Sondrio, 10 aprile 2014   |  
Opinioni   |  Economia

Quando pagare le tasse diventa un problema irrisolvibile1

Che cosa può fare un cittadino che disciplinatamente pagherebbe le tasse, ma che, gravato da un'imposizione fuori dalla norma, non è più in grado di adempiere al proprio dovere?

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Ascoltando di rapina conversazioni sui mezzi pubblici, alle casse del supermercato o sulle panchine dei giardinetti, capita spesso di cogliere riflessioni tanto ovvie quanto sagge e così rigorose da meritare platee più qualificate del cosiddetto popolino. Eppure la gente comune (un tempo si sarebbe detto la casalinga di Voghera) ha senso pratico, esperienza di vita, consuetudine di lotta quotidiana: tutte qualità che spesso mancano a chi ci governa e guida la baracca.

In provincia di Ferrara la signora Alessandra Marazzi conduce e gestisce un bed&breakfast, struttura essenziale deputata ad offrire a turisti di passaggio camere per la notte e un soggiorno dove consumare la prima colazione del mattino. Ebbene questa signora ha fatto un po’ di conti ed ha scoperto che tra imposte, tasse locali, acqua, gas, rifiuti, tenuta della contabilità e bolli, perde l’84 per cento di quanto incassa. Così ha reso partecipe della cosa il quotidiano economico “Italia Oggi”; il quale, guidato dall’ottimo direttore Pierluigi Magnaschi, ha aperto uno squarcio illuminante su un pericoloso crinale verso il quale sembra avviarsi il Paese, o quanto meno una parte di esso.

Ha detto Alessandra al quotidiano giallo: “Non voglio suicidarmi come molti altri di cui nessuno parla, né voglio mandare a monte ciò che ho creato e in cui credo. Ho una figlia di 11 anni a cui devo attenzione, assistenza e futuro. Ma sono arrivata a un bivio: o pago le tasse e chiudo o non le pago e vado avanti”.

Così la battagliera Alessandra ha deciso di non assecondare più le esose pretese dello Sato, ha aderito ad una coalizione antifisco che occhieggia da Facebook con il sito “Protesta fiscale ad oltranza” e punta ad aprire un varco nella giurisprudenza fiscale per ottenere che chi riesca a comprovare di non poter pagare non sia vessato.

Questo affiorare di sprazzi di ribellione rimanda agli anni della Thatcher quando milioni di inglesi scesero in piazza al grido di “Can’t pay, don’t pay”, non posso pagare e quindi non pago. Per carità, dobbiamo concedere a Renzi il credito che si deve ad un premier appena insediato; ma appare sempre più evidente che se il presidente del Consiglio non cambierà il fisco, i frammenti di questa ribellione, che già stanno rotolando a valle, diventeranno sempre più valanga e, come si dice, una valanga una volta in movimento non può più essere fermata.

Questa mattina su Facebook ha fatto outing anche il titolare di un bar di Gattinara, in provincia di Vercelli, tal Mariano Pavanello che ha messo la sua faccia dietro ad un vistoso cartello giallo con scritto “Ho deciso di non pagare più il pizzo ad uno Stato ladro”.

Diciamoci la verità: questo andazzo è preoccupante. Non è che uno, titolare di un bar, si sveglia una mattina e decide, così per sfizio, di dare del “ladro” allo Stato; così come togliere ad una giovane imprenditrice di bed&breakfast (che ha il coraggio di mettersi in proprio e di far nascere una minimpresa) l’84 per cento dei suoi introiti, non appare gesto illuminato, neppure se fossimo nel buio medioevo, dove si pagava anche per abbeverare gli animali ai fontanili.

Simili frammentarie considerazioni ci riportano al buon senso comune della “casalinga di Voghera”, che nota e registra come spesso il prelievo fiscale non alimenti i servizi statali, ma sprechi, sperperi e privilegi delle caste. Dice la mamma di famiglia che fa la spesa al discount: “Se il 50 per cento degli italiani non paga il dovuto e non contribuisce a rimpinguare le casse da cui escono i fondi destinati al bene comune, su chi peserà l’onere dello sforzo? Su quell’altro 50 per cento”. È un ragionamento che non fa una grinza.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato recentemente la mappa del rischio evasione nel nostro Paese, dalla quale si scopre che oltre 11 milioni di contribuenti sono a “rischio” (loro o noi?) totale di evasione, tutti annidati nel Centro-Sud della Penisola e nelle zone interne delle Isole.

I tagli lineari nella Sanità fanno imbufalire le Regioni virtuose (e la Lombardia è fra queste), sempre in attesa che l’adozione dei costi standard sottragga nutrimento ai parassiti delle siringhe, per non dire altro. Se Renzi, fra una corsetta e l’altra, volesse fermarsi a riflettere sulla pericolosa asimmetria del Paese potremmo trarne vantaggio tutti. Si spera.

 

 

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