Sondrio , 24 maggio 2015   |  

Editoriale - Italia 1915-1918: 650.000 morti e 1 milione di feriti

alpinisavigliano66

Alpini nella Prima Guerra Mondiale

Alle prime luci dell'alba del 24 Maggio 1915 i primi reparti del regio esercito italiano andavano a prendere posizione lungo le linee di quello che sarebbe diventato, per gli storici, il fronte occidentale della prima guerra mondiale, meglio nota come “la Grande Guerra”. In quarantun mesi, tanto durerà quella che papa Benedetto XV definì «inutile strage» e «suicidio dell'Europa civile», l'Italia registrerà 650.000 morti e oltre un milione di feriti tra i militari, mentre i civili periti a causa di malnutrizione e carenze alimentari saranno 589.000 ai quali si aggiungeranno altri 432.000 morti per l'epidemia di spagnola.

Nella sola “undicesima spallata isontina” i fanti italiani caduti furono 21.000. Artefice delle “spallate” (decine di battaglioni di fanteria mandati al macello contro le mitragliatrici austriache) fu quel criminale del generale Luigi Cadorna destituito dopo Caporetto su esplicita richiesta dei vertici militari francesi e angloamericani.

Oggi sappiamo da approfonditi studi storici che a quel conflitto il popolo italiano (nella stragrande maggioranza ostile come lo stesso Parlamento) fu costretto da tre persone: il primo ministro Antonio Salandra, il suo ministro degli Esteri, Sidney Sonnino e il re Vittorio Emanuele III, che aveva cominciato ad indossare la divisa molti mesi prima del 24 Maggio 1915. “Il conflitto è vita”, deve avere pensato il Re sabaudo; tanto in guerra ci andavano i figli del popolo, mica lui o i rampolli della sua casa. I guasti provocati al nostro Paese dai Savoia non sono mai stati quantificati.

In pochissimi mesi l'Italia, chiusa l'alleanza con gli Stati centrali (Germania ed Austria), passò alla “triplice intesa” unendo le proprie sorti a quelle di Francia, Regno Unito e Russia. In caso di vittoria, questi Paesi avrebbero riconosciuto all'Italia la sovranità sull'Istria, sulla Dalmazia e su Trento e Trieste. Documentati studi storici ci dicono ancora che Germania ed Austria, pur di assicurarsi la neutralità italiana, avrebbero concesso – a costo zero per l'Italia – il Trentino, il Friuli Venezia Giulia e qualche diritto su Trieste. Non avevano visto male gli imperi centrali perché l'Italia, con la sua dichiarazione di guerra contro di loro, mise in campo 3.500.000 di uomini, che, nonostante Caporetto, risulteranno fatali per i loro eserciti.

Aldilà della retorica e dell'enfasi militaresca, la storiografia di tutti i Paesi belligeranti è concorde nell'ammettere che i nostri nonni (i soldati italiani della Grande Guerra) furono i grandi protagonisti della vittoria. Fu proprio il sangue di migliaia di giovani, sparso su montagne di cui non conoscevano neppure l'esistenza, a costruire quel Paese che è oggi visto come l'Eldorado da milioni d'immigrati. Molti di quei giovani venivano delle regioni del Sud (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) e fu loro spiegato che dovevano battersi per liberare “Trento e Trieste”, città di cui, forse, avevano a mala pena sentito parlare.

Grande sarà stato quindi il loro stupore apprendendo che, per il trattato di pace, anche Bolzano sarebbe stata annessa all'Italia. I nostri nonni, infatti, inneggiavano a “Trento e Trieste”, mai a “Bolzano”, di cui molti ignoravano probabilmente l'esistenza. Cinismo dei vincitori che, al termine di ogni conflitto, segnano su una carta geografica nuovi confini di stato senza badare alla storia di donne e uomini che quei territori abitano, magari da secoli.

È lo stesso errore che stanno compiendo oggi gli eurocrati di Bruxelles che impongono leggi a 530 milioni di europei senza preoccuparsi delle storie e delle tradizioni millenarie dei tanti popoli del Vecchio Continente.

Come dare senso allora alla giornata odierna? Un'idea: se tutti i giorni fino al 4 Novembre 2018, data in cui celebreremo l'anniversario della fine della Grande Guerra, in tutti i cimiteri militari, sacrari e monumenti ai caduti d'Europa ci si radunasse per un momento di preghiera in ricordo delle tante vittime e nel contempo per impetrare la Grazia divina d'illuminare le menti dei governanti perché non promuovano più assurde guerre?

 

 

 

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