Sondrio , 08 settembre 2017   |  

Caccia: da oltre un anno in attesa di risposte

nell’agosto 2016, Regione Lombardia, tramite la conferenza Stato-Regioni, chiedeva la convocazione di un tavolo tecnico che definisse le condizioni entro le quali attivare in maniera legittima le deroghe previste dalla Direttiva Uccelli

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“È da oltre un anno che, sulla caccia, attendiamo riposte del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti”. Così dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, che ricostruisce la vicenda legata alla caccia in deroga e il conflitto fra lo stesso ministero dell’Ambiente e un ente sotto il suo diretto controllo, che è Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

“Un anno fa, ancora nell’agosto 2016, Regione Lombardia, tramite la conferenza Stato-Regioni, chiedeva la convocazione di un tavolo tecnico che definisse le condizioni entro le quali attivare in maniera legittima le deroghe previste dalla Direttiva Uccelli – ricorda Fava -. Tavolo che dopo mesi si è costituito, ma senza pervenire a risultati, tanto più che il ministero dell’Ambiente non era neanche riuscito a garantire una presenza sistematica di Ispra”.

“Il lavoro di Regione Lombardia, che a quel tavolo aveva cercato di portare un contributo costruttivo, è stato mortificato dai pareri resi nel giugno di quest’anno da Ispra, alla nostra richiesta di attivare gli impianti di cattura dei richiami vivi e di esercitare il prelievo venatorio in deroga – prosegue l’assessore -. In quei pareri Ispra non entrava nel merito scientifico delle richieste, ma si limitava a dichiarare illegittime le deroghe e a richiamare Regione Lombardia alle sue responsabilità pecuniarie, in caso di riapertura della procedura di infrazione, smentendo il ministro dell’Ambiente e tutte le aperture che, a parole, aveva fatto nei mesi precedenti. In quell’occasione chiesi conto pubblicamente al ministro Galletti di questa discrepanza tra le sue dichiarazioni e il comportamento di un ente controllato dal suo stesso ministero. Non ne pervenne alcuna replica”.

Anche il governatore Maroni in campo. “Anche il presidente Maroni, che sul tema ha incontrato le associazioni venatorie, ha scritto al ministro – specifica l’assessore Fava – al fine di avere un incontro per dirimere la questione delle deroghe in tempo utile per affrontare la stagione venatoria che sta per aprirsi. Noi restiamo in attesa di un cenno del Ministro”.

L’assessore Fava è intervenuto anche sulla questione dei tesserini venatori: “Stiamo ricevendo sollecitazioni da diverse componenti del mondo venatorio a fare chiarezza sul tema della compilazione dei tesserini venatori, in particolare sul tema dell’annotazione del capo di selvaggina abbattuto. La legge europea 2015-2016, approvata dal Parlamento nazionale, aveva introdotto infatti l’obbligo dell’annotazione subito dopo l’abbattimento, lasciando però adito a interpretazioni diverse, ed esponendo i cacciatori ad inutili possibili contenziosi – spiega -. Per questo, da subito, con provvedimento amministrativo, Regione Lombardia aveva precisato che il capo dovesse essere annotato una volta abbattuto e raccolto, stabilendo così una regola decisamente più chiara e difficilmente equivocabile. Regola che abbiamo comunque deciso di tramutare in legge: alla prima occasione utile, ho concordato con il consigliere Roberto Anelli la presentazione di un pdl di modifica della legge 26, per sancire definitivamente la norma e garantire il cacciatore da possibili sanzioni dovute solo ad un problema interpretativo”.

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