Sondrio , 15 gennaio 2020   |  

Don Milani e il Concilio

di Gabriella Stucchi

“La Chiesa che don Milani ha mostrato al mondo ha il volto materno e premuroso, proteso a dare a tutti la possibilità di incontrare Dio...” (papa Francesco).

Don Milani e il concilio

L’autore, Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, nella Prefazione chiarisce che nel trattare la relazione tra don Milani e la Chiesa del concilio seguirà la strada di tipo teologico, tenendo presenti sia il quadro storico generale, sia i riferimenti specifici del priore di Barbiana all’evento conciliare. Prosegue notando che il pensiero di don Milani anticipa alcuni tratti fondamentali dell’impostazione dottrinale e pastorale del Vaticano II.

L’autore parte da quello che ritiene il “perno dell’ecclesiologia conciliare”: la “missione”, intesa come “comunione missionaria”. La Chiesa è cioè “pellegrinante” per annunciare Cristo agli uomini. Così si esprimono papa Roncalli nella “Lumen gentium”; Paolo VI nell’enciclica “Ecclesiam suam” e nell’esortazione “Evangelii nuntiandi”; Giovanni Paolo II nell’esortazione “Novo millennio ineunte”.
La prospettiva di “prendere il largo” è ripresa da Benedetto XVI e rilanciata in diverse occasioni da papa Francesco, specialmente nell’”Evangelii gaudium”. L’atteggiamento “diaconale” è stato favorito anche dal contributo delle Chiese dell’Oriente estremo e dell’America Latina, oltre che dei vescovi e teologi europei.

Don Milani, anche partendo dalla sua origine laica, già come giovane cappellano a San Donato ha compreso la necessità di un rinnovamento della pastorale in Italia, considerando soprattutto la condizione del mondo operaio e contadino, come sottolinea nel volume “Esperienze pastorali”, con la dedica ai “missionari cinesi del vicariato apostolico d’Etruria”. Nel testo don Milani esprime gli insuccessi del catechismo dei fanciulli e della formazione religiosa per gli adulti, collegati alle carenze della scuola statale. Da qui la prospettiva della scuola popolare a San Donato che proseguirà a Barbiana. La scuola per don Milani è parte integrante della missione ecclesiale. Papa Giovanni nella basilica di san Paolo nell’annuncio della convocazione del concilio, dichiara che la Chiesa esiste per mettere in contatto il Vangelo con gli uomini del nostro tempo, specialmente con quelli svantaggiati e poveri.

L’autore rileva che il rapporto stabilito da don Milani tra il Vangelo e il popolo è la “parola”, cioè la necessità di educare al linguaggio, quindi “fare scuola al popolo”: da qui la scuola popolare prima a San Donato e poi a Barbiana, con modalità diverse.
Il possesso delle parole rende accessibile la lettura del Vangelo. Il Concilio ricolloca la Scrittura al centro della teologia e della formazione cristiana. Don Lorenzo approfondisce gli studi biblici; il suo metodo omiletico si fonda sul culto della parola, sugli strumenti di indagine storica e sulla capacità di far entrare Gesù dentro l’umano come strumento di rivelazione e di salvezza.

Con la citazione di alcuni passi di don Milani l’autore rileva come la sua visione di Chiesa è vissuta come “relazione” e “passione”, cioè come partecipazione intima che implica impegno, entusiasmo e sofferenza. Questo passaggio da una concezione gerarchica a un organismo vivente è lo stesso che si verifica dopo il concilio.
L’autore si sofferma poi sul tema dell’obbedienza, uno dei più tormentati della vita e del ministero di don Lorenzo, che in alcuni passi citati rivela il suo atteggiamento audace e insieme obbediente, affermando la sua ferma adesione alla chiesa, nonostante tensioni e incomprensioni.

Il legame ecclesiale, a motivo della Parola di Dio e dei sacramenti, è mostrato in un passaggio dell’intervista del 1965, quando don Lorenzo, già malato e consapevole che non vivrà a lungo, dice: “Io non lascio la Chiesa a nessun prezzo al mondo...Questa Chiesa è quella che mi dona i sacramenti...”. Questo richiama agganci nella dottrina conciliare, specialmente nella costituzione sulla sacra liturgia.

L’autore rileva poi la corrispondenza tra i documenti di don Milani pubblicati in “L’obbedienza non è più una virtù” dell’ottobre 1965 e le prospettive circa il primato della coscienza sancite il 7 dicembre 1965 dalla costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. È evidente l’accordo con la dottrina sulla libertà religiosa, approvata nella “Gaudium et spes”. Il primato della coscienza dà fondamento alla centralità della scuola come l’aveva realizzata don Lorenzo, cioè come esperienza educativa di formazione della coscienza.

L’autore spiega poi come le affermazioni sul rapporto tra Chiesa e politica siano in sintonia con l’impostazione di don Milani, come pure il priore abbia apprezzato l’apertura conciliare all’obiezione di coscienza al servizio militare, con il riconoscimento normativo del servizio civile.

Nell’ultimo capitolo l’autore evidenzia come la concezione del sacerdote proposta dal vescovo di Camerino (“Carità intesa come soluzione dei problemi sociali, come predicazione, celebrazione ed esperienza del Dio vivente, nella testimonianza personale di povertà, castità e obbedienza”) colga molto bene la visione di don Milani nel ministero presbiterale. Per questo l’autore cita alcuni passi di “Esperienze pastorali”, in cui si rileva il compito di educatore, ma insieme di pastore, che propone un indirizzo religioso che porti a comprendere il valore dei sacramenti, tra cui importante quello della penitenza. La scuola è “rimedio e parte integrante della missione del parroco”. La carità pastorale e la paternità sono i nuclei attorno ai quali don Milani ha ritenuto di costruire il suo sacerdozio. Purtroppo questo non fu riconosciuto dal vescovo card. Florit che nel 1966, quando don Lorenzo era in ospedale, gli inviò una lettera in cui gli rimproverava la mancanza di “carità pastorale”. Questo gli provocò uno scoppio di pianto.

Il vero riconoscimento al ministero di don Milani è espresso da papa Francesco il 20 giugno 2017 nella sua visita a Barbiana: “Don Lorenzo ci insegna anche a voler bene alla Chiesa, come le volle bene lui...”.

L’autore mostra egregiamente come la figura del priore di Barbiana, accostata ad alcuni suoi scritti significativi, conferma che egli fu “uno dei precursori o degli interpreti del concilio”.

Erio Castellucci DON MILANI E IL CONCILIO – EDB – euro 9.00

 

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