Sondrio , 14 febbraio 2020   |  

Confindustria Sondrio attività produttiva e fatturato in rallentamento

Lo scenario tracciato dal Centro Studi indica una decelerazione congiunturale sul primo semestre 2019, ma è stabile a livello tendenziale. L’occupazione tiene ancora.

Produzione industriale Sondrio

I dati dell’Osservatorio Congiunturale sul secondo semestre 2019, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, delineano uno scenario congiunturale in rallentamento, in coerenza con quanto indicato a livello nazionale, ma in tenuta sul versante tendenziale.

Gli indicatori di domanda, attività produttiva e fatturato descrivono una diminuzione media dell’ 1,7% rispetto a quanto rilevato tra gennaio e giugno dello stesso anno. L’entità della decelerazione varia dal -1,2% del fatturato al -2,2% della produzione.

A livello tendenziale si registrano livelli pressoché stabili per attività produttiva e fatturato (rispettivamente +0,2% e +0,3%) mentre un lieve incremento per la domanda (+1%).

Le previsioni per i primi sei mesi del 2020 esprimono fiducia rispetto ad una nuova fase di ripresa, che possa consentire di recuperare il rallentamento della seconda metà del 2019; per i tre indicatori si rilevano infatti aspettative di incrementi che si attestano in media a +2,9%.

L’esame della capacità produttiva mediamente utilizzata nel secondo semestre 2019 indica una quota pari al 75,7%, di poco superiore a quanto rilevato nell’edizione dell’Osservatorio Congiunturale relativo ai sei mesi precedenti (74,6%).

Tra le imprese del campione il quadro risulta omogeneo a livello dimensionale, mentre sono riscontrabili differenze del tasso medio di utilizzo degli impianti a livello di settore di attività. Le realtà fino a 50 occupati indicano un impiego della capacità pari al 75,6%, mentre si attesta al 75,8% il dato per le imprese di dimensioni minori.

Per quanto riguarda i settori, si registra un tasso di utilizzo dell’80% nel caso delle realtà metalmeccaniche, del 74,4% per le tessili e del 72,1% per le imprese degli altri settori.

La produzione affidata a subfornitori contribuisce per un’ulteriore quota del 5,7% di attività; le realtà del campione, nella scelta dei partner con cui attivare pratiche di outsourcing, indicano preferenza per i soggetti operanti sul mercato nazionale (4,8%) rispetto alle realtà estere (0,9%).

L’internazionalizzazione si conferma tra i principali fattori di successo delle imprese lecchesi, sondriesi e comasche che, in media nell’ambito del campione, realizzano il 38,8% del fatturato oltre i confini nazionali. Al di fuori dell’Italia, L’Europa rappresenta il mercato di riferimento, assorbendo un quarto (24,9%) del fatturato totale; rivestono tuttavia rilevante importanza anche le vendite verso gli Stati Uniti (4,9%), l’Asia Occidentale (2,7%) e i BRICS (2%).

I giudizi qualitativi espressi sull’andamento del fatturato nei mesi finali del 2019, e più in particolare tra ottobre e dicembre, tracciano uno scenario omogeneo in cui il giudizio prevalente risulta essere la stabilità, comunicata da circa il 41% del campione, sia sul mercato interno, sia con riferimento all’export. Le indicazioni di diminuzione e di crescita tendono a bilanciarsi, nonostante la situazione risulti maggiormente favorevole per il mercato domestico (crescita 32,3%, riduzione 26,9%) rispetto a quello oltre confine (crescita 26,8%, riduzione 26,8%).

Sul versante del costo di approvvigionamento delle materie prime le imprese dei tre territori non segnalano particolari andamenti anomali; si registra infatti un contenuto aumento tendenziale, mentre a livello congiunturale i dati indicano un quadro stabile. Nel dettaglio, la variazione misurata rispetto ai listini della seconda metà del 2018 si attesta al +1,5%, mentre il raffronto con le quotazioni dei primi sei mesi del 2019 mostrano in media un +0,2%. All’interno del campione le dinamiche divergono in base al settore di attività e alle tipologie di commodities approvvigionate.
Le materie prime incidono mediamente per il 38,3% del totale dei costi aziendali.

I giudizi espressi dalle imprese del campione riguardo i rapporti con gli Istituti di credito, in particolare valutando le condizioni praticate, indicano diffusa stabilità, rilevata per circa quattro imprese su cinque.
Nello specifico, esaminando le spese e le commissioni, oltre che la richiesta di tassi e di garanzie, il 79,8% del campione comunica livelli stabili, il 5,6% indica un miglioramento mentre il 14,6% un peggioramento. Considerando invece la disponibilità degli Istituti ad attivare nuove linee di credito o ad espandere quelle esistenti, l’80,3% delle imprese segnala stabilità, il 15,3% una maggior apertura e il restante 4,4% una minor propensione ad esaudire le richieste.

Lo scenario occupazionale degli ultimi sei mesi del 2019 si conferma orientato al mantenimento dei livelli, in linea con quanto era stato rilevato nell’ambito dell’Osservatorio sulla prima metà dell’anno. Per sette imprese su dieci (70,1%) il giudizio espresso riguarda infatti la stabilità. Si attesta al 12,2% la quota di imprese che indicano diminuzione, mentre è del 17,7% la quota di realtà che comunicano un aumento. Le previsioni formulate per il periodo gennaio-giugno 2020 confermano il permanere del quadro indicato.

Domanda. L’indicatore associato alla domanda delle imprese dei tre territori mostra andamenti diversi rispetto ai due orizzonti temporali esaminati. Sul versante congiunturale il raffronto con il semestre gennaio-giugno 2019 indica un rallentamento di quasi due punti percentuali (-1,8%), disattendendo le previsioni che erano state formulate in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio, indicanti invece una variazione del +0,7%. A livello tendenziale, il confronto con il corrispondente semestre del 2018 rivela invece un incremento pari ad un punto percentuale (+1%). Tra le imprese del campione sono riscontrabili fenomeni di stagionalità che interessano la domanda o una parte di essa; nel dettaglio, tale caratteristica è comunicata da quasi una realtà su due (47,3%). Le imprese lecchesi, sondriesi e comasche esprimono fiducia sul fronte previsionale e indicano di attendersi, per i primi sei mesi del 2020, un incremento degli ordini che si attesta in media al 2,4%.

Attività produttiva. L’attività produttiva delle realtà lecchesi, sondriesi e comasche mostra andamenti in linea con la domanda ed esprime una decelerazione congiunturale a fronte di una sostanziale stabilità tendenziale. L’analisi rispetto ai livelli produttivi dei primi sei mesi del 2019 (periodo per il quale era stato rilevato un incremento dell’1,6% sul semestre luglio-dicembre 2019) indica una diminuzione di oltre due punti percentuali (-2,2%), dato che disattende le previsioni positive formulate in occasione della scorsa edizione dell’Osservatorio, indicanti invece +1,3%. Il confronto con il periodo luglio-dicembre 2018 mostra invece una variazione del +0,2%. Le previsioni formulate riguardo ai primi sei mesi del 2020 indicano fiducia e si attestano al +3,4%.

L’esame del grado di utilizzo degli impianti produttivi nel secondo semestre 2019 rivela un impiego medio pari al 75,7% del totale. Il dato esprime un lieve incremento rispetto a quanto registrato per i sei mesi precedenti (74,6% per il periodo gennaio-giugno). Risulta però in diminuzione, sempre su entità contenute, il contributo della produzione non realizzata direttamente dalle realtà del campione ma gestite attraverso il ricorso a pratiche di subfornitura, che determinano complessivamente un ulteriore quota del 5,7% dell’attività (6,5% il dato per il primo semestre 2019). L’outsourcing produttivo coinvolge prevalentemente soggetti nazionali (4,8%) mentre in misura residuale realtà estere (0,9%).

All’interno del campione continuano a riscontrarsi differenze in base al settore di attività considerato. Le aziende metalmeccaniche rivelano un tasso medio di impiego della capacità produttiva dell’80%, le imprese tessili del 74,4% e le realtà degli altri settori del 72,1%.
Non si rilevano invece particolari distinzioni analizzando le imprese sulla base della dimensione; sia le imprese fino a 50 occupati, sia quelle con un numero di occupati maggiore, esprimono infatti una capacità produttiva che si attesta mediamente ad oltre il 75% (nello specifico 75,8% per le realtà di piccole dimensioni e 75,6% per quelle medie).

Fatturato. L’indicatore associato al fatturato delle imprese dei tre territori mostra evoluzioni coerenti con la domanda e l’attività produttiva; anche in questo caso, infatti, i dati indicano una diminuzione della congiuntura e variazioni positive, seppur di entità limitata, a livello tendenziale. Il confronto con i primi sei mesi del 2019 evidenzia una decelerazione pari al -1,2%, dato che disattende le previsioni formulate a metà dell’anno indicanti +0,9%. Il raffronto con i livelli del periodo luglio-dicembre 2018 rivela invece una variazione del +0,3%. Anche sul versante previsionale le realtà del campione indicano fiducia, con una variazione media attesa che si attesta al +2,8%.

La struttura geografica del fatturato realizzato conferma la forte propensione all’internazionalizzazione delle imprese delle tre province; in media, al di fuori dei confini nazionali è realizzata infatti una quota che raggiunge quasi i due quinti del totale (38,8%). Le esportazioni sono prevalentemente dirette verso i paesi dell’Europa

Occidentale, che rappresenta la principale area estera di destinazione delle merci e assorbe una quota pari ad oltre un quinto del fatturato totale (20,3%). Seguono per rilevanza gli scambi diretti verso gli Stati Uniti (4,9%), l’Est Europa (4,6%), l’Asia Occidentale (2,7%), i BRICS (2%) e l’America Centro-Meridionale (1,2%). In Italia viene realizzato il 61,2% del fatturato mentre la quota delle restanti aree del mondo non precedentemente citate risulta complessivamente pari al 3,1%.

Considerando il campione sulla base della dimensione, le realtà con oltre 50 occupati mostrano una maggior incidenza della componente estera rispetto al fatturato totale rispetto alle imprese più piccole: nel primo caso oltre la metà del fatturato (52,3%) è realizzata al di fuori dei confini nazionali mentre per le imprese fino a 50 occupati la quota si attesta al 27,4%. Distinguendo invece le imprese in base al settore, le esportazioni incidono per il 40,8% del fatturato nel caso delle imprese metalmeccaniche, per il 32,3% nel caso delle imprese tessili e per il 41,7% nel caso delle imprese degli altri settori.

Esaminando i pareri qualitativi espressi dalle realtà del campione riguardo l’andamento del fatturato nella seconda metà del semestre, in particolare tra ottobre e dicembre 2019, è rilevabile un quadro omogeneo caratterizzato da una maggior incidenza di giudizi di stabilità (circa il 41% sia per il mercato domestico, sia per l’export), rafforzata dalle indicazioni di crescita e diminuzione che assumono entità simili. A livello nazionale il fatturato è ritenuto stabile per il 40,8% delle imprese, in crescita per il 32,3% mentre in diminuzione per il 26,9%. Considerando invece le vendite fuori confine, si registra stabilità per il 41% del campione, riduzione per il 32,2% mentre aumento per il 26,8%.

Scenario occupazionale. La fase di rallentamento congiunturale rilevata dagli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato non trova al momento conferme dirette esaminando i giudizi espressi riguardo l’andamento occupazionale. Per le realtà di Lecco, Sondrio e Como si registra infatti un quadro di generale stabilità, segnalata da sette imprese su dieci (70,1%), a cui si accompagnano indicazioni di crescita (17,7%) che risultano più diffuse rispetto a quelle di diminuzione (12,2%). Anche le aspettative occupazionali formulate per i primi sei mesi del 2020 confermano il quadro tracciato per la seconda metà del 2019; quasi i tre quarti (73,3%) del campione comunicano previsioni di stabilità, il 14,7% indica una crescita mentre il restante 12% segnala una riduzione.

 

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