Lecco, 09 dicembre 2019   |  

Cdo Lecco-Sondrio, Bari e Foggia: "Ex ILVA, un bene di tutti"

"Una soluzione reale passa attraverso un'assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti senza contrapporre lavoro, salute e ambiente ma secondo una visione unitaria in grado di valorizzare la centralità della persona e del suo lavoro".

ArcelorMittal

La Compagnia delle Opere di Lecco e Sondrio, alla luce della rilevanza che la vicenda dell'ex Ilva ha per le imprese del nostro territorio, ha condiviso con la CdO di Bari e la CdO di Foggia un documento in cui viene espresso il punto di vista delle tre realtà, geograficamente distanti, ma accumunate da un'uguale visione: una soluzione reale passa attraverso un'assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti senza contrapporre lavoro, salute e ambiente ma secondo una visione unitaria in grado di valorizzare la centralità della persona e del suo lavoro.

Ex ILVA: un bene di tutti
In questi giorni è in corso la trattativa fra Governo e ArcelorMittal per garantire la conti-nuità dell’acciaieria di Taranto. Dobbiamo augurarci che quanti sono impegnati in questo difficile e complesso lavoro abbiano il coraggio del “salto di prospettiva e lungimiranza” auspicato dal vescovo di Taranto don Filippo Santoro.

Davanti al grave problema sociale e sanitario che già S. Giovanni Paolo II aveva denun-ciato più di 30 anni fa, la vicenda dell’ex Ilva viene spesso ricondotta ad una questione che sembra riguardare unicamente le istituzioni: il governo centrale, la magistratura, le amministrazioni e le istituzioni locali, i sindacati, in uno scenario in cui non si riesce a far fronte ad un processo di impoverimento della nostra capacità e vocazione industriale, con la conseguente costante perdita di posti di lavoro.

Ma la questione dell’ex Ilva è ben di più e non solo perché sono in gioco decine di migliaia di posti di lavoro e la sopravvivenza stessa di un comparto industriale vitale per l’industria manifatturiera italiana. La questione ex Ilva è di più e sollecita su altri punti:
1. Non ci può essere contrapposizione fra lavoro, ambiente e salute, ovvero vita umana. Perché un uomo, tutti gli uomini, possano realizzare la propria umanità non si può non considerare il lavoro, l’ambiente, la vita come una cosa unica. Non può esserci un lavoro, che vuol dire sempre impegno e fatica, che non contribuisca alla crescita umana e sociale, come non si può ritenere che la difesa dell’ambiente e della salute delle per-sone possa realizzarsi attraverso la distruzione del lavoro manifatturiero.

2. Prima che un problema di regole, delegando a Stato e magistratura l’impegno a farle rispettare, è un tema di responsabilità sociale che impegna tutti. Si parla molto di questi tempi dell’etica del lavoro. Di una “svolta etica del lavoro”. Grandi multinazionali, accademici, opinion leader oggi professano che compito di un’impresa non sia il sem-plice profitto: ma “la generazione di valore oltre che per gli azionisti anche per i di-pendenti, per gli stakeholder, ovvero per il sistema sociale ed economico in cui l’azienda opera” si chiama responsabilità sociale dell’impresa e rimanda a una respon-sabilità che non può essere ridotta ad una serie di adempimenti. È lecito aspettarsi questa responsabilità da parte della proprietà di ArcelorMittal e una particolare atten-zione, tanto da parte della magistratura e dello Stato, quanto da parte di quelle istitu-zioni pubbliche e private che la vanno sostenendo.

3. L’acciaieria di Taranto nei numeri e nella qualità è una realtà importante per l’Italia. Non si può contrapporre lo sviluppo della siderurgia allo sviluppo economico sociale del Paese. Lo sviluppo, ovvero la possibilità di benessere, la generazione di ricchezza per le nostre famiglie non può che essere il risultato di un buon sviluppo di tutti. Solo una visione miope può ritenere che lo sviluppo del nostro Paese possa passare
attraverso la distruzione delle capacità produttive e di quanto una cultura del lavoro ha generato.

4. Di questi tempi si parla sempre, anche a sproposito, di bene comune. Lavorare per il bene comune non è la somma degli interessi di alcuni, un modo per accontentare i più, la maggioranza. Il bene comune è il bene fondante una comunità. Questa attenzione, o questa cultura, è l’esito di un’educazione di persone che operano con responsabilità contribuendo a costruire una società più giusta e più umana attraverso il loro lavoro di ogni giorno.

Ha scritto un lavoratore dell’acciaieria di Taranto inviando una lettera ad un giornale on line: “Questo momento può essere l’occasione della riscoperta del compito di ciascuno. Compito che possiamo solo comprendere in relazione con l’altro. Non è facile arrivare a scardinare consuetudini deteriori figlie di un’epoca passata. Ci vuole tempo, bisogna investire sul capitale umano, agire di concerto, implementare strumenti di governance per allineare gli interessi delle parti coinvolte. Ma per far questo bisogna dialogare. Vincere le ultime resistenze che ci forzano a guardare sempre e soltanto al nostro inte-resse particolare”.

La vicenda ILVA interessa le imprese, e quindi i lavoratori e le famiglie, dei nostri terri-tori; ma se fosse solo un problema di “disponibilità di acciaio”, in fondo sarebbe presto risolto: si compra da un’altra parte. La vicenda ILVA ci interessa perché interroga tutti, politici, amministratori, imprenditori, lavoratori, per la responsabilità e per il motivo per cui cominciamo il nostro lavoro ogni giorno.

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