Sondrio, 17 novembre 2015   |  

È morto don Agostino Salandi, testimone di fede e maestro di vita

Aveva 91 anni. La salma sarà esposta presso la chiesa di San Giorgio in Grosio, Il funerale celebrato dal vescovo Coletti giovedì 19 Novembre alle 10.30 a Grosio

don

Don Agostino in un'immagine di repertorio.

Don Agostino Salandi è morto martedì mattina all’età di 91 anni, dopo aver testimoniato con fede e  coerenza il proprio sacerdozio per oltre 68  anni, a partire dalla sua ordinazione sacerdotale il 31 maggio 1947. I funerali saranno celebrati nella parrocchiale di San Giuseppe a Grosio, presente il vescovo mons. Diego Coletti, giovedì 19 Novembre alle 10.30.

Don Agostino Iniziò il suo ministero come vicario ad Albosaggia, nella contrastata stagione del dopoguerra, di cui ricordava spesso come  momento forte e coinvolgente il confronto elettorale del ’48.

Successivamente dal ’51 fu parroco a Bema fino al 1962, quando una malattia lo obbligava al ricovero presso il sanatorio di Sondalo, da lì, una volta dimesso, rientrava a Grosio, paese d’origine, dove è rimasto per il resto del suo ministero, dedicandosi alla comunità della frazione di Vernuga, raccolta attorno alla chiesa di San Giovanni Battista su cui non mancò d’intervenire con opera di  abbellimento, a partire dalle vetrate. Trascorse gli ultimi anni presso la casa di riposo Istituto Santa Croce di Como, dopo essere stato cappellano della Casa di Riposo di Grosio fino al 2002.

Don Agostino ha saputo arricchire il proprio esemplare ministero sacerdotale con un’intensa attività di studio e con l’impegno manuale, quale provetto apicoltore. Per chi gli era vicino, ragazzo, giovane o adulto, è stato una fonte di sapere, secondo una tradizione secolare, ormai perduta, che vedeva il sacerdote anche formatore di uomini. Don Agostino è stato portatore di una cultura vera, strumento di santificazione della persona umana, avente al centro  Cristo quale parametro di giudizio ultimo. In lui, come recita la Scrittura, c’era “uno spirito intelligente,… molteplice, sottile, agile, penetrante, senza macchia, schietto,.. amante del bene,…amico dell’uomo, …”.I suoi interessi spaziavano dagli studi biblici e patristici, condotti su una ricca biblioteca che si era creato nel tempo anche con testi in lingua, ora giacenti presso la biblioteca civica di Grosio, a tutto quanto avveniva nella società.

Anche se non ascoltava la radio, che non possedeva, e men che meno guardava la televisione, neppure di sfuggita ( forse per un voto), Don Agostino era sempre informato sui principali avvenimenti; la sua fonte era la lettura de “L’Osservatore romano”. Su quanto succedeva al mondo era in grado di dare una lettura  che sfuggiva la contingenza, per tratteggiare scenari di più ampio respiro, sempre in una prospettiva ancorata all’insegnamento della Chiesa. Particolare era il suo interesse per i Paesi del terzo mondo che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, avevano fatto irruzione sulla scena mondiale. A noi giovani di allora instillava una sensibilità sociale che attingeva ispirazione nella dottrina sociale della Chiesa, rifuggendo ogni tentazione  di accodarsi al richiamo della montante contestazione che in  quei tempi permeava la società civile ma anche la comunità ecclesiale.

Ancor prima del sessantotto, da ragazzi ci conduceva a brevi campi estivi in Valgrosina che diventavano veri e propri campi scuola di vita. Don Agostino è stato anche un grande viaggiatore: ricordiamo sue cartoline da diversi paesi europei, da Israele, dal Monte Atos, piuttosto che dall’Algeria, dove si era ritirato nel deserto per circa un mese presso la Comunità dei Piccoli Fratelli, con  fratel Carlo Carretto. Durante un viaggio in Portogallo si fermò a Cascais e si fece ricevere da Umberto di Savoia, l’ultimo re d’Italia che là passava i suoi giorni d’esilio, e con lo stesso s’intrattenne, forse ricordando con l’illustre ospite l’immediato dopoguerra e il referendum istituzionale, per il quale ricordava sempre che, convinto d’interpretare i segnali che venivano dalla gerarchia, aveva votato per il mantenimento della monarchia.

Negli anni spaziò anche in nuovi campi d’interesse, come l’astronomia, per cui si costruì artigianalmente un telescopio e poi ne acquistò uno di nuovo, sempre mosso da una sete di sapere  che lo portava ad approfondire sui libri ogni nuovo argomento che richiamava la sua attenzione. Negli ultimi anni accentuò il proprio interesse per il terzo mondo e per i poveri, anche sulle orme di Madre Teresa di Calcutta, le cui attività sosteneva generosamente con i proventi della sua attività apistica, e che ha voluto ricordare anche nel suo testamento. Da obbediente figlio della Chiesa si cimentò in una corrispondenza con il vescovo Marcel Lefevre per scongiurarlo di rimanere in seno alla Chatolica.

Forse per molti grosini che lo vedevano passeggiare per il paese, sempre rigorosamente con talare e tricorno come novello don Camillo,  sarà apparso un  prete di altri tempi, magari un po’ misogino per quel suo particolare e distaccato  rapporto con l’altra metà del cielo, non immaginando il tesoro di fede e di cultura che si portava appresso, a cui i più attenti hanno potuto copiosamente abbeverarsi nelle lunghe e dotte conversazioni, che  sapeva intessere con chiunque: ragazzi, giovani e anziani, studenti, artigiani e operai. Senza dimenticare quei preziosi “pizzini” che era solito far pervenire agli amici dove trascriveva pillole di saggezza, magari in latino, attinte ai classici e ai padri della chiesa.

Don Agostino, oltre che pastore nella fede, è stato    un maestro  che ha saputo accompagnare diversi giovani, che nelle varie stagioni della sua vita lo hanno seguito, trasmettendo loro quanto necessario per affacciarsi con maturità alla vita e sapersi misurare con la realtà mondana in una prospettiva cristiana. Per tutto questo siamo grati a Don Agostino, testimone nella fede e maestro nella vita. (m.g.)   

 

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

6 Giugno 1861  Camillo Benso Conte di Cavour muore a Torino

Social

newFB newTwitter