Sondrio, 16 ottobre 2019   |  

A cuore scalzo. Poesie scelte

di Gabriella Stucchi

Una poesia sempre attuale che parla al cuore di ogni uomo e donna.

A cuore scalzo

Graziella Bernabò (biografa di Antonia Pozzi) e Onorina Dino (curatrice dell’archivio a lei dedicato a Pasturo) raccolgono poesie dal 1929 al 1938, cioè dall’inizio fino alla tragica fine. È così possibile ricostruire la personalità della giovane, la sua ricchezza interiore, inserita nell’ambiente e nella società in cui vive, di cui coglie con squisita finezza anche gli aspetti più consueti, dando loro di volta in volta un significato particolare.

La natura fa sempre da sfondo nelle varie stagioni: le montagne, la neve nella pianura, il sole, il verde, i fiori, la “luce nel cielo come una primula”, le stelle dalla terrazza, l’erba dei prati, le “foglie ingiallite d’autunno” i “tronchi di cipressi”...Così gli uccelli: il capriolo, le allodole, il “pianto per il cane morto dopo undici anni”....Dispiacere per “il cane divenuto sordo per il gran vento”: una delicatezza d’animo che sa stabilire un rapporto con il creato.

La sensibilità di Antonia è molto profonda: tralascia il libro di filosofia su cui sta studiando, di fronte al dolore di una mamma per la morte del bimbo di due anni...
Sosta al suono delle campane mentre “i bimbi cantano con gracile voce”....

È aperta ai problemi della società: avverte la disperazione dei naufraghi sugli scogli;
sente dentro di sé il grido per le strade di tutti i bambini che non hanno abbastanza pane, “uomini con occhi poveri”.
“La terra” è una poesia piena di riferimenti, tra cui la fioritura del bambù su tutta la terra, segno infausto per i popoli orientali e sulle guerre sino-giapponese e di Spagna.
“Le donne a tricolori abbracciate” che gridano coraggio e poi guardano il primo morto sono un richiamo alle vittime che provocherà la campagna di Etiopia.

Essenziale è il riferimento a Pasturo, dove Antonia, a partire dal 1918, trascorre lunghi periodi di vacanza. La descrizione dell’ambiente è fatta di immagini che parlano al cuore: i castani, l’acqua che scende dall’alto, la donna che risciacqua i panni lungo il fossato, le cascine con il catenaccio arrugginito e, infine, il gruppo di bimbi che la attendono al ritorno, ai quali vorrebbe sentirsi più vicina nella loro piccolezza. Il ritorno “dopo qualunque dolore è veramente tornare al nido, trovare le ginocchia materne, appoggiarvi la fronte”.

Si profila così la figura di Antonia, che esprime la sua amicizia nei confronti di Lucia Bozzi ed Elvira Gandini, chiamate “sorelle d’adozione”. Partecipa al dolore per la caduta dalle scale del ragazzo del lattivendolo che ha versato molto sangue dalle mani ferite. Antonia avverte di “non avere un Dio, non avere una tomba, nulla di fermo, ma solo cose che sfuggono”. Entra in chiesa “per avere un po’ di tregua e una panca di silenzio”. “Stanca, logora, scossa” – scrive a Lucia Bozzi - alla quale affida la prima lettura delle sue poesie. Si rivolge con la preghiera a Dio, che una volta “tenne nel cuore”: “Signore, per tutto il mio pianto ridammi una stilla di Te ch’io riviva”.

Antonia attraversa un periodo di grave crisi per la lontananza da Antonio Maria Cervi, docente di cui è innamorata, ma contrastata dal padre “il grido di chi non ha un Dio e sente di non avere nulla di fermo per la miseria che non ha fine”; “...tristezza di questa mia bocca che dice le stesse parole tue... e questo è il modo della più disperata lontananza”.
La preghiera in Santa Maria in Cosmedin nella disperazione per la fine del rapporto con Cervi e del proprio sogno di maternità: “Custodisci ora tu nella penombra cerea dei tuoi marmi questo bambino morto ch’io reco...consacramelo tu sul tuo altare”.
Ma la volontà di riprendersi è forte: “Bontà, tu mi ritorni: ancora il pianto ha dolcemente nome perdono”. “Ho tanta fede in te... Tu sai tutti i segreti, come il sole...”.

La sostengono in questo proposito le sue passioni: la poesia con cui trasmette tutti i sentimenti del cuore (“poesia, mi confesso con te che sei la mia voce profonda...”); i paesaggi descritti nelle quattro stagioni; l’amore per la montagna (l’alpinismo è il suo sport preferito); la bellezza: “...accogli la mia meraviglia di creatura....lascia ch’io guardi questi occhi che Dio ti ha dati...”.

Un libro la cui lettura coinvolge per la straordinaria capacità di trasmettere con parole e immagini l’interiorità di Antonia nei suoi drammi e tutto il mondo che la circonda,
dalla natura alle persone, di cui avverte e condivide i sentimenti, i problemi e le piccole gioie.

Antonia Pozzi A CUORE SCALZO – Poesie scelte – Àncora- euro 12.00

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