carlo Osvaldo Goldoni (muore a Parigi il 6 Febbraio 1793), drammaturgo, scrittore e librettista italiano.

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