Sondrio, 15 marzo 2019   |  

Clima, appena 3 giorni di pioggia in inverno

La Lombardia resta a secco con -55 per cento di acqua

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Solo tre giorni di pioggia sull’intera Lombardia dall’inizio dell’inverno, con il 55% di precipitazioni in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È quanto emerge da un’elaborazione della Coldiretti regionale su dati Arpa, in occasione della partecipazione in piazza della Scala a Milano di una delegazione di Giovani Impresa Coldiretti Lombardia al Global Strike for Future, per contrastare i cambiamenti climatici, che nasce dalle proteste della giovane attivista svedese Greta Thunberg.

In particolare,  precisa la Coldiretti,  le giornate di pioggia su tutta la regione, registrate dalle centraline più significative, si sono concentrate nei primi dieci giorni di febbraio. Ad esempio a Milano città, dal 21 Dicembre scorso a oggi, sono caduti solamente 58 millimetri di acqua contro i quasi 200 millimetri dello stesso periodo dell’anno precedente.

Questa situazione da una parte ha favorito il divampare di incendi che, nel solo mese di gennaio, hanno devastato oltre mille ettari di territorio in Lombardia, mentre dall’altra ha ridotto al minimo le riserve idriche nei grandi laghi con percentuali di riempimento che vanno dal 10% di quello di Como al 16% di quello d’Iseo, fino al 31% del Maggiore. Si salva, per ora, solo il lago di Garda con il 90% di riempimento.

L’andamento anomalo di quest’anno conferma purtroppo i cambiamenti climatici in atto che si manifestano – continua la Coldiretti – con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo che mettono a rischio boschi e campagne.

La grave siccità nelle campagne del nord provocata da precipitazioni invernali dimezzate (-50%) rispetto alla media storica è solo l’ultimo capitolo degli effetti delle anomalie climatiche con il ripetersi di eventi estremi che sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

La siccità  è diventata l’evento avverso più rilevante per l’agricoltura nazionale in termini di danni economici a carico soprattutto delle produzioni, con due annate gravi nel 2012 e nel 2017 mentre per quanto riguarda i fenomeni precipitativi violenti, i danni riguardano sia le produzioni, sia le strutture e le infrastrutture.

Su un territorio meno ricco e più fragile per l’abbandono forzato dell’attività agricola in molte aree interne si abbattono – continua la Coldiretti – gli effetti dei cambiamenti climatici, favoriti anche dal fatto che l’ultima generazioni in 25 anni è responsabile in Italia della scomparsa di oltre ¼ della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari. La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità ma anche sicurezza ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico.

 

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