Sondrio, 23 aprile 2015   |  

Regista valtellinese al Trento Film Festival e al Festival del Cinema Africano

Il sondriese Matteo Valsecchi presenterà il suo ultimo lavoro ai due importanti festival in programma nel mese di maggio

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Matteo Valsecchi

Matteo Valsecchi, regista e film maker originario di Sondrio nel mese di maggio presenterà il suo ultimo lavoro  "Yema e Neka" nella sezione Orizzonti vicini del 63° Trento Film Festival e al Concorso Extr'A del 25° Festival del Cinema Africano a Milano. Un'anteprima del film documentario è disponibile su Youtube 

 

«I protagonisti sono due atleti, ma il documentario che ho voluto fare è molto lontano da un documentario sportivo» sottolinea Matteo Valsecchi. «È un documentario su due adolescenti etiopi con un passato in orfanotrofio, che si trovano a vivere in un paesino di montagna del Trentino. È la storia del loro riscatto, dalla sofferenza al successo, dall’Etiopia ai campionati del mondo».

 

«Il racconto del loro rapporto con il padre adottivo, della loro straordinaria famiglia di 14 persone. Yema e Neka si raccontano parlando dei primi anni vissuti in Etiopia, delle inevitabili discriminazioni e dell’abbandono da parte della madre adottiva. Luisa infatti se n’è andata un anno fa. Ho deciso di non mostrarla, ma di farla raccontare da Yema, Neka e il padre» continua il regista valtellinese «Questa sua assenza anche visiva fa sentire ancora di più il vuoto che ha lasciato  in famiglia». 

 

«Interessante anche il rapporto che i due hanno con Giancarlo, Anna e Bruno, i tre ospiti con problemi psichici» racconta Valsecchi. «Spesso li prendono in giro bonariamente, scherzano con loro, ma riescono a essere anche paterni e maturi nei loro confronti. Nella scena a tavola, Bruno grida come un ragazzino “voglio essere libero” e Neka cerca di farlo ragionare e sembra un padre con il figlio adolescente. Uno degli aspetti più ricorrenti nel documentario, sia nelle parole che nelle immagini, è il loro rapporto con il padre. Si avverte con forza la sincera riconoscenza che hanno nei suoi confronti, la consapevolezza che li ha salvati e ha trasformato il loro futuro (in Etiopia già a 4 anni lavoravano come pastori). Verso la fine del documentario si vede  il padre che, al traguardo di una gara, da dietro le transenne, si complimenta e abbraccia Neka». 

 

«Pur essendoci delle interviste ho cercato di distaccarmi dallo stile del servizio giornalistico, introducendo delle pause nella narrazione ed evitando soluzioni troppo didascaliche nella scelta delle immagini di copertura, cercando quindi di dare al tutto un respiro e un ritmo più cinematografico. Ho voluto aprire e chiudere il mio  lavoro con le immagini degli allenamenti nel paesaggio montano, all’inizio d’estate, nel finale sotto la neve. Il paesaggio, il suo silenzio, la sua bellezza, ha una grande importanza nel documentario, rende ancora di più il senso di alienazione, di distanza, della famiglia Crippa dal resto del mondo» conclude Matteo

 

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