Kigali, 21 gennaio 2015   |  

Viaggio nel Paese primo esportatore di coltan, elemento vitale per cellulari e computer

Attraverso l'Associazione Kwizera onlus, di cui è membro, il valtellinese Martino Ghilotti sostiene lo sviluppo del Rwanda, Paese che, ogni anno, visita puntualmente e dal quale ci invia questa prima corrispondenza.

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Kigali, capitale del Rwanda, panoramica della città

L’Associazione Kwizera, una onlus con sede a Gallicano (Lucca) e con una sezione valtellinese attiva a Grosio, da più di dieci anni opera in Rwanda, dove ha portato a termine diversi e significativi progetti a favore delle popolazioni locali. In questi giorni si è recato in Rwanda per una missione della durata di due settimane, il grosino Martino Ghilotti , al quale abbiamo chiesto di tenere un diario per la nostra testata. Proprio mentre fervono le polemiche sulle due “cooperanti” che, con una buona dose di leggerezza e di irresponsabilità, si sono messe nei guai obbligando il governo a scendere a compromessi con i tagliagole che operano in Siria, ci pareva interessante conoscere l’esperienza di una onlus (magari piccola, anche se convoglia in Rwanda circa centomila euro all’anno), che cerca di operare con la “professionalità”che si richiede anche a chi opera nel volontariato in Paesi con qualche criticità. Sappiamo che nella nostra provincia ci sono molte altre associazioni e singoli che operano in Paesi in via di sviluppo, in Africa, Asia e Sud America; saremmo ben lieti di ospitare anche le loro esperienze.

Secondo i programmi alla missione si sarebbero dovuti aggregare due amici interessati a conoscere da vicino il Paese delle mille colline, così è comunemente conosciuto il Rwanda, attratti dai resoconti dei viaggi passati. Qualche settimana prima di far scattare la macchina organizzativa del viaggio, hanno però dato forfait sull’onda delle preoccupazioni suscitate dal caso del medico di Emergency colpito dall’ebola. Vano è stato spiegare loro che il Rwanda è al momento esente da ogni focolaio del micidiale virus e che le autorità del luogo prestano tutte le attenzioni necessarie per preservare questa situazione. Basti pensare che non ci hanno pensato due volte a vietare per qualche giorno l’ingresso nel Paese a turisti statunitensi e spagnoli, quando nei due Paesi si sono manifestati casi di ebola. Peraltro, la conferma del livello di attenzione in essere l’abbiamo avuta quando, prima di atterrare all’aeroporto della capitale, Kigali, ci è stato richiesta la compilazione di un questionario puntuale sul nostro stato di salute e, allo sbarco, ci è stata presa la temperatura corporea, risultata fortunatamente regolare. Quella esterna invece segnava un bel 24 gradi, in pratica la temperatura media che c’è in Rwanda nel corso di tutto l’anno, che ci ha fatto immediatamente dimenticare gli zero gradi lasciati in Italia, per tacere del gelo e della nebbia che ci ha tenuti bloccati in pista per due ora all’aeroporto di Amsterdam.

Sorprendere il visitatore con pratiche, come nel caso dell’ebola, che mai ti aspetteresti in un piccolo Paese africano è una delle caratteristiche del Rwanda. Lo ha scoperto anche chi presentatosi al controllo passaporti, portando buste di plastica al seguito, si è sentito dire che per le buste non c’era possibilità d’entrata sul territorio rwandese in quanto bandite dal Rwanda. Siamo in un Paese equatoriale grande come la Sicilia, con circa 11 milioni di abitanti (erano 10,5 milioni all’ultimo censimento del 2012) e una densità abitativa fra le più alte del continente, sconosciuto al mondo fino al 1994 quando, suo malgrado, si impose all’attenzione del mondo per i tragici eccidi che, all’esito di una feroce guerra civile connotata anche da venature etniche, lasciò sul terreno centinaia di miglia di morti, un paio di milioni di profughi e ferite profonde nel tessuto sociale, non ancora del tutto rimarginate dopo venti anni.

Il processo di rappacificazione è ancora lungo nonostante i grandi progressi messi in campo – abilmente propagandati anche con l’apporto di agenzie specializzate – dall’attuale leadership al potere, incarnata dal presidente Paul Kagame, padre padrone del Paese, peraltro democraticamente rieletto nel 2010 con il 94% dei suffragi. C’è inoltre il rischio di scontare un ulteriore rallentamento causato dal divario che si va via via accentuando tra le campagne, teatro degli interventi umanitari, dove si incontra ancora la miseria vera, e la capitale, una città in forte crescita sia in termini urbanistici (tanto che a ogni viaggio cambia la skyline della città), sia dimensionali (con 1,2 milioni di abitanti).

Qui una borghesia espressione dei vincitori del 1994, i tutsi, a un tempo vittime di un genocidio ma anche vincitori dello scontro con il vecchio regime emanazione dell’etnia maggioritaria degli hutu, tenta di costruirsi la sua isola felice, disincentivando l’inurbamento dalle campagne e smantellando i vecchi e fatiscenti quartieri popolari per far posto alla nuova edilizia. La ricchezza di questa borghesia cittadina si basa, oltre che sul diretto contatto con il potere e con il bilancio dello Stato, fondamentalmente sui servizi; Kigali è forse la maggior città congressuale africana, dove non passa settimana che non veda una manifestazione internazionale, ma soprattutto su tutto quanto ruota attorno alle materie prime che il Rwanda non possiede in misura significativa ma che traffica in quantità importanti.

È di questi giorni il dato, che ufficializza che il Rwanda è il primo Paese al mondo nell’export del coltan, un minerale fondamentale per l’industria dei computer e dei telefoni, che è alla base delle guerre e guerriglie che insanguinano da decenni la confinante regione congolese del Kivu. C’è anche il turismo come voce significativa dell’economia rwandese e cittadina, a partire dall’attrazione dei gorilla di montagna e tante altre che attestano la bellezza del Paese delle mille colline connettendosi con un semplice click (La bellezza del Rwanda - guarda qui).

Kigali è il biglietto di visita del nuovo Rwanda che le autorità mostrano al mondo, anche grazie ai tanti articoli, stereotipati e compiacenti, di giornalisti che fanno l’immancabile pezzo “marketta”, dove leggerete che le strade sono pulite come essere a Zurigo, che la burocrazia è efficiente e super tecnologizzata, che la corruzione è inferiore a quella italiana e i corrotti sono perseguiti, che è più facile fare impresa in Rwanda che in Italia, che nella capitale le zone wi-fi free sono molto diffuse. Poi l’immancabile accenno al Rwanda come primo Paese al mondo per la presenza delle donne in parlamento. Tutte cose vere, per carità, ma scritte senza mai muoversi dai grandi e costosi alberghi della capitale e andare oltre i confini cittadini per inoltrarsi nelle campagne. Cosa che fanno i volontari, per i quali Kigali è invece solo il punto d’entrata nel Paese e base dove rifornirsi, nell’immancabile grande magazzino cinese, dove faremo tappa anche noi, piuttosto che dai commercianti indiani che tengono negozi specializzati, in particolare per quanto riguarda l’elettronica. Il vero terreno dell’intervento umanitario sono i villaggi della campagna dove il bisogno è palpabile e dove Kigali è a un tempo miraggio, che attrae chi cerca nell’avventura in città un improbabile scorciatoia di riscatto, e termine di contraddizione che alimenta la rabbia di chi si sente escluso da una modernità che a Kigali sta bruciando le tappe. Un Rwanda double face quindi: da una parte il Paese internazionalmente portato ad esempio di ripresa e progresso che si muove abilmente sullo scacchiere internazionale ( fino al mese scorso rappresentava l’Africa come membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu di cui è uno dei principali fornitori di truppe per operazioni di peace keeping) e dall’altra il Rwanda che si trova ancora in coda alle classifiche degli indici di sviluppo mondiale: si trova al 151° posto nell’Indice di sviluppo umano (HDI). (continua)

Per approfondire molti dei temi qui accennati segnaliamo il blog Albe rwandesi (http://alberwandesi.blogspot.com/) da cui sono tratti questi post di approfondimento.

Il Rwanda leader mondiale nell’esportazione del coltan

http://alberwandesi.blogspot.com/2014/12/il-rwanda-leader-mondiale.html

Più facile fare impresa in Rwanda che in Italia

http://alberwandesi.blogspot.com/2014/10/piu-facile-fare-impresa-in-rwanda-che.html

HDI 2014: il Rwanda al 151° posto

http://alberwandesi.blogspot.com/2014/07/hdi-2014-il-rwanda-al-151-posto.html

Rwanda sempre più  leader mondiale per numero di donne in parlamento

http://alberwandesi.blogspot.com/2013/09/rwanda-sempre-piu-leader-mondiale-per.html

Dieci giorni per una licenza edilizia istruita on line

http://alberwandesi.blogspot.com/2013/05/dieci-giorni-per-una-licenza-edilizia.html

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