Sondrio , 22 novembre 2019   |  

Cattolici chiamati a un confronto senza pregiudizi

In questo mare di confusione la politica rischia di affogare se non ritrova le motivazioni del suo agire. In caso contrario non serviranno le alchimie sulla legge elettorale che già si stanno intravvedendo

ruini papa francesco ansa

Il cardinal Ruini e Papa Francesco

Nei giorni scorsi Renzi si è pronunciato contro un possibile voto anticipato motivandolo con il fatto che in tal caso si consegnerebbe a Salvini il paese dandogli anche la possibilità di eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Padre Sorge dalle colonne del settimanale L’Espresso ha attaccato frontalmente il card. Ruini (e poi ci si lamenta che i politici cattolici siano divisi!) che aveva suggerito che anche con Salvini si doveva aprire il dialogo politico.

C’è nel paese un’ intellighenzia – per così dire – che ha eretto Salvini a “nemico pubblico n° 1” non accorgendosi che in questo modo non fa che accrescere il suo peso elettorale visto che il leader leghista ha la capacità di toccare la carne sensibile dell’elettorato sui temi della sicurezza, delle tasse, del malfunzionamento dell’Europa. Tutte questioni che riguardano marginalmente le élite ma che sono problema quotidiano per le classi popolari e ormai anche per una borghesia in via d’impoverimento.

Nella società liquida non stupisce che scendano in campo (o forse sarebbe meglio dire in acqua) le sardine. Lo stesso nome che questo movimento si è attribuito la dice lunga non tanto sulla fine delle ideologie, ma sul come queste assumano nomi impropri per apparire attrattive per le persone.

In questo mare di confusione la politica rischia di affogare se non ritrova le motivazioni del suo agire. In caso contrario non serviranno le alchimie sulla legge elettorale che già si stanno intravvedendo.

Perché non prendere sul serio quello che ci ha proposto il cardinale Scola?
“La politica è certamente anche ‘interesse’, in senso nobile e quindi anche ‘conflitto’ di interessi. Tanto più in una società plurale. Ma tale interesse non può non essere subordinato alla costruzione del bene pratico dell’essere insieme. L’uomo delle istituzioni dovrebbe essere fautore dell’amicizia civica, promuovendo il collegamento tra le esperienze e l’ascolto delle esperienze, incoraggiando il superamento delle barriere della diffidenza o delle ideologie….Se chi governa non recupera, a partire da sé e dalla propria funzione, il senso dell’io in relazione, ci condanniamo a un dominio della tecnocrazia a cui deleghiamo tutto, persino il nascere e il morire. E siamo già dentro questa esperienza”. (L’amicizia come virtù civica, ed. Vita)

Il bene pratico dell’essere insieme; in altre parole potremmo dire il bene di appartenere a uno stesso popolo di cui si vuole condividere il destino e la missione storica nel contesto delle nazioni libere.
Non è questo che oggi sta sotto i nostri occhi sempre più attoniti.

"l'Italia mi sembra un sommovimento terrestre, un terremoto. Dove chi spinge di più riesce a buttare via più pietre che gli ingombrano il terreno. È una situazione civile dove non c'è un ideale adeguato, dove non c'è nulla che ecceda l'aspetto utilitaristico. Un utilitarismo perseguito senza alcun punto di fuga ideale. Questo non può durare. Il timore è che si scatenino conflitti senza fine”.

Sono parole di don Giussani al Corriere della Sera dell’ottobre 1992, quando tangentopoli segnava l’inizio del declino della politica; e a distanza di un quarto di secolo possiamo leggere queste parole come una profezia di questo tempo in cui la politica sembra avere come obbiettivo solo quello di sconfiggere l’avversario piutttosto che quello di affrontare e risolvere i problemi del paese.

Riscoprire il bene pratico del vivere insieme, nello stesso paese, nella stessa storia pur con visioni ed esperienze differenti: questa la sfida che il paese ha davanti.

Ma come affrontarla?
I cattolici hanno a disposizione uno strumento formidabile che è la Dottrina Sociale della Chiesa, uno scrigno che contiene oggetti preziosi per la convivenza civile: il primato della persona, la sussidiarietà e la solidarietà, la prevalenza della società sullo stato, la famiglia come cellula fondamentale dell’ordine sociale e tanto altro ancora. Senza dimenticare le attualizzazioni dei pontefici e di tanti vescovi autorevoli.

Manca però, almeno ai miei occhi, il “punto di fuga ideale”, la capacità di mettere in campo risposte politiche ispirate da questo patrimonio di valori, il che richiede la fatica dello studio e del confronto senza pregiudizi su tutti i temi cruciali dello sviluppo del nostro paese. Il rischio reale è che, viste le inevitabili difficoltà dell’impresa, si finisca per accontentarsi dell’assalto al nemico.

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25 Febbraio 1707 a Venezia nasce Carlo Osvaldo Goldoni (muore a Parigi il 6 Febbraio 1793), drammaturgo, scrittore e librettista italiano.

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